Diagnostica inclusiva per le persone autistiche: al via il primo progetto nazionale
Nasce in Italia il primo progetto dedicato alla diagnostica inclusiva per le persone nello spettro autistico. Promossa da Fondazione Il Tricheco Blu, Confindustria Dispositivi Medici e Centro Diagnostico Italiano, l’iniziativa punta a sviluppare strumenti, protocolli e linee guida per rendere esami e screening più accessibili, riducendo le barriere che oggi ostacolano l’accesso alla prevenzione e alle cure
In Italia si stima che circa 600 mila persone siano nello spettro autistico. Per molte di loro, sottoporsi a esami diagnostici di routine può rappresentare un percorso complesso, caratterizzato da ostacoli sensoriali, comunicativi e organizzativi che spesso rendono difficile l’accesso alle prestazioni sanitarie. Una criticità che, secondo studi internazionali, contribuisce a un’aspettativa di vita mediamente inferiore di oltre 14 anni rispetto alla popolazione generale.
Anche procedure comuni come prelievi del sangue, elettrocardiogrammi ed ecografie possono trasformarsi in esperienze particolarmente stressanti, con il rischio di rinunciare all’esame, comprometterne l’esito o rendere necessario il ricorso alla sedazione.
Il primo progetto italiano di diagnostica inclusiva
Per rispondere a questa esigenza nasce il primo progetto nazionale di diagnostica inclusiva, promosso dalla Fondazione Il Tricheco Blu, da Confindustria Dispositivi Medici e dal Centro Diagnostico Italiano. L’obiettivo è sviluppare e validare metodologie e strumenti capaci di rendere gli esami diagnostici più accessibili alle persone autistiche.
L’iniziativa mira alla realizzazione di un modello replicabile su scala nazionale, applicabile sia alla diagnostica di laboratorio sia agli esami di imaging. Il progetto coinvolgerà società scientifiche, professionisti sanitari, aziende del settore dei dispositivi medici e la Fondazione Il Tricheco Blu, da anni impegnata nella tutela delle persone autistiche e delle loro famiglie.
Tre anni di sperimentazione e ricerca
Il programma si svilupperà nell’arco di tre anni e prevede una fase iniziale di co-progettazione, seguita dalla realizzazione e dalla sperimentazione di strumenti innovativi all’interno di centri diagnostici pilota. Tra le soluzioni previste figurano materiali per familiarizzare con gli esami, supporti visivi, strumenti per la gestione dei tempi di attesa e contenuti informativi dedicati ai caregiver. L’obiettivo è migliorare l’esperienza delle persone autistiche durante l’intero percorso diagnostico. Al termine della sperimentazione, i risultati saranno sottoposti a validazione scientifica per definire protocolli, standard operativi e linee guida utili a favorire l’adozione del modello da parte delle strutture sanitarie su tutto il territorio nazionale.
Le persone autistiche protagoniste del cambiamento
«Per molte persone autistiche e per le loro famiglie, affrontare un esame diagnostico può rappresentare una sfida significativa, non per la complessità della prestazione in sé, ma per la presenza di barriere sensoriali, comunicative e organizzative che spesso non vengono considerate», ha dichiarato Marco Ruini, presidente della Fondazione Il Tricheco Blu. Ruini ha sottolineato come il valore dell’iniziativa risieda soprattutto nel coinvolgimento diretto delle persone autistiche e delle loro famiglie, che partecipano alla progettazione delle soluzioni non come semplici destinatari, ma come partner attivi. Un approccio che punta a tradurre i bisogni reali in strumenti concreti, favorendo un accesso più equo alla prevenzione e alle cure.
Innovazione sociale e sostenibilità nel sistema salute
Secondo Guido Beccagutti, direttore generale di Confindustria Dispositivi Medici, si tratta della prima iniziativa strutturata in Italia dedicata alla diagnostica inclusiva per le persone neurodivergenti. Il progetto punta a generare benefici tangibili, riducendo il numero di esami non completati, il ricorso alla sedazione e i costi legati a percorsi diagnostici più complessi. Al tempo stesso, rappresenta un esempio di innovazione sociale capace di coniugare accessibilità, sostenibilità e sviluppo tecnologico, stimolando la progettazione di dispositivi e soluzioni sempre più inclusive.
L’impegno del Centro Diagnostico Italiano
Anche il Centro Diagnostico Italiano ha ribadito il proprio impegno sul fronte dell’inclusione. «Per CDI inclusione e accessibilità significano offrire a ogni persona un percorso di cura attento, accogliente e realmente su misura», ha affermato Federica Visioli, direttore HR e iniziative di sostenibilità. L’obiettivo è garantire a tutti i pazienti, comprese le persone neurodivergenti, un’esperienza di cura sempre più rispettosa delle esigenze individuali, contribuendo alla costruzione di un sistema sanitario più accessibile e vicino ai bisogni di ciascuno.
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