Aree idonee alle rinnovabili, senza integrare sole e vento la Toscana rischia di perdere la sfida

30 Giugno 2026 - 09:20
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Aree idonee alle rinnovabili, senza integrare sole e vento la Toscana rischia di perdere la sfida

La Toscana è oggi una delle regioni italiane più in ritardo nello sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili. È una situazione paradossale. Una Regione governata da maggioranze e forze politiche che si definiscono ecologiste presenta una proposta di legge e un Piano regionale di individuazione delle zone di accelerazione (Prizat) che non favoriscono adeguatamente la decarbonizzazione, ma rischiano di ostacolarla ulteriormente.

Il problema non è soltanto la scarsità delle aree individuate. Nei documenti non emerge una pianificazione organica del mix energetico tra fotovoltaico, eolico terrestre, eolico offshore, accumuli, reti intelligenti, comunità energetiche, cold ironing e idrogeno verde. Senza questo mix non può esistere una reale transizione energetica.

Il grande assente: l’eolico di maggiore potenza

La complementarità tra sole e vento è uno dei principi fondamentali della moderna pianificazione energetica. Ignorarla significa aumentare la necessità di accumuli, accrescere i costi complessivi del sistema e rendere molto più difficile il raggiungimento degli obiettivi climatici.

Questa valutazione nasce da quasi quarant’anni di attività professionale e imprenditoriale nel settore: go contribuito alla redazione del Piano energetico regionale della Toscana del 2000, successivamente assunto come Piano energetico guida dalla Conferenza Stato-Regioni; ho fondato e diretto per anni un’azienda toscana leader nazionale nel mini-eolico, l’unica impresa italiana che abbia progettato, prodotto e commercializzato mini-aerogeneratori anche per Enel; ho promosso lo sviluppo e l’installazione di quasi duecento turbine eoliche, in buona parte in Toscana e in Emilia-Romagna, comprese quelle installate nella zona industriale Piaggio di Pontedera; ho inoltre raccolto una banca dati anemologica relativa a oltre 350 siti.

L’esperienza maturata conduce a una conclusione molto semplice: in gran parte della Toscana il mini-eolico non può assicurare produzioni energetiche significative ed economicamente convenienti. Soltanto pochi crinali presentano condizioni di vento adeguate. Si tratta spesso di aree sottoposte a forti vincoli paesaggistici, in quei casi generalmente ben motivati. Le turbine mini-eoliche, normalmente limitate ad altezze prossime ai 30 metri, avrebbero bisogno di rotori molto più grandi rispetto a quelli comunemente utilizzati per ottenere produzioni significative nelle condizioni anemologiche toscane. Impianti di questo tipo risulterebbero però economicamente poco competitivi. Non a caso nessun grande costruttore mondiale ha sviluppato una produzione industriale significativa di mini-aerogeneratori con queste caratteristiche. Le basse torri espongono inoltre le turbine alle interferenze e alle turbolenze generate dalla rugosità del terreno, dalla vegetazione, dagli edifici e dai rilievi.

Le grandi turbine, con altezze al mozzo che possono raggiungere o superare i 100 metri, operano invece in flussi generalmente più regolari e meno influenzati dalla rugosità del terreno. Pianificare una politica energetica senza una conoscenza adeguata di queste problematiche tecnologiche non è corretto ed è fuorviante. Stupisce particolarmente che ciò avvenga in una Regione che dispone di competenze tecniche, scientifiche e universitarie di grande valore. Il mini-eolico può avere applicazioni specifiche, ma non può assolutamente sostituire il grande eolico.

La grande occasione perduta: le aree industriali e portuali

L’aspetto più incomprensibile della proposta riguarda l’assenza di una chiara politica per le aree industriali, portuali, logistiche e infrastrutturali. Proprio queste aree dovrebbero rappresentare il cuore della transizione energetica regionale: qui l’impatto paesaggistico aggiuntivo degli impianti può essere molto più limitato; qui esistono già infrastrutture elettriche, strade, ferrovie, porti, elettrodotti e sottostazioni; qui si concentrano i maggiori consumi energetici; qui possono svilupparsi produzione e utilizzo dell’idrogeno verde, cold ironing, accumuli, reti intelligenti e comunità energetiche industriali.

Nelle aree costiere industriali, portuali e interessate da grandi infrastrutture viarie e ferroviarie esiste un potenziale di molte centinaia di megawatt eolici. A questo si aggiunge un potenziale fotovoltaico superiore a cento megawatt sulle coperture di capannoni, magazzini, parcheggi e altre superfici già impermeabilizzate. Sono però proprio queste le aree nelle quali il Piano paesaggistico regionale ha spesso sovrapposto vincoli estesi e indifferenziati.

Occorre avviare con assoluta urgenza le procedure previste dalla legge per rivedere ed eliminare, o almeno rendere non automaticamente ostativi, i vincoli paesaggistici incongrui presenti nelle aree già industrializzate e artificializzate.

La revisione deve interessare in particolare le aree destinate alla produzione e al consumo energetico, come acciaierie, cementifici, industrie chimiche, cartiere, porti, interporti e altri grandi consumatori.

Non si propone di cancellare la tutela dei paesaggi di pregio. Si propone, al contrario, di concentrare gli impianti nelle aree già trasformate, riducendo la pressione sulle zone agricole, collinari e naturalistiche più sensibili.

Il confronto con i grandi porti europei

Mentre Rotterdam, Anversa e Amburgo investono contemporaneamente in eolico, fotovoltaico, accumuli, produzione di idrogeno ed elettrificazione delle banchine, la Toscana continua a discutere se sia opportuno installare impianti rinnovabili proprio nelle aree industriali e portuali dove sarebbero più utili. Questa impostazione rischia di compromettere la competitività futura delle imprese toscane. Le industrie europee saranno sempre più giudicate anche in base al contenuto di carbonio dei loro prodotti. Senza grandi quantità di energia rinnovabile a costi competitivi, acciaierie, cementifici, chimica, porti e logistica rischiano di perdere investimenti, produzione e occupazione.

La vera politica industriale ecologista

La vera difesa dell’industria toscana non consiste nel rinviare la transizione energetica. Consiste nel renderla possibile. Acciaierie, cementifici, industrie chimiche, porti e sistemi logistici potranno sopravvivere e competere soltanto disponendo di grandi quantità di energia rinnovabile a costi sostenibili.

La proposta di legge regionale sulle aree idonee e il Prizat dovrebbero quindi essere profondamente modificati. È necessario: introdurre Zone di accelerazione specifiche per il grande eolico terrestre; individuare come prioritarie le aree industriali, portuali, logistiche, estrattive e infrastrutturali; rendere effettivamente utilizzabili tetti, parcheggi e superfici artificializzate per il fotovoltaico; avviare la revisione mirata del PIT-PPR e delle relative schede di vincolo nelle aree già industrializzate; pianificare congiuntamente fotovoltaico, eolico terrestre, offshore, accumuli, reti, idrogeno e cold ironing; stabilire obiettivi quantitativi di potenza e produzione per ogni fonte e per ciascuna delle principali aree industriali; attribuire assoluta priorità agli impianti destinati alla decarbonizzazione di acciaierie, cementifici, industrie chimiche e degli altri grandi consumatori regionali.

La Toscana ha bisogno di una pianificazione energetica moderna, fondata sull’integrazione di tutte le fonti rinnovabili e delle nuove tecnologie. Ha bisogno di una strategia industriale della decarbonizzazione, non di una strategia dei divieti, chiusure o scelte tecnologiche insostenibili.

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