Decreto PA, la proroga di tre mesi per il personale non stabilizzato dell'ufficio per il processo
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Decreto PA: altri tre mesi per 1.600 addetti all’Ufficio per il processo non stabilizzati. Contratti prorogati fino a dicembre 2026.
Nei tribunali italiani circa 1.600 addetti all’ufficio per il processo attendevano una risposta definitiva sul proprio futuro. Il d.l. 7 agosto 2026, n. 144, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 182 dello stesso giorno ed entrato in vigore l’8 agosto, meglio noto come Decreto PA, offre una risposta parziale al quesito. La norma, infatti, non prevede la stabilizzazione evocata nei mesi scorsi dai vertici di via Arenula, ma un’ulteriore proroga contrattuale di tre mesi, che fa seguito a quella concessa dal d.l. 12 giugno 2026, n. 100, destinata a scadere il 30 settembre.
Le altre novità del Decreto PA, in sintesi
Il Decreto PA tocca diverse materie. Sul fronte del personale, ridefinisce la disciplina della monetizzazione delle ferie non godute nel pubblico impiego. L’indennità sostitutiva resta ammessa soltanto in caso di cessazione del rapporto di lavoro. Ma viene esclusa se il datore dimostra di aver formalmente invitato il dipendente a fruire delle ferie in tempo utile. Per gli enti locali, il testo allenta alcuni vincoli sulla spesa di personale e proroga i termini per l’utilizzo dei contributi agli investimenti. Inoltre, autorizza il Ministero dell’interno a bandire una sessione straordinaria del corso-concorso riservato ai segretari comunali.
Compaiono poi un commissario straordinario per la dismissione dei materiali sanitari ancora in giacenza presso il Ministero della salute, la proroga delle norme sulla parità scolastica fino all’anno 2027/2028, il differimento al 2029 della gestione straordinaria della ricostruzione post sisma nel centro Italia e una riforma della riscossione coattiva degli enti locali, che individua nella società AMCO il soggetto a cui affidare il servizio, in alcuni casi in via obbligatoria. Un intero capo, infine, è dedicato ai contributi per l’autonoma sistemazione e per la riparazione degli immobili danneggiati dagli eventi sismici del 31 luglio e del 1° agosto 2026 nell’area dei Campi Flegrei.
Tra le disposizioni dedicate alla giustizia, quella più attesa dagli operatori del settore riguarda però il personale dell’ufficio per il processo che la stabilizzazione avviata nella prima parte dell’anno non ha ancora assorbito e che da luglio lavora nelle sezioni specializzate per l’immigrazione in forza di una proroga ormai al secondo rinnovo.
La proroga per il personale non stabilizzato
L’art. 7 del decreto interviene sul d.l. 12 giugno 2026, n. 100, il provvedimento che a giugno aveva riorganizzato le sezioni specializzate in materia di immigrazione e protezione internazionale. Quel testo aveva già previsto, per il personale dell’ufficio per il processo non assunto a tempo indeterminato, l’assegnazione alle sezioni immigrazione insieme a una prima proroga trimestrale dei contratti in scadenza il 30 giugno 2026: circa 1.400 persone, secondo quanto riferito allora dal viceministro della giustizia Francesco Paolo Sisto, con l’obiettivo dichiarato di accompagnarle nel tempo verso un’assunzione stabile.
Il decreto del 7 agosto riscrive integralmente quell’art. 16, che già a giugno aveva istituito, presso le sezioni specializzate in materia di immigrazione, una struttura stralcio dedicata allo smaltimento dell’arretrato. La nuova versione ne dettaglia l’organizzazione, affidando a un ufficio per il processo stralcio per ciascuna sezione la definizione dei procedimenti pendenti alla data dell’11 giugno 2026. La trattazione dei fascicoli viene delegata, in composizione monocratica, ad almeno tre giudici onorari di pace per sezione.
