Dall’antibiogramma all’aromatogramma: la ricerca apre una nuova frontiera nella lotta alle infezioni batteriche

15 Luglio 2026 - 14:30
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Dall’antibiogramma all’aromatogramma: la ricerca apre una nuova frontiera nella lotta alle infezioni batteriche

La Microbiologia di Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS ha pubblicato un protocollo per misurare l’efficacia degli oli essenziali contro i batteri patogeni (aromatogramma), in analogia a quanto accade con l’antibiogramma, rispetto agli antibiotici. Il team diretto dal prof. Maurizio Sanguinetti ha messo a punto una metodica standardizzata per valutare l’attività antimicrobica degli oli essenziali, finora ostacolata dall’assenza di criteri condivisi tra i laboratori. La pubblicazione è su STAR Protocols (Cell Press)

Da sin: Melinda Mariotti, Maurizio Sanguinetti, Brunella Posteraro, Maura Di Vito, Mattia Di Mercurio

Roma, 15 luglio 2026 – Gli oli essenziali sono da anni al centro di un crescente interesse scientifico per le loro proprietà antimicrobiche (ne avevamo parlato in passato a proposito del loro impiego per delicate attività di restauro di opere d’arte) e per il possibile impiego come supporto nella gestione di alcune infezioni, in particolare del cavo orale, della cute e delle vie respiratorie.

Tuttavia, mentre per gli antibiotici esistono procedure internazionalmente standardizzate, che consentono di stabilire con precisione la sensibilità di un batterio a un determinato farmaco, per gli oli essenziali ogni laboratorio utilizza metodologie differenti, rendendo i risultati difficilmente confrontabili.

Il problema, spiegano gli esperti, nasce dalla natura stessa degli oli essenziali, miscele complesse di sostanze volatili e idrofobe di origine vegetale, che tendono a separarsi dall’acqua, a evaporare e a degradarsi con l’ossigeno. Caratteristiche che, se non gestite con metodi rigorosi, possono alterare i risultati dei test di laboratorio e rendere difficile stabilire con precisione quale concentrazione di un determinato olio essenziale sia necessaria per inibire la crescita di un batterio.

Per colmare questa lacuna, arriva il primo protocollo standardizzato per la determinazione della concentrazione minima inibente (MIC) degli oli essenziali, nei confronti dei principali patogeni batterici, messo a punto da un gruppo di ricercatori dell’Università Cattolica del Sacro Cuore-Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS. È un metodo per misurare l’efficacia degli oli essenziali contro i batteri, già adottato da altri gruppi di ricerca internazionali e destinato a diventare la base di un progetto multicentrico europeo.

Lo studio, pubblicato sulla rivista STAR Protocols (Cell Press) e coordinato dalla dott.ssa Maura Di Vito (UOC di Microbiologia della Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS), dalla prof.ssa Brunella Posteraro (Responsabile della UOS Medicina di Precisione in Microbiologia Clinica della Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS) e dal prof. Maurizio Sanguinetti (Ordinario di Microbiologia e Microbiologia Clinica all’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore della UOC di Microbiologia della Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS), nasce dall’esigenza di superare uno dei principali limiti della ricerca sugli oli essenziali: l’assenza di un metodo condiviso che permetta di confrontare in modo affidabile i risultati ottenuti nei diversi laboratori.

Alla pubblicazione hanno contribuito anche Melinda Mariotti, Mattia Di Mercurio, Domiziana Coggiatti, Silvia Rizzo, Francesca Bugli, in collaborazione con il Dipartimento Ricerca e Sviluppo di Pranarôm International nella persona di Abdesselam Zhiri, già affiliato con l’Université Libre de Bruxelles.

Mentre per gli antibiotici tradizionali, esistono da tempo procedure standardizzate, riconosciute a livello internazionale dallo European Committee on Antimicrobial Susceptibility Testing (EUCAST), che permettono di calcolare la MIC (ovvero la più bassa quantità di una sostanza in grado di bloccare la crescita batterica), per gli oli essenziali invece, non è mai stata raggiunta un’uniformità di indicazioni. Ogni studio pubblicato finora ha utilizzato metodi diversi per disperdere l’olio nel terreno di saggio, preparare l’inoculo batterico e leggere il risultato finale. Questo rende i dati prodotti da laboratori diversi difficilmente confrontabili tra loro.

Basandosi sulle raccomandazioni dell’EUCAST, gli esperti del Policlinico Gemelli hanno adattato la metodica della microdiluizione in brodo alle particolari caratteristiche chimico-fisiche degli oli essenziali, definendo ogni fase del processo: dalla preparazione delle miscele alla standardizzazione dell’inoculo batterico, fino alla lettura finale della concentrazione capace di inibire la crescita del microrganismo. Il metodo è stato validato utilizzando quattordici oli essenziali, cinque ceppi batterici di riferimento e 250 isolati clinici appartenenti alle principali specie di interesse medico.

“Perché un risultato scientifico possa essere realmente utile, deve poter essere riprodotto ovunque – osserva il professor Sanguinetti – Il nostro obiettivo non era dimostrare che un olio essenziale funzioni meglio di un altro, ma mettere a disposizione della comunità scientifica uno strumento condiviso, rigoroso e riproducibile. Solo attraverso protocolli comuni sarà possibile confrontare i risultati ottenuti nei diversi laboratori e costruire evidenze solide per un eventuale impiego degli oli essenziali”.

La pubblicazione ha già prodotto un primo risultato concreto. “Pochi giorni dopo la comparsa dell’articolo – ricorda la dottoressa Di Vito – siamo stati contattati da importanti gruppi internazionali, che ci hanno ringraziato per aver trovato, proprio nel protocollo pubblicato, le indicazioni metodologiche necessarie per proseguire i loro lavori sperimentali. Sapere che il protocollo viene già applicato con successo da altri gruppi di ricerca è probabilmente la conferma più concreta della sua utilità”.

“La pubblicazione del protocollo rappresenta un punto di partenza, più che un punto di arrivo – sottolinea la professoressa Posteraro – L’obiettivo ora è costruire una rete internazionale capace di produrre dati realmente confrontabili. Solo attraverso metodologie condivise sarà possibile trasformare un settore ancora frammentato in un ambito di ricerca sempre più solido e trasferibile”.

Il protocollo costituisce già la base metodologica del progetto internazionale ECO (Essential oil Cut-Off), promosso dal gruppo della Microbiologia della Fondazione Policlinico Gemelli per avviare la prima standardizzazione inter-laboratorio dell’attività antimicrobica degli oli essenziali. Il progetto prevede la distribuzione ai laboratori partecipanti di kit sperimentali standardizzati e l’utilizzo di una piattaforma web comune sulla quale verranno raccolti e confrontati tutti i dati ottenuti seguendo il protocollo pubblicato. L’iniziativa è realizzata con il sostegno dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e di OBLA (Ordine dei Biologi del Lazio e dell’Abruzzo), che finanzia una borsa di ricerca dedicata allo sviluppo del progetto.

L’obiettivo finale è definire dei valori condivisi di cut-off epidemiologici per gli oli essenziali, favorendo studi multicentrici e creando le basi per un futuro impiego sempre più rigoroso di questi composti nella ricerca microbiologica e, prospetticamente, nella medicina integrata.

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