Colonnine auto elettriche, l’Italia supera i 78.000 punti di ricarica installati: «Ora però bisogna fare davvero sistema»

27 Maggio 2026 - 13:38
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Colonnine auto elettriche, l’Italia supera i 78.000 punti di ricarica installati: «Ora però bisogna fare davvero sistema»

Dopo gli ottimi segnali che sulle auto elettriche arrivano a livello globale e dopo i dati incoraggianti che ultimamente si registrano anche in Italia, un’altra notizia positiva arriva da questo settore e in particolare dalla rete italiana delle colonnine per auto elettriche. Secondo il monitoraggio trimestrale di Motus-E, al 31 marzo 2026 sono 78.253 i punti di ricarica a uso pubblico installati nella Penisola, in aumento di 12.261 unità nei 12 mesi e di 5.206 unità solo dall’inizio dell’anno. U altro dato interessante è che insieme alle colonnine totali continua a crescere la quota delle installazioni ad alta e altissima potenza: il 64% dei punti di ricarica posati negli ultimi 12 mesi è di tipo veloce e ultraveloce, a fronte del 50% di share registrato da questo tipo di infrastrutture l’anno precedente.

Parallelamente, segnala sempre Motus-E, diminuisce ancora il tasso dei punti di ricarica installati dagli operatori ma in attesa di connessione alla rete, che scendono al 12,9% dal 14,9% della media del 2025. «Un passo avanti importante - sottolinea l’associazione di settore - che tuttavia non può mettere in secondo piano l’urgenza di snellire le procedure autorizzative e di intervenire sui tempi di collegamento da parte dei distributori locali».

Guardando a qualche dato particolare, i punti di ricarica sulle autostrade raggiungono intanto quota 1.461 unità (dai 942 del marzo 2024 e i 559 del marzo 2023), di cui l’87% è di tipo veloce in corrente continua e il 61% supera i 150 kW di potenza. Oggi la metà delle aree di servizio autostradali è dotata di postazioni per la ricarica, ma come sottolineano gli esperti di Motus-E occorre una netta accelerazione sui bandi di gara da parte dei concessionari in grave ritardo nel processo di infrastrutturazione. Siamo infatti di fronte a una dilatazione dei tempi incomprensibile, che ha impedito all’Italia di centrare gli obiettivi previsti dal Regolamento europeo AFIR (raggiunti al 90%), con il rischio che venga aperta una procedura di infrazione ai danni dell’Italia.

Dando uno sguardo a livello territoriale, la Lombardia continua a dominare la classifica delle Regioni con più punti di ricarica a uso pubblico (17.143 punti, +3.837 negli ultimi 12 mesi), seguita dal Piemonte (7.574 punti, +1.223 nei 12 mesi), Veneto (7.413 punti, +1.382 nei 12 mesi), Lazio (6.985 punti, +945 nei 12 mesi) ed Emilia-Romagna (6.366, +1.141 nei 12 mesi).

«Pur in un contesto complicato, caratterizzato dal ritardo, tutto italiano, nell’adozione dei veicoli elettrici, a fronte di un mercato europeo in forte espansione, e dalle note criticità autorizzative e regolatorie», osserva il presidente di Motus-E, Fabio Pressi. «Gli operatori della ricarica stanno portando avanti, sostanzialmente da soli, con responsabilità e impegno, un processo di infrastrutturazione strategico per il Paese. Un processo per il quale non è più rinviabile un reale coordinamento tra tutti i soggetti pubblici e privati coinvolti». In quest’ottica, aggiunge Pressi, «attendiamo un segnale da parte del presidente dell’ANCI, Gaetano Manfredi, per rilanciare la collaborazione con le amministrazioni locali su temi chiave quali l’armonizzazione del permitting, la tutela degli stalli dalla sosta abusiva e la salvaguardia delle infrastrutture, troppo spesso esposte a danneggiamenti e furti». Il presidente di Motus-E ricorda infine i punti chiave sollevati dall’associazione nel paper “Ricaricare l’Italia: manifesto per un’infrastruttura strategica per il Paese”, che vanno dall’allineamento ai grandi Paesi europei dei costi di approvvigionamento energetico in capo agli operatori alla semplificazione delle procedure di connessione alla rete, passando per l’applicazione della direttiva RED III, l’accelerazione sui bandi per le reti autostradali, concessioni di suolo più lunghe e centralizzazione della governance e della pianificazione infrastrutturale.

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