DFP 2026, Confprofessioni: formazione, ricerca e aggregazioni per rilanciare la crescita
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Nel corso dell’audizione del 27 aprile sul Documento di Finanza Pubblica, Confprofessioni ha sottolineato come alla solidità dei conti pubblici non corrisponda una crescita altrettanto robusta. Per il vicepresidente Andrea Dili servono investimenti strutturali in formazione, ricerca e aggregazioni professionali, insieme a un welfare più inclusivo.
di Miriam Minopoli, Confprofessioni
Un quadro in chiaroscuro per il DFP 2026
Nel corso dell’audizione del 27 aprile davanti alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato, il vicepresidente di Confprofessioni, Andrea Dili, ha tracciato un quadro in chiaroscuro del Documento di Finanza Pubblica 2026. Da un lato, ha riconosciuto la solidità dei conti pubblici in un contesto internazionale ancora instabile; dall’altro, ha richiamato l’attenzione sulla persistente debolezza della crescita, frenata da limiti strutturali che continuano a incidere su produttività e competitività. Per Dili, la stabilità finanziaria non basta: serve una strategia di medio‑lungo periodo condivisa con il sistema industriale e professionale.
I tre assi strategici: formazione, ricerca, aggregazioni
Confprofessioni individua tre assi prioritari su cui costruire questa strategia: formazione, ricerca e aggregazioni professionali.
Sul fronte della formazione, Dili ha ricordato come l’evoluzione tecnologica, l’invecchiamento della popolazione e l’allungamento della vita lavorativa rendano indispensabile investire nella riqualificazione continua. La produttività futura, secondo la Confederazione, dipenderà dalla capacità di aggiornare competenze lungo tutto l’arco della vita lavorativa. Da qui la richiesta di garantire ai fondi interprofessionali la piena disponibilità delle risorse dello 0,30%.
Il secondo pilastro è la ricerca. Per colmare il divario con gli altri Paesi avanzati, Confprofessioni chiede di concentrare risorse su innovazione, ricerca applicata e trasferimento tecnologico, trasformando distretti dell’innovazione, incubatori e collaborazioni tra università, imprese e professionisti in infrastrutture permanenti del sistema produttivo.
Terzo punto: le aggregazioni. Il tessuto produttivo e professionale italiano resta segnato da una micro‑dimensione che limita investimenti, accesso al credito e presenza sui mercati. Per Dili, occorre concentrare gli incentivi sui processi aggregativi, perché solo imprese e studi più strutturati possono competere a livello internazionale e accompagnare le MPMI nei percorsi di crescita.
Contrattazione e welfare: due leve da rafforzare
Accanto ai tre capisaldi, Confprofessioni sollecita il rafforzamento della contrattazione collettiva, anche attraverso una legge sulla rappresentanza, e un welfare più inclusivo. Dili ha richiamato in particolare la necessità di approvare la proposta di legge della Consulta del lavoro autonomo del CNEL, per garantire tutele adeguate anche ai professionisti iscritti alla Gestione separata Inps. «La crescita del Paese passa anche dalla sicurezza economica di tutti i lavoratori, indipendentemente dalla forma contrattuale», ha concluso.
Leggi il testo dell’audizione.
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