Delpini ai coscritti 75enni: «Celebriamo questo compleanno riconoscenti e docili allo Spirito di Dio»

29 Giugno 2026 - 09:41
0
Delpini ai coscritti 75enni: «Celebriamo questo compleanno riconoscenti e docili allo Spirito di Dio»
I fedeli della classe 1951 in preghiera nelle prime file del Duomo (Agenzia Fotogramma)I fedeli della classe 1951 in preghiera nelle prime file del Duomo (Agenzia Fotogramma)

Compiere gli anni ripropone motivi di riflessione, domande di verifica, argomenti per ringraziare, per chiedere perdono, per proporre riconciliazioni, per guardare avanti. È questo lo spirito con cui l’Arcivescovo ha invitato in Duomo i coscritti e le coscritte della sua classe di nascita, il 1951, in occasione del 75esimo anno di età che lui compirà il prossimo 29 luglio. Coetanei provenienti da diverse zone della Diocesi che hanno risposto con entusiasmo, prima prendendo parte alla celebrazione – ovviamente molti anche gli altri fedeli presenti -, poi nel momento conviviale svoltosi in Curia.

Sfidando il caldo soffocante di questi giorni, infatti, i “ragazzi del 1951”, come si è definito scherzosamente qualcuno di loro, si sono radunati nelle navate prendendo posto nelle prime file della Cattedrale, dove l’Arcivescovo ha dato avvio alla Messa – concelebrata da alcuni sacerdoti nati sempre 75 anni fa e dai Canonici del Capitolo metropolitano – ringraziando i coscritti e rivolgendo a tutti l’omelia.

Come mai?

«Come mai nel paese dei pigri ci sono quelli che si mettono per strada e affrontano fatiche e sacrifici, ma con animo contento e sembra che il viaggio loro non pesi? Come mai nel paese dei vili ci sono di quelli che non hanno paura e affrontano i pericoli, persino il rischio di trovarsi soli, in una terra straniera? Come mai nel paese degli scettici ci sono di quelli che sono abitati da una fede certa, semplice, lieta e credono fermamente al punto da essere disposti a pagare il prezzo della coerenza, rendendosi impopolari. Come mai nel paese dei malati di malumore e di tristezza ci sono di quelli che sorridono, hanno voglia di cantare, irradiano gioia e gusto di vivere?», si è chiesto monsignor Delpini che ha proseguito: «Come mai nel paese degli individualisti solitari ci sono di quelli che camminano insieme, si aiutano a vicenda, si apprezzano e si stimano a vicenda, fino a essere disposti a servirsi gli uni gli altri? Come mai nel paese dei violenti, aggressivi in parole e in opere, sempre pronti a litigare, ci sono di quelli che si dedicano a opere di pace, di riconciliazione, di benevolenza? E nel paese delle parole a vanvera, dei luoghi comuni stupidi e cattivi, dei discorsi volgari, ci sono di quelli che con le parole fanno del bene, che seminano pensieri buoni e originali, che suggeriscono di guardare lontano, oltre?».

E così pure, come mai «nel paese dello spreco, dove si buttano i prodotti della terra, si sciupa l’acqua, si rovina l’aria e si riempiono le case e le teste di cose preziose, costose e inutili, ci sono di quelli che scelgono la sobrietà, il risparmio, la rinuncia al superfluo?».

Il saluto dell’Arcivescovo all’inizio della celebrazione (Agenzia Fotogramma)

I cristiani: gente originale

Perché ci sono «persone originali», uomini come Pietro e Paolo – la celebrazione è quella della vigilia della solennità liturgica dei primi apostoli -, «così coraggiosi da meritare il martirio. Persone originali e considerate pesino un po’ strane, a volte persino pericolose, eppure sono quelli che seminano speranza dove passano, che dicono di un’umanità possibile, di una città che assomigli a quella Gerusalemme del cielo dove abita il Signore: gente a volte impopolare, ma non risentita e complessata».   

Tre le ragioni, sottolineate dall’Arcivescovo, che rendono possibile questa umanità lieta: l’incontro con Gesù, la promessa, la fede: «Che cosa è successo a questi uomini e donne che hanno dentro una luce, una gioia, un coraggio che le rende originali? Non sono più intelligenti degli altri, ma hanno incrociato lo sguardo di Gesù e hanno conosciuto la sua promessa: c’è una umanità nuova da costruire, c’è una patria migliore in cui abitare, quella celeste», secondo l’immagine della Lettera agli Ebrei appena proclamata.

«Sono originali perché custodiscono la speranza invincibile: hanno creduto nella promessa di Gesù e pensato che valesse la pena vivere secondo la sua parola, seguirlo sulle sue strade, stare alla sua sequela per entrare nella vita eterna, la vita di Dio. Sono uomini e donne che vengono da ogni Paese, da ogni situazione di vita, da ogni complicazione della storia, ma sono originali».

Il momento conviviale in Curia (Agenzia Fotogramma)

La classe 1951

Il riferimento non può che essere alla classe 1951, che l’Arcivescovo aveva già invitato in Duomo nella III domenica di Avvento 2017, a nemmeno due mesi dal suo insediamento come Arcivescovo di Milano. «1951: gente che ha vissuto seriamente senza farsi notare, forse, senza pensare di essere migliore, ma originale per l’appartenenza al Signore, per la gioia di ascoltare la sua promessa, per la decisione di seguirlo sulla sua strada, umilmente e tenacemente».

Alla fine c’è ancora tempo, prima del trasferimento verso la Curia dove un simpatico aperitivo, tante foto e sorrisi circondano l’Arcivescovo, per qualche parola che richiama l’importanza di contribuire alla Giornata per la Carità del Papa e di pregare per il Santo Padre e per i tanti preti che, proprio nella festa dei santi Pietro e Paolo hanno celebrato la loro prima Messa.        

The post Delpini ai coscritti 75enni: «Celebriamo questo compleanno riconoscenti e docili allo Spirito di Dio» appeared first on Chiesa di Milano.

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Wow Wow 0
Triste Triste 0
Furioso Furioso 0
Eventi e News

Eventi e News in Italia

Commenti (0)

User