Difesa, Sapelli: “I 40 miliardi? Si finanziano con il debito pubblico. L’Italia faccia la sua parte nella Nato”
40 miliardi per la difesa, l’economista Giulio Sapelli: “Il debito non è un male se crea industria e occupazione. L’Italia faccia la sua parte nella NATO”
L’Unione europea deve abbandonare il “tabù” del debito e considerare gli investimenti nella difesa come una leva di crescita economica e industriale. Ne è convinto l’economista Giulio Sapelli, che apprende positivamente l’annuncio dei membri della Nato di investire, nei prossimi 5 anni, oltre 40 miliardi di dollari in capacità di difesa contro i droni. Ma dove l’Europa potrà realisticamente trovare i fondi necessari per il raggiungimento di tale ambizioso traguardo? La risposta è, apparentemente, semplice. “Le risorse si prendono dal debito pubblico, esattamente come fanno tutti i grandi paesi, compresi gli Stati Uniti, che hanno un debito ben superiore al nostro. Il problema è l’idea, tutta ordoliberista, che il debito pubblico sia sempre un male. È proprio questa impostazione che ha paralizzato l’economia europea, favorendo un modello basato esclusivamente sulle esportazioni e sui bassi salari, con effetti devastanti per l’Italia negli ultimi vent’anni”, spiega ad Affaritaliani.
Secondo l’economista, occorre distinguere tra debito improduttivo e “debito buono”. “Se il debito serve a costruire un apparato industriale, lo ricordava anche Mario Draghi, allora è un debito buono, un investimento produttivo. L’Italia possiede già tutte le capacità tecnologiche, industriali e professionali necessarie per affrontare questa sfida”, sottolinea l’economista, che richiama poi il ruolo strategico dell’industria della difesa italiana, citando in particolare Leonardo – un’azienda di eccellenza – e il patrimonio costruito negli anni da manager come Pier Francesco Guarguaglini. Imprese tra le più avanzate al mondo, con competenze nella ricerca, nello spazio e nella tecnologia.
“Parliamo di investimenti, non di spese a fondo perduto. La difesa produce occupazione, innovazione e trasferimento tecnologico verso altri comparti dell’economia. Quindi no, le spese in difesa non sono mai una spesa a perdere, ma investimenti che vanno ben oltre il solo rafforzamento militare e che generano occupazione, innovazione e ricadute tecnologiche anche nel settore civile“, ribadisce l’esperto.
Leggi anche: Trump al vertice Nato ad Ankara: “Meloni mi piace, ma per noi non c’è stata. Gli Usa dovrebbero controllare la Groenlandia”
Sapelli lega il tema anche agli impegni internazionali dell’Italia. Essere parte della NATO, osserva, comporta precise responsabilità. “La spesa per la difesa è uno dei doveri che derivano dalla nostra appartenenza all’Alleanza. Non significa essere guerrafondai, ma contribuire alla sicurezza collettiva e alla deterrenza. Per troppo tempo abbiamo commesso l’errore di trascurare la difesa per effetto di una concezione economica sbagliata e di un pacifismo che ha finito per indebolire la nostra capacità di deterrenza”.
L’economista insiste anche sul valore della deterrenza come strumento per preservare la pace. “Il fatto che Paesi come l’Iran possano dotarsi dell’arma nucleare dimostra quanto sia importante mantenere una capacità di deterrenza. Non significa preparare la guerra, ma evitare che la guerra scoppi”. A suo giudizio, una politica di deterrenza più credibile avrebbe potuto modificare gli sviluppi della crisi ucraina già nel 2014. E, a proposito delle spese per supportare l’Ucraina, “Kiev è stata vittima di un’aggressione russa che non può essere giustificata. Errori diplomatici, sia russi sia americani, hanno certamente contribuito a creare le condizioni della crisi, ma questo non cambia la natura dell’invasione. Il sostegno militare all’Ucraina resta necessario”.
Infine, Sapelli invita a considerare la difesa come parte integrante della politica industriale del Paese. “Abbiamo una delle migliori diplomazie del mondo e una solida industria della difesa. Le due cose devono procedere insieme: la diplomazia resta il primo strumento per costruire la pace, ma senza una credibile capacità di difesa rischia di essere inefficace”, conclude.
L'articolo Difesa, Sapelli: “I 40 miliardi? Si finanziano con il debito pubblico. L’Italia faccia la sua parte nella Nato” proviene da Affaritaliani.it.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Wow
0
Triste
0
Furioso
0
Commenti (0)