Dalla sperimentazione all’AI in produzione: la sfida delle imprese italiane al il Cio Summit di Forbes Italia
Dalla sperimentazione all’AI in produzione. Ma anche governance, leadership, dati, infrastrutture e nuove competenze. Sono stati questi i grandi temi al centro del Cio Summit organizzato da Forbes Italia, che ha riunito a Milano Cio, manager, aziende tecnologiche e realtà innovative per confrontarsi sull’evoluzione dell’intelligenza artificiale nel mondo enterprise. Moderato da Edoardo Prallini, l’evento ha rappresentato molto più di un semplice momento di discussione: è stato un vero punto di svolta nel dibattito sull’adozione dell’AI nel tessuto aziendale italiano.
Un appuntamento che ha raccontato come l’Intelligenza Artificiale non sia più soltanto una tecnologia emergente o un tema da laboratorio, ma una leva già concreta di trasformazione per organizzazioni, processi e modelli decisionali.
Il contesto, le istituzioni e la nuova governance IT
La giornata si è aperta tracciando il perimetro dell’innovazione in Italia: Eugenio Azzinnari, fondatore di Cogit AI, ha presentato l’Innovation&AI Reputation Index, che assegna all’Italia un punteggio di 48/100, rivelando come solo il 16,4% delle aziende abbia realmente adottato l’AI, con settori insospettabili come quello postale che guidano l’innovazione rispetto al turismo. Questo dimostra come i modelli di Intelligenza Artificiale possano oggi essere utilizzati anche per analizzare percezione, posizionamento e impatto reputazionale di aziende e organizzazioni.
La necessità di un approccio incentrato sul cittadino è stata ribadita da Layla Pavone, coordinatrice del Board innovazione tecnologica e trasformazione digitale del comune di Milano, la quale ha evidenziato come oltre l’80% delle interazioni cittadine passi ormai dal digitale, rendendo le persone e le competenze prioritarie rispetto alla pura tecnologia. Questo cambio di paradigma ridefinisce profondamente il ruolo direttivo, come confermato da Barbara Poli, cio di Gnv e presidente dell’Advisory Board di Cionet, che ha esortato i leader IT a evolvere in “architetti strategici” capaci di orchestrare sistemi decisionali autonomi e di colmare il grave divario di adozione che affligge le Pmi.
Dalla sperimentazione all’AI in produzione
La prima tavola rotonda, dal titolo “Dalla sperimentazione all’AI in produzione”, ha messo a confronto prospettive complementari: da un lato aziende che sviluppano infrastrutture e piattaforme tecnologiche, dall’altro grandi organizzazioni impegnate nell’integrare concretamente l’intelligenza artificiale nei propri processi.
La transizione verso l’industrializzazione dell’intelligenza artificiale richiede fondamenta robuste, un tema affrontato ampiamente nel confronto tra abilitatori tecnologici e grandi aziende. Yari Franzini di Cloudera ha avvertito del rischio di impantanarsi nel “POC-ficio”, rilevando che appena il 2% delle grandi imprese è soddisfatto della propria governance dei dati. Franco Varano, intervenuto per Red Hat Italia in vece di Giorgio Galli, ha indicato nell’open source la chiave per garantire trasparenza e sovranità architetturale sui dati. Queste stesse architetture sono alla base dei successi di Tim, dove Roberto Mazzilli ha illustrato la creazione del “digital twin” dell’amministratore delegato e del cfo, pur mettendo in guardia dai rischi di lock-in dei vendor. Nel comparto finanziario, Maria Cerè di Deutsche Bank ha rimarcato che l’innovazione deve piegarsi a norme ferree attraverso un “Artificial Intelligence Oversight Forum” e la costante presenza umana.
Un confronto che ha evidenziato come la vera sfida oggi non sia più sperimentare l’AI, ma renderla affidabile, integrabile e sostenibile all’interno delle organizzazioni.
