David Hockney: l'ultimo artista moderno, alla costante ricerca della luce
Se ne va a 88 anni David Hockney (pittore, disegnatore, incisore, fotografo, scenografo), lasciandoci un corpus di opere tra i più vasti e influenti dell’arte contemporanea e il ricordo di una vita vissuta con ostinata libertà. “Ho fatto tutto ciò che volevo fare. Non rimpiango nulla”, potrebbero essere state le sue ultime parole, e forse lo sono state perché, in fondo, riassumerebbero perfettamente la sua esistenza. Una vita trascorsa a rappresentare il mondo secondo il proprio sguardo, senza farsi ammiccare dalle mode, dai dogmi o dalle aspettative altrui. La posa da bastian contrario con quell’aria dandy che richiama alla versione sixties di Orson Welles. Uno che non credeva all’aspetto evolutivo dell’arte e lo ha dimostrato lui stesso sostituendo il valore della qualità con quello della sorpresa. Hockney era un personaggio da coup de téâtre. Fino all’ultimo, ha difeso la gioia del vedere come un atto di resistenza e di meraviglia. Più che per le sue opere, la sua eredità è nell’esempio raro di un artista che ha saputo fare della libertà una pratica quotidiana e della pratica quotidiana un’opera d’arte.
Nato nello Yorkshire nel 1937, a 7 anni sa che vuole fare l’artista. Si trasferisce a Londra, a 18 anni i primi successi per poi lasciare l’Inghilterra lì dove l’omosessualità era illegale. Vive apertamente la sua omosessualità senza però farne una bandiera ideologica. Va lontano, destinazione Disneyland. Siamo nel 1964, primo studio a Santa Barbara dove realizza i celebri dipinti delle piscine che lo rendono famoso e da li è tutto uno splash: folgorato dalla luce, dall’architettura e dalla libertà dei costumi, la California rimane il suo principale punto di riferimento per oltre quarant’anni. Veste completi americani, portandoli però con un’eccentricità tutta anglosassone e diventando una figura mitologica di quel paesaggio culturale. Torna nel 2019 in Europa, in Normandia, ufficialmente per la luce e per il passare delle stagioni ma in verità perché “negli Stati Uniti non si sa più dove poter fumare”.
In un’epoca in cui gran parte dell’arte contemporanea ha cercato legittimazione nella teoria, nella critica sociale o nella boriosità del discorso, Hockney ha continuato a credere nel piacere della visione giocando a fare il finto ingenuo. Dietro alla leggerezza apparente delle sue piscine californiane, dei ritratti di amici, dei paesaggi dello Yorkshire o dei disegni realizzati su iPad, si nascondeva una riflessione incessante sul modo in cui gli esseri umani percepiscono il mondo. Hockney è stato uno degli ultimi artisti moderni nel senso più pieno del termine, convinto che la pittura sia ancora, sempre, un territorio inesauribile di scoperta. Mentre molti decretavano periodicamente la fine del quadro, lui ne esplorava ostinatamente nuove possibilità. E mentre la critica opponeva tradizione e tecnologia, lui passava senza esitazione dal carboncino al fax, dalla fotografia digitale al tablet, non tanto per inseguire l’innovazione ma per allargare il campo dell’esperienza visiva.
Quando parlava lo faceva da sociologo, un Marco Pannella al netto della polemica perché le sue erano sentenze senza replica, piccole o grandi che fossero ma tutte nel segno della libertà di essere, di fare e di cambiare. Una delle frasi che ricordo più spesso riguarda la deriva dell’accademia, un motto compassionevole nei confronti dei giovani artisti concettuali. Suonava più o meno cosi: prima le scuole d’arte ti insegnavano a disegnare una sedia e lasciavano a ognuno la poesia. Ora vogliono insegnarti la poesia e finisci per non sapere neanche disegnare una sedia. La sua è stata una lezione di curiosità (e forse anche di coraggio). Guardando oggi la sua opera forse ciò che colpisce maggiormente è la straordinaria assenza di cinismo. Hockney sapeva che il mondo è tragico, che il tempo consuma ogni cosa, che gli amici scompaiono e che il corpo invecchia. Eppure ha continuato a cercare la luce.
Uno dei pochi artisti capaci di ricordarci che vedere può essere un atto attivo, una forma di attenzione e persino di amore.
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