Worklimate: 2,3 milioni di lavoratori protetti dal caldo. Primo studio europeo certifica l’efficacia delle ordinanze
Sempre più regioni emanano provvedimenti per proteggere i settori più esposti alle temperature elevate, che ormai toccano anche primavera e autunno. Uno studio sul Journal of Exposure Science & Environmental Epidemiology ha dimostrato per la prima volta in Europa l’efficacia della piattaforma previsionale Cnr-Inail: dove si interviene con ordinanze basate sulle previsioni del rischio, gli infortuni sul lavoro si riducono dal 20 al 40%
Roma, 22 giugno 2026 – Anche quest’anno numerose regioni italiane hanno emanato ordinanze per tutelare la salute dei lavoratori dagli effetti delle temperature estreme, che prevedono la sospensione temporanea delle attività all’aperto dalle 12:30 alle 16:00 nelle giornate e nelle località in cui Worklimate segnala un livello di rischio alto per lavoratori esposti al sole e impegnati in attività fisica intensa.
La piattaforma previsionale Cnr e Inail è stata appena rinnovata con il nuovo progetto Worklimate 3.0 “Salute occupazionale e resilienza aziendale nell’era delle temperature estreme” (Bric Inail 2025). Il progetto mira a sviluppare strumenti e soluzioni innovative per la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori esposti a temperature estreme e per il rafforzamento della resilienza dei contesti aziendali.
Adotta un approccio integrato e multidisciplinare, coinvolgendo un’ampia rete di aziende di diversi settori lavorativi e medici competenti impegnati in un programma di sorveglianza sanitaria. Le attività includono anche il monitoraggio degli ambienti di lavoro indoor non climatizzati e la gestione delle suscettibilità individuali al caldo. Il progetto amplia inoltre l’attenzione agli effetti del freddo sui lavoratori. Tra i risultati attesi vi è anche lo sviluppo di un prototipo di sistema di allerta per prevedere gli effetti del freddo.
Nel 2024 le ordinanze erano state adottate da 15 regioni italiane, interessando oltre 1,5 milioni di lavoratori; nel 2025 il numero è salito a 18 regioni e oltre 2,3 milioni di addetti. Per il 2026, ancor prima dell’inizio dell’estate astronomica, hanno emanato tali provvedimenti già 16 regioni, a partire dal Lazio, a cui si sono aggiunte più recentemente anche la Campania e le Marche, coinvolgendo quindi la quasi totalità delle regioni italiane (18 regioni, con l’esclusione della Val d’Aosta e il Trentino-Alto Adige).
“L’evoluzione testimonia la crescente attenzione verso i rischi associati al caldo estremo – commenta Morabito – Oltre ai tradizionali comparti agricoltura ed edilizia, molte regioni hanno esteso la tutela a settori come florovivaismo, per il personale impegnato in serre e tunnel agricoli, attività estrattive, logistica di piazzale, consegne urbane, manutenzione stradale e ferroviaria, igiene ambientale e comparto forestale. Calabria e Puglia hanno ampliato l’ambito di applicazione agli ambienti confinati privi di adeguata ventilazione o sistemi di raffrescamento. Un’altra novità riguarda la tempistica: Lazio, Umbria, Toscana, Liguria, Puglia e Piemonte hanno anticipato la vigenza delle misure già nell’ultima decade di maggio e fino a settembre (Lazio, Umbria, Puglia, Emila Romagna, Lombardia, Calabria, Basilicata, Friuli-Venezia Giulia e Molise), adeguandosi a una realtà climatica che frequentemente indica condizioni di rischio alto per i lavoratori già in primavera e fino a inizio autunno”.
L’efficacia di queste misure preventive è anche valutata in uno studio realizzato nell’ambito di Worklimate da ricercatori di Cnr e Inail, pubblicato sul Journal of Exposure Science & Environmental Epidemiology. “Nell’estate 2024, l’anno più caldo registrato a livello globale, i tassi di infortunio sul lavoro nelle regioni che avevano o meno adottato le ordinanze mostrano una significativa riduzione nelle prime, nonostante fossero più esposte a caldo intenso – prosegue Morabito – Nel settore edile il tasso di infortuni è inferiore del 21,9% rispetto alle regioni prive di ordinanza, nel settore agricolo di circa il 25% e nei giorni classificati a maggior rischio dalla piattaforma, la riduzione degli infortuni nel settore delle costruzioni ha superato il 40%”.
Lo studio rappresenta la prima evidenza a livello europeo dell’efficacia di una politica pubblica finalizzata alla prevenzione degli effetti del caldo sul lavoro e conferma come previsioni meteo e biometeorologiche possano agire come strumenti operativi e contribuire concretamente alla riduzione infortunistica e alla sicurezza dei lavoratori maggiormente esposti. L’aumento di frequenza, intensità e durata delle ondate di calore impone di fornire un importante supporto scientifico alle strategie di adattamento e protezione della salute.
The post Worklimate: 2,3 milioni di lavoratori protetti dal caldo. Primo studio europeo certifica l’efficacia delle ordinanze first appeared on insalutenews.it.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Wow
0
Triste
0
Furioso
0


Commenti (0)