La crisi climatica colpisce soprattutto i più poveri, il Governo dichiari emergenza nazionale

29 Giugno 2026 - 13:04
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La crisi climatica colpisce soprattutto i più poveri, il Governo dichiari emergenza nazionale

Il governo dichiari lo stato di emergenza nazionale per la crisi climatica. Non possiamo più considerare normali ondate di calore estremo, tornado e fenomeni meteorologici sempre più violenti, che provocano danni enormi all’agricoltura, mettono a rischio la salute delle persone e causano perdite economiche sempre più pesanti.

Non siamo di fronte a semplici emergenze meteo: questa è la crisi climatica ed è ormai una vera questione di sicurezza nazionale. I dati parlano chiaro: in Italia la temperatura media è già aumentata di oltre 2,5 gradi rispetto all’era preindustriale, più della media globale. Il 2024 è stato l’anno più caldo mai registrato nel nostro Paese e il 2026 rischia di battere questo record.

Eppure la destra continua a rincorrere il negazionismo climatico e ad alimentare l’ennesima, ridicola polemica sul condizionatore di destra o di sinistra, invece di affrontare le vere priorità, che sono l’aumento della desertificazione, la siccità, gli incendi e i danni provocati da eventi meteorologici estremi, come i tornado. Servono un grande piano di adattamento climatico, città più fresche e vivibili, più verde urbano, meno consumo di suolo, investimenti nelle energie rinnovabili e misure di protezione per anziani e persone fragili. La propaganda non abbassa le temperature: servono scelte politiche, perché la crisi climatica non aspetta i tempi della propaganda.

La crisi climatica non è uguale per tutti. A pagarne il prezzo più alto sono le famiglie con meno risorse, chi vive nelle periferie, in case poco efficienti, nei quartieri senza alberi e soffocati dal cemento. I dati raccolti da Legambiente a Napoli, con temperature al suolo vicine ai 64 gradi in un parco giochi di San Pietro a Patierno, dimostrano che il cambiamento climatico amplifica le disuguaglianze sociali.

Da quasi quattro anni il governo Meloni si distingue per una inazione sistematica sulle politiche climatiche. Dietro un approccio ideologico che minimizza l’emergenza si nasconde la difesa degli interessi delle lobby del gas e del petrolio, mentre la crisi climatica produce danni alla salute, all’economia e ai territori durante tutto l’anno.

L’Italia ha ormai il 28% del territorio esposto al rischio di desertificazione, il consumo di suolo continua ad avanzare al ritmo di 2,7 metri quadrati al secondo e gli eventi meteorologici estremi provocano ogni anno miliardi di euro di danni. Eppure il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici è rimasto senza le risorse necessarie per essere attuato.

Invece di investire nell’adattamento climatico, nella riforestazione urbana e nella tutela del territorio, il governo si prepara ad approvare una legge che indebolisce la protezione della fauna selvatica, amplia l’attività venatoria perfino nelle aree protette e continua a non affrontare il consumo di suolo e la cementificazione. È una scelta irresponsabile che mette a rischio ambiente, biodiversità e sicurezza dei cittadini.

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