Quando lo Stato risponde dei debiti dei Comuni: le sentenze di Strasburgo sul dissesto degli enti locali

15 Giugno 2026 - 10:37
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lentepubblica.it

Negli ultimi anni alcune importanti pronunce della Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) di Strasburgo hanno acceso i riflettori su un tema poco conosciuto al grande pubblico ma di grande interesse per amministratori e creditori degli enti locali: cosa accade quando un Comune in dissesto non riesce a pagare i propri debiti, neppure dopo una sentenza definitiva del giudice?

Le decisioni della Corte di Strasburgo non hanno affermato che lo Stato italiano diventa automaticamente debitore al posto del Comune. Hanno però stabilito un principio destinato a incidere profondamente sul sistema del dissesto finanziario degli enti locali: i cittadini non possono essere privati per tempi irragionevoli del diritto di ottenere l’esecuzione di una sentenza passata in giudicato.

Dai casi De Luca e Pennino alla vicenda Partinico

L’orientamento della Corte europea non è nuovo. Già nel 2013, nei casi De Luca c. Italia e Pennino c. Italia, riguardanti crediti vantati nei confronti del Comune di Benevento, la Corte affermò che le difficoltà finanziarie di un ente locale non possono giustificare il mancato rispetto di decisioni giudiziarie definitive. La Corte ritenne violati sia il diritto a un equo processo, garantito dall’articolo 6 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, sia il diritto di proprietà tutelato dall’articolo 1 del Protocollo n. 1 alla Convenzione.

La questione è tornata d’attualità con la sentenza pubblicata il 18 gennaio 2024, relativa a un creditore del Comune di Partinico, in Sicilia. Il ricorrente vantava un credito di circa 100.000 euro riconosciuto da decisioni giudiziarie definitive ma rimasto insoddisfatto a causa della procedura di dissesto dell’ente. La Corte ha condannato l’Italia, ritenendo che il protrarsi della mancata esecuzione della sentenza avesse violato sia il diritto a un processo equo sia il diritto di proprietà del creditore. Lo Stato è stato inoltre condannato a corrispondere un risarcimento per il danno subito.

Il rapporto tra dissesto finanziario e tutela convenzionale

Per comprendere la portata di queste decisioni occorre ricordare come funziona il dissesto disciplinato dal Testo unico degli enti locali (TUEL).

Quando un Comune dichiara il dissesto, la gestione dei debiti maturati fino a una determinata data viene affidata a un Organo straordinario di liquidazione (OSL), nominato con decreto del Presidente della Repubblica. L’obiettivo è separare la massa debitoria pregressa dalla gestione ordinaria dell’ente e consentire il risanamento finanziario.

Il sistema è stato concepito per garantire la continuità amministrativa e la salvaguardia dei servizi pubblici essenziali. Tuttavia, dal punto di vista del creditore, il dissesto può tradursi in tempi molto lunghi per il pagamento o nella necessità di accettare transazioni con riduzioni anche significative del credito.

È proprio su questo punto che interviene la Corte di Strasburgo. Secondo la giurisprudenza europea, una sentenza definitiva non rappresenta soltanto un titolo esecutivo: costituisce un vero e proprio bene patrimoniale. Se il creditore non riesce a ottenere quanto gli è stato riconosciuto dal giudice per un periodo eccessivamente lungo, si realizza una violazione della Convenzione europea. Lo Stato non può giustificarsi richiamando l’autonomia finanziaria degli enti locali, poiché, agli occhi della Corte, Comuni e altri enti territoriali fanno parte dell’organizzazione pubblica statale.

Le conseguenze per le procedure di dissesto e per l’OSL

Le sentenze della CEDU non modificano direttamente la disciplina del dissesto prevista dal TUEL. Non impongono neppure che il Ministero dell’Economia o la Presidenza del Consiglio paghino automaticamente i debiti dei Comuni insolventi.

Tuttavia, le pronunce europee producono effetti significativi.

In primo luogo, rafforzano la posizione dei creditori che, dopo aver ottenuto una sentenza definitiva, vedono il proprio credito bloccato per anni all’interno della procedura di dissesto. In secondo luogo, aumentano la pressione sul legislatore e sulle amministrazioni affinché le procedure di liquidazione siano più rapide ed efficaci.

Anche il ruolo dell’Organo straordinario di liquidazione assume una rilevanza crescente. Pur operando entro i limiti delle risorse disponibili e della normativa vigente, l’OSL diventa il soggetto chiamato a garantire che la procedura non si trasformi in un ostacolo permanente all’esercizio dei diritti dei creditori.

Le più recenti decisioni della CEDU del 2025 confermano questa tendenza: l’Italia è stata nuovamente condannata per i ritardi nel pagamento di crediti vantati nei confronti di enti locali, con l’affermazione che lo Stato deve assicurare un sistema effettivo di tutela, pur senza sostituirsi automaticamente al debitore insolvente.

Una sfida per il futuro degli enti locali

Le sentenze di Strasburgo non mettono in discussione l’esistenza dell’istituto del dissesto finanziario, che continua a rappresentare uno strumento essenziale per il risanamento degli enti locali. Esse ricordano però che il risanamento non può avvenire sacrificando indefinitamente i diritti dei creditori. Il messaggio che proviene dalla Corte europea è chiaro: l’equilibrio tra interesse pubblico al recupero finanziario dell’ente e tutela dei diritti patrimoniali dei cittadini deve essere costantemente ricercato. Quando questo equilibrio viene meno e una sentenza resta ineseguita per anni, la responsabilità ricade non soltanto sul Comune in dissesto, ma sull’intero ordinamento statale chiamato a garantire l’effettività della tutela giurisdizionale.

In sostanza, la responsabilità convenzionale dello Stato italiano davanti alla CEDU è ormai un principio consolidato. Invece, la responsabilità patrimoniale diretta dello Stato per i debiti degli enti locali, è una questione ancora oggetto di dibattito nella giurisprudenza interna e nella dottrina.

C’è da sottolineare, comunque, che sempre più giudici italiani condannano lo Stato a farsi carico dei debiti degli enti locali. In un recente caso, il Tribunale di Roma ha emesso un decreto ingiuntivo nei confronti della Presidenza del consiglio dei ministri per un debito di un comune di oltre 9 milioni di euro, richiamando la sentenza della CEDU. Un problema da non sottovalutare per lo Stato italiano.

Le sentenze della CEDU sono leggibili ai seguenti link:

https://hudoc.echr.coe.int/#{%22itemid%22:[%22001-126807%22]}

https://hudoc.echr.coe.int/eng#{%22itemid%22:[%22001-146298%22]}

https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_20_1.page?contentId=SDU1406906

Roberto Onorati

https://www.robertoonorati.it/

https://www.linkedin.com/in/robertoonorati/

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