Quando le città invadono il mare: nel Mediterraneo le comunità ittiche stanno diventando più uniformi

Secondo lo studio “Cities at Sea: Coastal Urbanization Generates Local Biodiversity Hotspots but Homogenizes Marine Fish Communities Regionally”, pubblicato recentemente su Global Change Biology, «L'artificializzazione delle coste, spesso percepita come una semplice distruzione degli habitat, ha un impatto sulla biodiversità marina ben più insidioso di quanto sembri».
Infatti, utilizzando il DNA ambientale, il team di ricercatori francesi del Centre d’Ecologie Fonctionnelle et Evolutive (CEFE), dell’École Pratique des Hautes Études dell’Université Paris Sciences et Lettres (EPHE – PSL), dell’Université de Montpellier, del Centre national de la recherche scientifique (CNRS) e di Spygen e Andromède Océanologie, ha rivelato un paradosso ecologico: «Mentre i porti turistici lungo la costa mediterranea francese ospitano quasi il doppio delle specie ittiche rispetto ai siti naturali adiacenti, mostrano un'omogeneizzazione delle comunità ittiche su scala regionale».
Il nuovo studio fa luce sulla minaccia alla resilienza degli ecosistemi marini e all’EPHE – PSL evidenziano che «Limitare l'urbanizzazione costiera e preservare le aree connesse e minimamente impattate (aree marine protette, ecc.) per mantenere comunità distinte è una sfida che deve essere affrontata. Ricreare habitat naturali nelle aree urbanizzate potrebbe essere d'aiuto, ma deve essere fatto con attenzione per evitare di favorire altre specie adattate all'ambiente urbano o invasive. L'eDNA emerge quindi come una soluzione chiave per il monitoraggio a lungo termine. Questa sfida è tanto più urgente dato il crescente riscaldamento e l'acidificazione degli oceani e, con essi, l'arrivo di nuove specie dal Mar Rosso».
I ricercatori fanno notare che «Questo fenomeno, che omogeneizza tutte le specie all'interno di un dato spazio (comunità) ed è noto come "omogeneizzazione biotica", è ben documentato nelle città ma raramente studiato in ambiente marino. Tuttavia, le coste di tutto il mondo sono ormai densamente popolate e fortemente modificate da porti, frangiflutti e altre infrastrutture, associate a varie forme di inquinamento».
Lo studio, guidato da Marcel Macé (CEFE, EPHE – PSL, Université de Montpellier e CNRS) nell'ambito del progetto BioDivMed (finanziato dall'Agence de l’Eau Rhône Méditerranée Corse), ha raccolto DNA ambientale (eDNA), cioè tracce genetiche rilasciate nell'acqua, per studiare i pesci. Durante l'estate del 2023, sono stati filtrati 222 campioni d'acqua provenienti da 111 siti costieri (tra cui 20 porti turistici), dalla Francia continentale alla Corsica. L'analisi ha rivelato la presenza di 160 specie e ha ricostruito la composizione delle comunità ittiche lungo un gradiente di pressione urbana, tenendo conto della densità di popolazione, del turismo, degli scarichi reflui e delle costruzioni artificiali.
I ricercatori EPHE – PSL spiegano che «A livello locale, ogni porto ospita più specie di un sito naturale, fungendo da hotspot di biodiversità. Tuttavia, la stessa gamma di specie si riscontra da un porto all'altro, cosicché a livello regionale si osservano meno specie diverse rispetto ai siti naturali. Questa omogeneizzazione è anche filogenetica: le specie portuali sono imparentate, riducendo così la diversità evolutiva delle comunità. Inoltre, non sono state rilevate specie esotiche invasive. Alcune specie autoctone sono infatti "urbanofile" (orata, ghiozzo, cefalo, cernia, spigola), ovvero tolleranti ai disturbi. Altre, invece, stanno abbandonando l'ambiente (labridi, murene). E’ l'intensità della pressione urbana, più che la distanza geografica o la natura del fondale marino, a spiegare meglio la somiglianza tra le comunità».
“L’urbanizzazione costiera è un fattore sottovalutato nella riorganizzazione della biodiversità marina: porta a un declino della diversità marina regionale.”
La coordinatrice dello studio Stéphanie Manel (EPHE – PSL e CEFE), conclude: «L’urbanizzazione costiera è un fattore sottovalutato nella riorganizzazione della biodiversità marina: porta a un declino della diversità marina regionale».
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