Dalle risorse per la guerra a quelle per il nucleare, tutto pur di non investire nelle rinnovabili

Fa caldo, l’Italia brucia: governo ladro. È il mantra che si urla sempre quando piove e basterà aspettare qualche mese per gridare la versione originale, perché già sappiamo che una volta finito il caldo torrido cominceranno le piogge, quelle violente provocate dal cambiamento climatico. Un doppio governo ladro di sottrazione di futuro – non solo di soldi, concentrati soprattutto sugli appalti del surreale Ponte sullo stretto.
Il governo porta tutta intera la responsabilità di non aver fatto alcuna scelta politica né per mitigare il clima che cambia, né per adattare il territorio e educare chi ci vive agli eventi estremi che si ripetono sempre più frequentemente. Non sono esenti da colpe neanche le sinistre, che invece parlano di clima e della responsabilità della specie umana, non lo negano, come fa la destra, ma non agiscono e ancora non ne fanno il centro della loro attività politica.
L’ondata di calore che incendia l’Europa non ha trovato ostacoli e ha già provocato numerosi morti – l’Oms ne conta 1.300 in una settimana –, causerà inoltre danni ingenti all’agricoltura e all’approvvigionamento delle acque; soprattutto, questo caldo torrido è un elemento potente di accentuazione delle disuguaglianze, perché non tutte e tutti possono difendersi, permettersi un condizionatore, lavorare in ambienti sani e refrigerati, e anche chi può permetterselo vede il proprio reddito largamente eroso dal caro energia, perché l’aumento della domanda di elettricità per far funzionare condizionatori e ventilatori costa caro.
Servono giustizia climatica e giustizia sociale, ma in nessuna parte d’Europa si intravedono soluzioni, solo balbettii lamentosi. La Commissione Europea e il Consiglio d’Europa parlano solo di armi per compiacere Trump e gli Usa guerrafondai. È sempre più concreto il pericolo di un’estensione del conflitto russo-ucraino. Un riarmo realizzato in nome di una cultura che sostiene che per avere la pace bisogna preparare la guerra porta inevitabilmente a conflitti armati. Senza valutarne le conseguenze, si diffonde la notizia che dopo l’Ucraina la Russia invaderà l’Europa. Si prendono decisioni gravi su un pericolo presunto, e anche un po' immaginario, e si trascura quello concreto e tangibile che viviamo ogni giorno sui nostri corpi.
In Italia la situazione è ancora più paradossale. Oltre alle armi il governo pensa di aver trovato la soluzione di tutti i problemi aperti: dare finalmente all’Italia l’energia nucleare. È veramente rivoltante dover ripetere per la terza volta i motivi per cui invece si deve dir no alla scelta dell’atomo. Presto il governo Meloni chiederà al Senato, dopo averla ottenuta alla Camera, la fiducia a un decreto che lo delega e lo autorizza a diffondere piccoli reattori Smr sul territorio italiano. Il tutto viene corredato da una diffusione apologetica dei poteri di questa tecnologia: utile al nostro mix energetico, ancora di più ad allievare il costo dell’energia, favorisce la decarbonizzazione.
Sono molti i motivi per respingere questo tentativo, ma il primo è che il provvedimento è anticostituzionale. Per questa classe dirigente ignorante e autoritaria due referendum che hanno detto no al nucleare non hanno alcun valore. Confidiamo che la Corte Costituzionale dichiari questo decreto contrario alla costituzione. La seconda ragione è di buon senso e riguarda le scorie.
Il governo, che già non riesce a smaltire i rifiuti radioattivi ospedalieri, vuole disseminare il Paese di piccoli reattori che come quelli grandi producono scorie nucleari. Dicono da cinquant’anni di volerli mettere in un unico rifugio, ma non sanno dove collocarlo e nel frattempo con i soldi dei contribuenti li spediscono in Francia per lo smaltimento. Poi c’è la questione di tempi. Per realizzare i loro propositi servono almeno 15 o 20 anni. Possiamo permetterci un periodo così lungo per contrastare la degenerazione climatica, un costo dell’energia insostenibile e le ingiustizie sociali che comporta?
A sinistra si parla di programma e non ci si accorge che una parte rilevante è già scritta: portare l’Italia fuori dalla guerra e farne un paese guida della transizione ecologica ed energetica. C’è una relazione forte fra questi due obiettivi perché uscire dal fossile e non entrare nel nucleare significa far dipendere il paese dalle risorse solari. Ma se le cose stanno così, perché tanta avversione? Perché contrapporre l’energia nucleare, costosa e pericolosa? Semplicemente perché il sole e il vento non sono monopolizzabili come il fossile e il nucleare perché sono energie diffuse, non hanno un proprietario, non servono consigli di amministrazione o scatenare conflitti armati per acquisirne il controllo. Ecco la ragione principale per cui le si ostacola e se ne impedisce la diffusione e installazione. Ecco le ragioni per cui si ignorano i referendum sul nucleare.
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