Di Marzio: "Papà prese Maradona nel 1978 ma Ferlaino non lo volle subito, Cristiano Ronaldo alla Juventus sfumò per il no di Salas"

03 Giugno 2026 - 10:45
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Il giornalista Gianluca ricorda suo padre Gianni.

Gianluca Di Marzio ricorda suo padre Gianni, scomparso nel 2022 all'età di 82 anni.


Il giornalista di Sky Sport ha dichiarato in un'intervista a La Gazzetta dello Sport: "Papà è stato il primo napoletano allenatore del Napoli. Amava la gente, i tifosi, si fermava a parlare con tutti. È stato al Cosenza e al Catanzaro, al Brindisi e al Lecce, al Catania e al Palermo, coppie di squadre divise da rivalità fortissime. Nessuno, in queste città, gli ha mai portato rancore. Anzi, quanto affetto".


"Estate 1983, papà porta il Catania in Serie A dopo gli spareggi a Roma con Como e Cremonese. È la fine di giugno, manca una settimana alla chiusura dei tesseramenti per i due stranieri che la Lega allora concedeva. Papà e il presidente Angelo Massimino volano a Rio de Janeiro, vedono tanti giocatori: Paulo Isidoro, Serginho (il centravanti, ndr), Careca, Casagrande, Leo Junior. Costano troppo e prendono Luvanor e Pedrinho. Uno degli sceneggiatori de “L’allenatore nel pallone” (il film cult con Lino Banfi nei panni dell’allenatore Oronzo Canà, ndr) mi ha confessato di essersi ispirato al viaggio a Rio di papà e Massimino, in quell’estate del 1983".

MARADONA

"Estate 1978, mio padre va in Argentina con Trapattoni e Radice per seguire il Mondiale. A Buenos Aires lo contatta Settimio Aloisio, argentino di origini calabresi, futuro procuratore di Batistuta e altri campioni. Papà aveva riportato in A il Catanzaro. Aloisio, responsabile tecnico dell’Argentinos Juniors, si presenta in albergo e lo costringe a seguirlo: 'Gianni, devi venire, fidati. Ti faccio vedere un fenomeno'. Papà si fa accompagnare da due giornalisti. Arrivano su un campetto e il ragazzo per cui erano lì non si vede. Sta a casa, furibondo: il ct Menotti non lo ha convocato per il Mondiale. Vanno tutti a casa di Diego e lo convincono a giocare la partitella. A papà basta un quarto d’ora. Mi diceva di aver visto la luce. Papà scende subito negli spogliatoi, con la scusa di una necessità fisiologica, e blocca Diego. Uno dei giornalisti è amico del presidente della Lazio (Umberto Lenzini, ndr) e papà ha paura che gli telefoni. Papà fa firmare a Diego un impegno con il Napoli. La Serie A è chiusa agli stranieri, ma si sa che a breve (nel 1980, ndr) le frontiere verranno riaperte. Papà chiama Ferlaino e gli dice che è un’operazione da 250mila dollari, che Diego sarebbe stato 'parcheggiato' in Belgio. Ferlaino nicchia, l’affare non si chiude. Diego gli dice: 'Gianni, non ti dimenticare di me'. Quando papà ritorna, va a Nola, al centro commerciale di Gianni Punzo, vicepresidente del Napoli, compra tanti vestiti per Diego, glieli spedisce. Poi a Napoli, per la verità, non si frequentarono tanto e papà era dispiaciuto per non aver aiutato Diego a districarsi nella città, a evitare certi ambienti difficili. Non gli chiese mai nulla, finché una volta, prima dell’Europeo del 2016 in Francia, gli telefonò: 'Diego, per favore, rilascia un’intervista a mio figlio Gianluca'. Mi presentai al ristorante di Parigi dove Diego era a cena con Vialli e altri. I bodyguard spingevano, Diego li fermò: 'È il figlio del mio amico Gianni, con lui parlo'. Venti minuti di intervista con Maradona, il mio colpo più grande".

CRISTIANO RONALDO

"Faceva scouting per la Juve di Moggi. Volò in Portogallo per seguire Quaresma in un Belenenses-Sporting, poi entrò in campo un ragazzo, un certo Cristiano Ronaldo. Pochi minuti dopo, papà era a caccia dei genitori in tribuna. L’approccio con i familiari di un giovane era la sua prima mossa. L’affare si sarebbe fatto, saltò perché Salas rifiutò di passare allo Sporting".

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