Dalle cargobike ai pannelli fotovoltaici, la transizione eco-solidale degli operai Gkn

15 Luglio 2026 - 17:05
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Dalle cargobike ai pannelli fotovoltaici, la transizione eco-solidale degli operai Gkn

All’ultima assemblea dell’azionariato popolare, che ha visto partecipare il 12 luglio oltre 500 persone a Villa Montalvo di Campi Bisenzio, è stata approvata la partenza di una prima parte del piano industriale, quella legata alla costruzione delle bici per il trasporto delle merci nei centro storici. In parallelo partiranno i corsi di formazione all’installazione e al riciclo dei pannelli fotovoltaici. Perché in una situazione di crisi di interi comparti industriali, dall’automotive alla moda, i climate jobs, i lavori creati dalla transizione climatica, sono l’unica soluzione. 

Cinque anni di presidio operaio permanente, per dare un futuro al lavoro in fabbrica e impedire speculazioni. Con una mobilitazione sociale senza eguali, che ha superato i confini nazionali ed ha portato ai cancelli dello stabilimento di Campi Bisenzio in questo lunghissimo lasso di tempo, decine di migliaia di persone. Una comunità solidale, diffusa non solo nel popoloso territorio della Piana fiorentina e nel capoluogo, che si è ritrovata ancora una volta per fare il punto della situazione. Dopo quasi duemila giorni di presidio, 13 cortei, 41 giorni di tendata, 13 giorni di sciopero della fame, occupazioni di torri, concerti e incontri. Una resistenza che non sarà possibile dimenticare, quella dei circa cento operai superstiti dopo la chiusura a tradimento della Gkn. 

«Davanti abbiamo due strade - ricordavano un anno fa gli operai all’assemblea - la prima porta alla vittoria della delocalizzazione, ai licenziamenti e a una potenziale speculazione. La seconda a un consorzio pubblico che permetta la nascita di un polo delle energie rinnovabili e della mobilità sostenibile, al servizio della transizione climatica. Questo sarebbe un valore aggiunto per l’intera Toscana». 

Ma tutto quello che è stato faticosamente ottenuto a suon di manifestazioni, occupazioni, scioperi della fame e campagne di ogni tipo, è stato vanificato dall’atteggiamento attendista delle istituzioni locali, che hanno creato il consorzio di sviluppo industriale della Piana per lasciarlo lì a candire, né più né meno di quanto hanno fatto i tavoli ministeriali, rinvio su rinvio. 

Così nel documento conclusivo di quest’ultima assemblea dell’azionariato popolare, nel corso della quale il 12 luglio oltre 500 persone riunite a Villa Montalvo hanno ascoltato attentamente gli interventi per oltre cinque ore, è stata approvata la partenza di una prima parte del piano industriale, quella legata alla costruzione delle cargobike. 

Nonostante la latitanza degli enti locali, gli operai hanno dalla loro duemila soggetti fra persone fisiche, circoli Arci, Case del popolo e circoli Anpi che hanno partecipato all’azionariato popolare, raccogliendo oltre un milione di euro. Fondi per partire con le cargobike e con la formazione all’installazione e al riciclo dei pannelli fotovoltaici, attività per le quali sarà necessario un finanziamento bancario, per il quale Banca Etica si è già detta disponibile. Perché in una situazione di crisi di interi comparti industriali come quello dell’automotive e anche della moda, i climate jobs, i lavori creati dalla transizione climatica, sono l’unica soluzione. 

Le tre direttrici del nuovo piano saranno operative in cinque anni, e alla fine arriveranno a impiegare 47 fra lavoratori e lavoratrici. Senza dimenticare la realtà di una Società operaia di mutuo soccorso e il suo ristoro, emporio, birreria e pizzeria popolare, come strumento di convergenza con le reti contadine e con le realtà resistenti. 

Dunque la lotta va avanti. Per riaprire la ex Gkn e perché i lavoratori e le lavoratrici abbiano tutto quanto loro dovuto, compresi i necessari risarcimenti morali e professionali. In parallelo continuerà la lotta del Collettivo di Fabbrica, che sarà «il depositario della memoria, dell’autorevolezza e del patrimonio politico costruito in questi cinque anni». Mentre la Società operaia di mutuo soccorso Insorgiamo sarà lo strumento attraverso il quale andrà avanti l’organizzazione della rete solidale e del mutualismo conflittuale, con la conferma di appuntamenti diventati ormai classici come il Festival di letteratura Working class, l’anniversario del 9 luglio, il Capodanno Resistente. Soprattutto continuerà la convergenza eco-sociale tra movimento operaio e movimento climatico, la lotta contro il riarmo e per la Palestina libera. «Che la Palestina sia presente in ogni lotta e che ogni lotta sia anche per la Palestina - si legge infatti nel documento ‘Convergere, salpare, insorgere’ approvato dall’assemblea - Il nostro impegno internazionalista, al fianco della resistenza palestinese e di tutti i popoli oppressi, dovrà continuare ad attraversare ogni nostro progetto». 

«Ciò che il capitale distrugge, il movimento crea», è scritto a chiare lettere nel testo. E sempre per celebrare l’anniversario, un’immagine dell’artista Laika 1954 è stata proiettata sui muri della fabbrica di Campi e su alcuni monumenti fiorentini. L’opera, che raffigura un barcone di salvataggio migranti unito a un salvagente e al simbolo del Collettivo di Fabbrica, «vuole unire chi difende il lavoro dignitoso e costruisce un’alternativa ecologica dal basso, chi salva vite nel Mediterraneo, e chi rompe l’assedio di Gaza con la Flotilla». Rullano i tamburi, e tutti insieme a cantare: «Occupiamola, fino a che ce ne sarà, che fatica che ti chiedo, oggi devi scioperar. Avanti insieme, uniti a lottare. Tutta la settimana, la passo qui con te. E non c’è resa, non c'è rassegnazione. Ma solo tanta rabbia, che cresce dentro me».

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