Use case che creano valore
La seconda tavola rotonda ha invece acceso i riflettori sulle applicazioni concrete dell’intelligenza artificiale nei processi aziendali. Gianluca Maruzzella, ceo e co-founder di inigo.ai, ha approfondito il tema dell’AI conversazionale e dell’automazione delle interazioni aziendali, mentre Stefano Novaresi, ceo di Knapp Italia, ha raccontato l’evoluzione dell’automazione intelligente nella logistica e nella supply chain.
Spazio anche all’AI verticale con Matteo Albonico di Fbk, realtà specializzata nello sviluppo di soluzioni AI per la gestione delle gare d’appalto nel settore Life Sciences e Healthcare, e a Matteo Veneziani, Chief Digital Transformation Officer di PwC Italia, che ha portato il punto di vista interno di una grande organizzazione impegnata nell’integrare l’AI nei propri processi IT e digitali.
Leadership, governance e AI readiness
La terza tavola rotonda ha spostato l’attenzione sulle competenze, sui modelli organizzativi e sulle sfide manageriali legate all’adozione dell’intelligenza artificiale.
Antonella Periti, cio di Edison, ha spiegato come la leadership inclusiva l’abbia portata ad assumere persino profili umanistici e legali per presidiare etica e compliance. Questa evoluzione formativa è stata confermata da Luca Giovannini di GiGroup, il quale ha rassicurato la platea ricordando che non sarà l’AI a rubare il posto di lavoro, ma “un umano che lo usa meglio di te”. A livello hardware, Andrea Galli di Asus ha evidenziato come l’elaborazione in locale tramite processori Npu permetta a ricercatori e aziende di analizzare dati sensibili (come quelli sanitari) in sicurezza senza dover ricorrere al cloud, mentre Roberto Loro di Deda ha chiosato invocando il passaggio allo “human in the lead”, supportato da architetture software che fungano da veri e propri “sistemi immunitari” aziendali.
La finestra startup e l’Open Innovation
Nel corso dell’evento spazio anche all’ecosistema startup con il contest moderato da Enzo Argante e organizzato insieme a Ventive, realtà attiva negli investimenti e nello sviluppo di startup innovative.
Tre le startup protagoniste: Syllotips, che sviluppa agenti AI capaci di apprendere continuamente dagli esperti aziendali attraverso sistemi di “closed-loop learning”; Tac, piattaforma che utilizza l’intelligenza artificiale per trasformare i lead in opportunità commerciali concrete; e Wolico, startup focalizzata sulla creazione di infrastrutture Trusted AI per il governo e la sicurezza dell’intelligenza artificiale su larga scala.
A conquistare il voto del pubblico e l’assegno da 20.000 euro in investimenti, consegnato da Michele Belingheri, direttore commerciale Bfc AI Media, è stato Edoardo Costa, ceo di Tac, premiato per la sua app innovativa che qualifica e trasforma i contatti pre-Crm in immediate opportunità commerciali.
A chiudere la giornata sono stati Stefano Mizio, direttore scientifico dell’Osservatorio AI4Innovation del Politecnico di Milano, e Fabio Moioli di Spencer Stuart, che hanno offerto una riflessione finale sul livello di maturità dell’AI nelle imprese italiane, sulle priorità dei prossimi mesi e sull’evoluzione della leadership nell’era dell’intelligenza artificiale.
A rendere possibile e memorabile questa fondamentale vetrina sull’innovazione è stato il convinto sostegno di partner e sponsor, quali Acqua Chiara Collection, ASUS Business, Cloudera, CogitAI, Fbk, Fiuggi, indigo.ai, Knapp, Red Hat e Ventive, il cui impegno continua ad alimentare l’ecosistema digitale e competitivo dell’intero Paese.
Le foto dei protagonisti:
La Gallery dell’evento:
Le interviste ai protagonisti:
L’articolo Dalla sperimentazione all’AI in produzione: la sfida delle imprese italiane al il Cio Summit di Forbes Italia è tratto da Forbes Italia.
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