Confcooperative-Censis: boom Buy now pay later, +127% tra 2022 e 2025

25 Giugno 2026 - 10:14
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Confcooperative-Censis: boom Buy now pay later, +127% tra 2022 e 2025

Roma, 25 giu. (askanews) – Il Buy Now, Pay Later (Bnpl) continua a crescere in Italia. Tra il 2022 e il 2025 il credito erogato con questa formula è aumentato del 127%, sostituendo progressivamente i piccoli prestiti tradizionali. Secondo il rapporto Censis-Confcooperative, il fenomeno alimenta un “debito invisibile”, soprattutto tra giovani e nuovi utenti del credito.

“Pagare in tre rate senza interessi, direttamente dall’app, mentre si mette nel carrello uno smartphone o un capo d’abbigliamento. Il Buy Now, Pay Later il credito istantaneo incorporato negli acquisti, si è trasformato in pochi anni da novità di nicchia a modalità ordinaria per milioni di italiani”. Fanno sapere Censis-Confcooperative in una nota.

Il report rileva che solo nell’ultimo anno il tasso di crescita è stato del 23%. Nello stesso periodo, i piccoli prestiti tradizionali sotto i 1.500 euro si sono ridotti del 29%: il BNPL li sta sostituendo. È quanto emerge da un focus Censis-Confcooperative intitolato “Il debito invisibile”.

“Tra le imprese considerate vulnerabili dalla Banca d’Italia, la quota di debito detenuto nel 2026 si attesta al 35%. E il paradosso è crudele: il credito si contrae esattamente per chi ne avrebbe più bisogno. Ci si indebita per sopravvivere, non per crescere”, afferma Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative. “Non è un allarme per il futuro. È una fotografia del presente che rischia di complicarsi con la politica monetaria restrittiva della BCE”.

Il meccanismo del Buy Now, Pay Later è semplice e per questo molto efficace: nessuna filiale, nessun documento, il credito viene concesso in pochi secondi all’interno della stessa piattaforma di acquisto. Il risultato è che il BNPL raggiunge il 60,3% dei casi nella fascia di spesa fino a 1.000 euro, contro il 45,7% del credito tradizionale.

Dal punto di vista merceologico, il 53,4% dei prodotti finanziati appartiene alle categorie dell’elettronica e dei prodotti per la persona. Inoltre, il 19% dei richiedenti è privo di una storia creditizia e accede per la prima volta al credito attraverso questo strumento. Tra i richiedenti di importi inferiori a 1.500 euro la quota è pari all’8%.

Tra i giovani della Generazione Z, il BNPL rappresenta il 18,1% degli strumenti di credito utilizzati. Nella fascia di acquisti compresa tra 0 e 1.000 euro, il BNPL viene scelto nel 60,3% dei casi, contro il 45,7% del credito finalizzato tradizionale (escluse le auto).

Il debito silenzioso è quello che non si percepisce mentre viene contratto. Il BNPL non prevede lo sportello, la firma o l’attesa: il momento psicologico in cui si prende consapevolezza dell’indebitamento tende a scomparire.

Il fenomeno è particolarmente evidente tra i giovani. Ancora più significativo è il fatto che il 19% dei richiedenti non abbia alcuna storia creditizia. Si tratta di persone che entrano per la prima volta nel mondo del credito attraverso una rateizzazione integrata nello shopping online, senza aver mai avuto un rapporto esplicito con una banca.

Il rischio principale è l’accumulo silenzioso del debito. L’utilizzo contemporaneo di più contratti BNPL su piattaforme diverse genera obbligazioni di piccolo importo che spesso sfuggono agli indicatori tradizionali di vulnerabilità finanziaria. Il debito invisibile si accumula rata dopo rata, spesso per acquistare beni soggetti a rapido deprezzamento. Elettronica, abbigliamento e prodotti per la persona rappresentano il 53,4% del BNPL. Il problema emerge soltanto quando il debito non è più sostenibile.

Sul fronte delle imprese, il rapporto Censis-Confcooperative descrive una situazione in peggioramento. Il 38,6% delle aziende italiane con almeno 50 dipendenti giudica la situazione economica attuale peggiore rispetto al trimestre precedente, con punte del 43,7% nel Mezzogiorno.

I dati della BCE relativi al secondo trimestre del 2026 indicano un inasprimento dei criteri di concessione dei prestiti alle imprese, mentre diminuisce la domanda di finanziamenti per investimenti fissi e aumenta quella destinata alla liquidità e al capitale circolante. Si tratta di un segnale che evidenzia imprese impegnate a gestire l’emergenza piuttosto che a sostenere la crescita.

Tra il 2024 e il 2025, dice lo studio, i prestiti alle imprese ad alto rischio si sono ridotti del 2,2%, mentre per le microimprese vulnerabili il calo è stato del 6,6%. Tra le imprese considerate vulnerabili dalla Banca d’Italia, la quota di debito si attesta al 35%. In uno scenario avverso tale quota potrebbe aumentare di ulteriori cinque punti percentuali.

Si crea così il paradosso del credito selettivo: il credito si riduce proprio per quelle imprese piccole e considerate più rischiose che avrebbero maggiore necessità di finanziamenti per superare la crisi. La vulnerabilità finanziaria percepita dalle banche rischia quindi di trasformarsi, per mancanza di credito, in vulnerabilità reale.

“Ci si indebita per sopravvivere, non per crescere. Non è un allarme per il futuro. È una fotografia del presente”, conclude Gardini, “che rischia di complicarsi con la politica monetaria restrittiva della BCE”.

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