Comportamenti da malati

06 Ottobre 2026 - 12:45
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Comportamenti da malati
Coperte su fino al naso, perdita di appetito, lamentela in loop, spremuta-fazzoletti-telecomando: i comportamenti che mettiamo in atto quando siamo ammalati sono sempre gli stessi, e ora uno studio chiarisce il motivo. Le infezioni attivano nel cervello uno stato specifico, che coinvolge più aree e che modifica le nostre decisioni e il nostro modo di agire. La scoperta, descritta su Current Biology, affida al cervello un ruolo di coordinamento delle nostre reazioni a virus e batteri - reazioni che, dunque, non "subiamo" passivamente, ma che mettiamo in atto seguendo un meccanismo protettivo specifico.. Una risposta coordinata. Quando contraiamo un'infezione, sviluppiamo una serie di sintomi (febbre, perdita di appetito, letargia) e comportamenti (come la ritrosia alle interazioni sociali) messi a punto nel corso dell'evoluzione, che aiutano l'organismo a riprendersi e reagire. Era noto da tempo che le regioni cerebrali più profonde e primitive (come l'ipotalamo e il tronco encefalico, coinvolti nella regolazione di meccanismi di base come la temperatura corporea, il sonno e la veglia, l'appetito, la risposta allo stress) gestiscono questi sintomi, ma non era chiaro se anche gli strati più esterni ed evoluti del cervello giocassero un ruolo. I ricercatori dell'European Molecular Biology Laboratory di Heidelberg, in Germania, hanno dimostrato che la "sindrome influenzale" non è scatenata dai neuroni di due regioni soltanto, ma coinvolge diverse parti del cervello - come se quello dell'umano in malattia fosse uno stato cerebrale a parte. . La chiamata alle armi del sistema immunitario. Gli scienziati hanno iniettato nel cervello di topi la prostaglandina E2 (PGE2), una molecola chiave prodotta dal corpo durante i processi infiammatori che funziona come un segnale d'allarme dell'avvenuta infezione: in risposta a questo segnale sviluppiamo i sintomi tipici dell'influenza, e così hanno fatto - immediatamente - anche i topi, permettendo agli scienziati di monitorare come cambiava la loro attività cerebrale.. I topi hanno sviluppato febbre, sono diventati più lenti e inappetenti. La molecola ha attivato varie parti della rete interocettiva del cervello, cioè il sistema che monitora lo stato di salute e le sensazioni interne del corpo. In particolare, si sono attivati i neuroni di due parti del cervello dedicate alla percezione del corpo: la corteccia somatosensoriale primaria e la corteccia insulare anteromediana, che fanno parte della neocorteccia, la parte più esterna ed evoluta del cervello. La prima è deputata a ricevere la maggior parte delle informazioni sensoriali e rileva i diversi sintomi singolarmente (per esempio: "la temperatura interna è elevata"); la seconda raccoglie tutti i segnali contemporaneamente e, mettendo insieme i diversi "fastidi", è capace di decodificare lo stato di malattia nel suo insieme.. Quando per il cervello siamo in malattia. La scoperta offre nuovi spunti per comprendere come comunichino cervello e sistema immunitario. Il fatto che aree avanzate del cervello sappiano rappresentare e coordinare l'esperienza globale della malattia sarà utile a chi studia stati di malattia che persistono anche quando l'infezione è terminata, come il long covid, la sindrome da fatica cronica e la fibromialgia. Spesso queste condizioni sono caratterizzate dai sintomi cognitivi tipici di quando si è ammalati, come la nebbia mentale, la percezione aumentata di dolori, la letargia. Sapere che il cervello rappresenta e coordina questo stato aiuterà a capire se, da qualche parte, persista un segnale bloccato o che non sta funzionando in modo corretto..

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