Caldo da impazzire, l’estate rovente dei corrieri Amazon

30 Giugno 2026 - 08:13
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Caldo da impazzire, l’estate rovente dei corrieri Amazon

Motori spenti, i corrieri Amazon pisani non consegnano. Il terzo sciopero dei driver nella città della Torre pendente mette a nudo una realtà fatta di fatiche quotidiane, ritmi di lavoro insostenibili, e una precarietà di fronte alla quale le rivendicazioni di lavoratrici e lavoratori si infrangono come onde del mare su una fortezza inespugnabile. In un’economia stagnante, una delle poche certezze rimaste è il commercio on-line. Tutto quello che desideri in pochi giorni, addirittura in ventiquattr’ore, direttamente a casa tua. Se poi non sei soddisfatto perché c’è qualche difetto, oppure ci hai ripensato, hai un mese di tempo per restituirlo. 

I corrieri Amazon fanno ormai parte del paesaggio urbano, con i loro furgoni carichi di pacchi che battono strade e piazze delle città e dei paesi. A quale prezzo? Marco Atzori, che sulle consegne dell’ultimo miglio potrebbe scrivere una tesi universitaria, è soddisfatto della mobilitazione che ha bloccato ancora una volta la distribuzione dei pacchi Amazon al polo logistico di Montacchiello. “I servizi dell’ultimo miglio non vengono effettuati direttamente dalla multinazionale – spiega – ma affidati a società terze che gestiscono la logistica locale e le consegne”. I driver, gli autisti, sono dipendenti di queste ditte appaltatrici che gestiscono il personale e l’organizzazione dei turni, mentre Amazon si occupa delle rotte e dell’assegnazione dei carichi, smistandoli a questo o a quel corriere. 

Non è la prima volta che un’astensione dal lavoro viene indetta a Pisa, in passato c’era stata una fortissima protesta dopo il licenziamento di un autista che non era riuscito a consegnare 150 pacchi in sole sei ore, con un ritmo che i sindacati avevano calcolato equivalesse a una consegna ogni due minuti e mezzo. “Quest'ultima mobilitazione nasce dall’esasperazione di lavoratrici e lavoratori che ogni giorno subiscono ritmi sempre più pesanti, pressioni continue, e condizioni di lavoro che mettono a rischio salute, sicurezza e dignità umana”, spiegano Filt Cgil Pisa, Fit Cisl Toscana e Uiltrasporti Pisa.

“Precarietà e ricatto occupazionale sono la regola – tira le somme il sindacalista Atzori della Filt Cgil – tre diverse ditte appaltatrici portano di fatto a triplicare la durata dei contratti a termine. Due anni per Levante, due per Madilo, e puoi passare anche alla terza senza raggiungere l’agognato posto fisso, e arrivare a una stabilizzazione che permette di progettare un po’ meglio il proprio percorso di vita. Lo stesso rinnovo del contratto diventa uno strumento di pressione per imporre silenzio, obbedienza e sacrifici senza fine”. 

Amazon fa affari d’oro, i pacchi da consegnare aumentano giorno dopo giorno, così gli autisti finiscono schiacciati dal peso di un lavoro che di fatto è a ciclo continuo. “Sette giorni su sette, e tante, troppe fermate in un traffico impazzito che aumenta lo stress fisico e mentale – denuncia Atzori – la sicurezza finisce in secondo o addirittura in terzo ordine, perché l’imperativo è quello di consegnare. Tutto questo non è tollerabile”. 

Le richieste sindacali sono ben precise: un ‘riproporzionamento’ immediato e più umano dei carichi di lavoro, affinché tutti i driver possano operare in condizioni di sicurezza, senza pressioni insostenibili e senza mettere a rischio la propria incolumità e quella degli utenti della strada; la stabilizzazione dei lavoratori a scadenza; il rispetto reale della salute, della sicurezza e della dignità di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori. L'adesione altissima tra il personale in turno, con una partecipazione quasi totale degli addetti a tempo indeterminato, oltre all’appoggio di buona parte degli stessi addetti part-time a tempo determinato, ha certificato la riuscita dello sciopero. 

“L’associazione datoriale Assoespressi ha fatto orecchie da mercante da mesi di fronte alle nostre richieste - chiude Atzori - e questo è un ulteriore problema che abbiamo denunciato e continueremo a denunciare”. A rendere ancora più grave la situazione, il comportamento tenuto dalle aziende in queste settimane di caldo estremo. L’Accordo nazionale di II livello del 26 maggio 2025 prevede espressamente misure di riduzione e adattamento dei carichi di lavoro in condizioni climatiche avverse. Mentre i driver escono dal magazzino con il furgone carico sotto temperature che superano il 36 gradi, Assoespressi e le aziende appaltatrici hanno ignorato quell’obbligo contrattuale. Per loro — evidentemente — i lavoratori contano meno dei pacchi che consegnano. 

Nel settore della logistica non c’è carenza di lavoro, anzi. Non si trovano camionisti, autisti, rider a sufficienza. Ma se l’obiettivo è quello di guadagnare il più possibile limando i costi di tutti i ‘fattori umani’ alla fine la corda si spezza. Infatti la protesta si allarga anche nel resto della Toscana, avvolta da quasi due settimane da una cappa insostenibile di calore. Nell’area vasta Firenze, Prato, Pistoia, la Filt Cgil denuncia: “C'è un’ordinanza regionale, prevede che fino al 31 agosto, nei giorni classificati a rischio, sia vietato svolgere attività lavorative in condizioni di esposizione prolungata al sole nella fascia tra le 12.30 e le 16, con l'obiettivo di prevenire situazioni di stress termico e tutelare la salute dei lavoratori. Nonostante ciò, per i corrieri impegnati nelle consegne a casa non si registra una riduzione dei carichi di lavoro adeguata alla gravità delle condizioni climatiche. I lavoratori continuano ad essere esposti a continui sbalzi termici fra l’interno dei veicoli e l’ambiente esterno, una situazione resa ancora più pesante in queste giornate caratterizzate da campagne promozionali e offerte straordinarie che determinano un aumento dei volumi di consegna”. La protesta si sta estendendo a macchia d'olio lungo l'intera penisola. 

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