Migranti, lo schiaffo di Ceuta: Meloni guida il fronte Ue, Sánchez si isola

03 Agosto 2026 - 10:50
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Che succede in Europa? Quarantamila marocchini sbarcano a Ceuta in Spagna e subito il vecchio continente si infiamma e si divide. Giorgia Meloni, assai preoccupata, supera il trattato di Schengen e chiude i confini. Pedro Sanchez, il premier adorato dalla sinistra italiana, si indigna e lancia subito la sua accusa: “E’ una scelta imperdonabile. La solidarietà è finita nel nulla”. Si difende perchè non è solo il nostro paese a suonare l’allarme.

Anche la Danimarca con la sua leader, Mette Frederiksen, è con il governo italiano. Per iniziativa della Meloni, si organizza subito un vertice (la data è domani) a cui aderiscono 21 paesi dell’Unione Europea. Sanchez è all’angolo, solo il Pd di Elly Schlein è dalla sua parte. Allora, in un momento così caotico e difficile il premier spagnolo non rinuncia alle ferie e se ne va alle Canarie da dove manda un post che si occupa di musica.

Che dire? Per sua fortuna dei 40 mila emigranti ventiquattro ore dopo, non ce n’è più nemmeno l’ombra a Ceuta. Tranne quei poveri 80 (forse più) che sono annegati durante la traversata. “Siamo tornati indietro perchè non ci davano da mangiare nemmeno una briciola di pane”, dicono stringendo i denti. La gente si chiede: la Spagna non era il Paese più solidale con gli immigrati?

Finisce in un ginepraio di accuse e difese che non risolvono il vero problema degli “stranieri” che arrivano in Europa senza un briciolo di dimestichezza con qualsiasi lavoro. I fedelissimi di Sanchez non accettano supini queste violente critiche. “Da noi vivono meno irregolari che da voi”, affermano. Si rivolgono all’Europa, ma è l’Italia nell’occhio del ciclone perchè il socialista che guida Madrid e le altre città spagnole è osannato dalla sinistra italiana, ma non dalla destra a cui non piace affatto la sua politica.

Pedro è sempre stato per l’allargamento dei confini, non può cambiare idea. Poi, però, c’è stato lo sbarco di Ceuta e la situazione si è capovolta se diamo un’occhiata ai numeri. In Italia da gennaio a fine luglio sono sbarcati 16479 persone, una nullità rispetto a quel che è successo pochi giorni fa. Ciò significa che la politica dei clandestini o degli illegali dà ragione a quanto da mesi, se non da anni, predica la Meloni che ora in Europa ha raggiunto un primo notevole obiettivo. Si potranno mandare nei CPR (i centri di permanenza per il rimpatrio) quegli individui che potranno soggiornare in un paese terzo (straniero) prima di tornare in Patria. Riesplode il caso Albania che raggiunse la Meloni con invettive che nulla hanno a che fare con il “politically correct”.

Non è il caso di gettare benzina sul fuoco per alimentare le fiamme. Ora l’importante è che nel vertice di domani, con 22 e più paesi in ascolto, si riesca a trovare un accordo che porti alla soluzione di un problema che ha il carattere dell’urgenza. Gli irregolari che non hanno un lavoro o finiscono per delinquere o vengono assoldati dal caporalato e, purtroppo, anche dalla mafia che, per i suoi scopi, ha estremo bisogno di manovalanza.  Se prendiamo ad esempio l’Italia possiamo dimostrare le ragioni di questo dirupo nel quale si trovano oggi gli irregolari che non hanno magari un permesso di soggiorno.

Innanzitutto, ci deve essere piena collaborazione fra forze dell’ordine e magistratura. Se qualcuno viene preso in flagranza e arrestato non può uscire il giorno dopo dal carcere per continuare la sua attività. Ha imparato che i pericoli sono pochi, soggiornare in galera ha un tempo limitato, così appena uscito, tornerà ad “occuparsi” di quel che ha sempre fatto. Secondariamente, è indispensabile che la politica la smetta di litigare mettendo in primo piano la necessità di trovare un cavillo che renda difficile la vita politica dell’avversario. La gente è stanca di assistere a spettacoli indecenti (eufemismo) che nulla hanno a che fare con il progresso del paese. Lo ha ribadito di recente pure il presidente della repubblica che non ha avuto remore di sorta.

Gli interessi del Paese e i suoi problemi vanno a carte quarantotto se non si cambia strada pensando al bene dell’Italia. Così, se il vertice di domani dovesse trovare l’unanimità sulle questioni di fondo, ebbene tutta l’Europa dovrebbe seguire questo esempio. L’ideologia non serve a niente se rema all’incontrario. Anzi danneggia chi vuole invece tornare indietro o andare troppo avanti. “In medio stat virtus”, ammonivano i nostri padri latini da cui dobbiamo sempre imparare.

L'articolo Migranti, lo schiaffo di Ceuta: Meloni guida il fronte Ue, Sánchez si isola proviene da Blitz quotidiano.

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