Conte e le risposte mai dare sul Covid: perché le mascherine farlocche passarono dalle dogane senza controllo?

08 Luglio 2026 - 14:09
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Conte e le risposte mai dare sul Covid: perché le mascherine farlocche passarono dalle dogane senza controllo?

Conte

In piena pandemia, le mascherine farlocche arrivate dalla Cina passarono dalle dogane senza che vi fossero le giuste verifiche. È la tesi di Libero che oggi torna sul tema sottolineando che l’allora premier Giuseppe Conte continua a non dare risposte.

Il documento incriminato

È tutto scritto nel documento incriminato- scrive il quotidiano -, numero 7789/RI, che spunta dagli archivi delle Dogane. È il 25 marzo 2020: sono le 5 del pomeriggio. L’Italia è travolta dalla pandemia, gli ospedali chiedono disperatamente dispositivi di protezione e ogni giorno si contano centinaia di vittime. In quella riunione in videoconferenza, presieduta dall’allora direttore dell’Agenzia delle Dogane Marcello Minenna, viene stabilito che le merci destinate all’emergenza Covid saranno svincolate il più velocemente possibile fermo restando il controllo ictu oculi”.
Sembra una formula rassicurante, e anche Conte prova a venderla così a Quarta Repubblica e nelle interviste di questi ultimi giorni. In realtà, quella formula descrive un controllo ridotto all’essenziale. Ictu oculi significa a colpo d’occhio”.

Nessun test effettuato

Un’occhiata agli imballaggi, ai documenti che accompagnano la spedizione –  si legge su Libero –  alle banche dati, a qualche fotografia. Poi il via libera. Nessun campione da prelevare. Nessuna prova di laboratorio. Nessuna verifica tecnica sulla capacità filtrante delle mascherine. n pericolosissimo “liberi tutti” perché, da quei varchi, non passano prodotti qualsiasi. Arrivano milioni di FFP2 e KN95, dispositivi di protezione individuale di terza categoria acquistati per proteggere da rischi in grado di “causare conseguenze molto gravi quali morte o danni alla salute irreversibili”. Dunque, materiale altamente specialistico.

Le arringhe di Conte

Ma ora veniamo al punto – si legge nell’articolo- che Conte richiama nelle sue arringhe: per sapere se una FFP2 funziona davvero, servono test secondo la norma EN 149.  Nessun funzionario doganale può stabilirlo guardando semplicemente una scatola. Nessun occhio, per quanto esperto, vede la capacità filtrante di un tessuto. È come pretendere di certificare il funzionamento di un airbag senza farlo esplodere. O controllare un paracadute senza aprirlo. L’esito può essere solo uno: fare una brutta fine.

E infatti, proprio in quelle settimane, dalla Cina arrivano le gigantesche forniture acquistate dalla struttura commissariale guidata da Domenico Arcuri. Operazioni per oltre 1,25 miliardi di euro concluse in piena emergenza con intermediari improvvisati, società appena nate e operatori fino a quel momento estranei al mercato dei dispositivi sanitari. Merce di pessima qualità fatta passare con l’occhiata di Stato. E questi per Conte sarebbero i famosi controlli rafforzati?

Le certificazioni non conformi

E non è tutto: molte spedizioni provenienti dall’estero e, in particolare, dalla Cina sono accompagnate da certificati rilasciati da organismi che nel registro europeo “Nando” non risultano autorizzati a certificare i Dpi. Anche per questi basta una occhiata? Ovviamente, no. Non solo: su numerosi imballaggi compare un marchio CE senza le quattro cifre dell’organismo ufficiale, proprio quelle che la normativa europea considera obbligatorie sui dispositivi di terza categoria. E qui la storia, già di per sé drammatica, assume i contorni della tragicommedia.
Perché quelle quattro cifre erano l’unica cosa che effettivamente il famoso ictu oculi poteva davvero verificare. Non richiedevano strumenti.
Se mancavano, c’era un’anomalia evidente. Un marchio CE privo del numero dell’organismo notificato non è un dettaglio che passa inosservato. È un segnale che avrebbe dovuto accendere immediatamente un campanello d’allarme. Invece, son state messe in circolazione mascherine col codice CE contraffatto, e nessuno ancor oggi ha chiesto scusa. Verrebbe da dire che l’ictu oculi ha chiuso un… occhio. Anzi, tutti e due.

Perché Conte non chiarisce?

Sarebbe interessante capire quante spedizioni vennero fermate ai varchi doganali per questa irregolarità. Quante contestazioni furono elevate mentre transitavano centinaia di milioni di mascherine che, mesi dopo, sarebbero finite sotto sequestro da parte dei Nas e della Guardia di Finanza? Quante segnalazioni partirono davvero da quei controlli che oggi vengono indicati come una garanzia? Sono interrogativi che attendono ancora risposte documentate e che chiamano direttamente in causa Marcello Minenna, Domenico Arcuri e Giuseppe Conte. Chiariranno mai? Lo hanno pagato medici e infermieri, chiamati a lavorare con dispositivi che in numerosi casi si sono rivelati inadeguati. Lo hanno pagato i contribuenti, con miliardi spesi per forniture finite sotto sequestro, contestate o al centro di contenziosi milionari

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