I numeri e le condizioni della proroga
Per sostenere il funzionamento di questi uffici stralcio, il comma 10 del nuovo art. 16 autorizza il Ministero della giustizia a concedere, nel limite di 1.600 unità, un’ulteriore proroga di tre mesi ai contratti a tempo determinato del personale assunto ai sensi degli artt. 11 e 13 del d.l. 9 giugno 2021, n. 80, i funzionari dell’ufficio per il processo reclutati con i fondi del PNRR. La misura opera in deroga all’art. 19 del d.lgs. 15 giugno 2015, n. 81, la norma che fissa in 36 mesi il limite generale alla reiterazione dei rapporti a termine presso lo stesso datore di lavoro e interessa gli stessi contratti già coinvolti dalla proroga concessa a giugno: quella in corso termina il 30 settembre 2026 e il nuovo periodo di tre mesi decorre proprio da quella data, portando la copertura contrattuale fino a fine dicembre.
Proprio quel limite torna, però, come condizione di accesso alla misura. Ne beneficia soltanto chi, alla data del 30 settembre 2026, avrà maturato un periodo di servizio inferiore a 36 mesi. I criteri per individuare in concreto le 1.600 unità dovranno essere fissati con decreto del Ministro della giustizia entro 15 giorni dall’entrata in vigore del provvedimento. La copertura finanziaria – circa 20 milioni di euro per il 2026 – arriva dalla riduzione di due fondi di parte corrente, l’uno nel bilancio del Ministero della giustizia, l’altro in quello del Ministero dell’economia.
Una misura più contenuta delle attese
Quanto emerge dal testo conferma, più che smentire, l’impostazione seguita fin da giugno: accompagnare con proroghe successive e non con un’assunzione immediata, il personale rimasto escluso dalla stabilizzazione del 1° luglio. Degli 8.463 addetti in servizio censiti a marzo 2026, 6.919 sono confluiti nei ruoli a tempo indeterminato. Mentre per i restanti il viceministro Sisto aveva indicato come obiettivo politico l’assunzione nel tempo di tutto il personale formato con il PNRR, senza però sciogliere il nodo se ciò avverrà con un’unica procedura o per scaglioni successivi, legati alla disponibilità di risorse e di posti in organico.
Per chi è già entrato stabilmente nei ruoli della giustizia, peraltro, resta aperto un altro fronte: quello del mansionario degli ex addetti all’Ufficio per il processo, con le questioni legate alle funzioni da svolgere nel nuovo assetto organizzativo.
Il decreto del 7 agosto si limita ad aggiungere un secondo segmento di tre mesi a una proroga già in corso, mantenendo attive fino a fine dicembre le sezioni stralcio per l’immigrazione e, con esse, il lavoro di una parte del personale non stabilizzato. Resta però aperta la domanda di fondo che accompagna la vicenda degli ex addetti all’ufficio per il processo fin dalla conclusione della fase PNRR. Che cosa accadrà a chi, decorsi anche questi tre mesi, non avrà ancora trovato una collocazione stabile nell’amministrazione giudiziaria? L’assunzione stabile di tutto il personale formato con il PNRR, anche per scaglioni successivi legati alle risorse disponibili, rappresenta l’esito naturale dopo questi mesi di proroghe.
Stabilizzazione su base distrettuale, il nodo da sciogliere
Su un punto, in particolare, l’attenzione degli operatori del settore resta alta. Finora la procedura di stabilizzazione si è svolta su base distrettuale e ai lavoratori assunti stabilmente è stata garantita la permanenza nel distretto di appartenenza e, ove possibile, nella medesima sede ove già prestavano servizio. Passare a una graduatoria o a uno scorrimento su base nazionale costringerebbe molti lavoratori a trasferirsi lontano dal proprio territorio. E con un peso che ricadrebbe soprattutto sul personale delle regioni meridionali, spesso chiamato in questi anni a coprire le scoperture di organico dei tribunali del nord.
Sarebbe una soluzione difficilmente sostenibile sul piano pratico, oltre che poco coerente con l’impegno, già assunto pubblicamente, a valorizzare professionalità ormai radicate negli uffici in cui hanno maturato la propria esperienza. Riconoscere questo radicamento sarebbe il modo più corretto per chiudere, con soddisfazione sia per gli uffici che per i lavoratori, una stagione di proroghe e incertezza che si protrae ormai da troppi mesi.
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