Consolato Usa a Milano, resta in carcere il reclutatore di operai per conto di Caddell

09 Giugno 2026 - 14:56
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Consolato Usa a Milano, resta in carcere il reclutatore di operai per conto di Caddell

Resta in carcere Aji Appukuttan, il 51enne indiano che la Procura di Milano ritiene essere il “cane da guardia” della multinazionale americana delle costruzioni Caddell Construction in controllo giudiziario per caporalato, e il “caporale operativo” intermediario del sistema di sfruttamento scoperto all’interno del cantiere per il Consolato Usa di Milano. La gip Angelica Cardi ha convalidato il fermo disposto dal pm Paolo Storari ed eseguito nella notte fra venerdì e sabato e ha disposto per lui la custodia cautelare in carcere. Secondo le testimonianze agli atti l’uomo sarebbe stato pronto a “scappare dall’Italia” evitando aerei e aeroporti dopo che le manette sono scattate ai polsi di Ulas Demir, il cittadino turco indagato come manager Caddell nella sede secondaria italiana. Gli avrebbero voluto far prendere “un pullman o qualche altro mezzo che non si può controllare”, ha messo a verbale uno dei testimoni sentiti dai carabinieri del Comando Tutela Lavoro. Secondo l’indagine era Aji Appukuttan è il reclutatore di manodopera che si occupa di tenere i “contatti con la società indiana” che porta in Italia i lavoratori in cambio di denaro. Nella penisola lui “li spaventa” e si occupa di risolvere i problemi “quando è successo che alcuni di loro hanno protestato o per qualsiasi problema tra Caddell e gli operai”.

Consolato Usa a Milano, resta in carcere il reclutatore di operai per conto di Caddell
(Photo Claudio Furlan/LaPresse)

La gip: “Condizioni di lavoro degradanti

Condizioni di lavoro “degradanti” fatte di “minacce e di negazioni”. Operai che in caso di “infortunio” ricevano “cure e medicinali” nel “cantiere” del Consolato Usa di Milano con “l’intimazione di riprendere immediatamente le proprie mansioni”. Con queste parole la gip di ha descritto lo “sfruttamento” nel progetto di rigenerazione urbana da 200 milioni di dollari in piazzale Accursio Nel decreto di controllo giudiziario della società americana che si è detta pronta a collaborare con gli inquirenti, la gioì segnala che lo stipendio ai manovali stranieri è “quasi totalmente esautorato” dal “debito contratto” in India “per dare inizio al rapporto lavorativo”, le 590mila rupie pagate dai lavoratori alla ditta intermediaria di Nuova Dehli, Dynamic House, per dare vita al rapporto di distacco internazionale intra-societario di manodopera. Le testimonianze agli atti descrivono la “giornata lavorativa” in Italia come in “violazione” delle leggi sull’orario di lavoro, le ferie, i giorni di malattia: “12 ore per sei giorni su 7” senza “riposo” oltre alla “domenica” o “malattia” scrive la giudice per le indagini preliminari. Sarebbero “univoche” le dichiarazioni dei manovali anche con riferimento a uno degli indici del caporalato, lo “stato di bisogno”. Il lavoro per Caddell è la “loro unica occasione di guadagno e sostentamento” nella penisola perché “sapevano che non avrebbero ottenuto una facile ricollocazione sul mercato del lavoro in caso di licenziamento” a causa della “mancata conoscenza delle lingua italiana”. L’interruzione del rapporto di lavoro avrebbe inoltre messo in clandestinità i lavoratori: il permesso di soggiorno per motivo di lavoro scade con la fine del distacco internazionale.

Caddell annuncia indagine interna sul cantiere

 Caddell Construction annuncia di aver avviato “un’approfondita indagine interna” dopo le accuse di caporalato mosse dalla Procura di Milano per le condizioni di lavoro dei manovali all’interno del cantiere del Consolato Usa di Piazzale Accursio. Istruttoria che “stiamo trattando con la massima serietà”, fa sapere il colosso delle costruzioni dell’Alabama a cui il Governo americano ha affidato la realizzazione dei consolati, con “attività di verifica” e collaborazione con “l’autorità giudiziaria e le autorità locali”. L’obiettivo è assicurarsi “che tutti i nostri partner a livello globale operino in piena aderenza a tutti gli standard e a ogni requisito di legge in tema di condizioni di lavoro”, nel “rispetto della persona umana, principi che da sempre contraddistinguono Caddell”, scrive l’azienda, assistita in Italia dall’avvocato Andrea Puccio. “Caddell ribadisce il proprio impegno a garantire un trattamento equo dei lavoratori e una loro corretta remunerazione – aggiunge la nota -. Continueremo a cooperare in buona fede e con la massima trasparenza con tutte le autorità competenti, al fine di assicurare il benessere di tutti coloro che sono coinvolti in questo importante progetto”. La società da 1,5 miliardi di giro d’affari l’anno e che opera da 40 anni negli Stati Uniti e nel resto del mondo assicura di essersi “sempre” adoperata “per promuovere una cultura aziendale fondata sulla valorizzazione di tutti i nostri lavoratori” con “particolare attenzione all’’efficace realizzazione di attività in materia di sicurezza e formazione, all’equità di trattamento e alle opportunità di crescita professionale di lungo periodo”. 

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