Sedicenne svedese violentata da un richiedente asilo, Stoccolma riscrive le regole: “Gli stupratori possono essere espulsi”

La Svezia ha costretto l’Onu a mettere nero su bianco ciò che per il senso comune era già ovvio: chi stupra non ha diritto di restare in Europa, anche se detiene lo status di rifugiato. La svolta arriva dopo il caso di Skellefteå, nel nord del Paese, dove una sedicenne fu violentata da un giovane eritreo poi condannato ma non espulso. Una decisione che aveva mostrato il cortocircuito di anni di politiche immigrazioniste costruite più sulla tutela ideologica del migrante che sulla difesa delle vere vittime. Così dopo mesi di pressione il ministro svedese per la Migrazione Johan Forsell, l’Unhcr chiarisce le linee guida: lo stupro è un reato particolarmente grave e chi lo commette deve essere rimpatriato, anche quando gode di protezione internazionale.
Il caso di Skellefteå
La vicenda nasce nel settembre 2024 in un sottopasso cittadino, dove la cronaca ha finito per smontare anni di retorica sull’accoglienza senza condizioni. Meya Åberg, allora sedicenne, venne aggredita e violata sessualmente. La sentenza per l’immigrato? Tre anni di carcere. La procura aveva chiesto anche l’espulsione. La Corte d’Appello, però, la escluse. Non perché mancasse la condanna. Non perché il fatto fosse irrilevante. Ma perché, secondo l’interpretazione applicata allora, quel reato non bastava a superare la soglia richiesta per incidere sullo status riconosciuto all’imputato.
È qui che la vicenda smette di essere soltanto un caso giudiziario svedese e diventa una fotografia politica dell’Europa degli ultimi vent’anni. Da una parte una ragazza minorenne, una sentenza, una ferita reale. Dall’altra un sistema di garanzie talmente sbilanciato da finire per proteggere più la posizione giuridica del colpevole che la comunità colpita. Il diritto d’asilo nasce per salvare chi fugge da persecuzioni, guerre e regimi. Quando però si trasforma in un salvacondotto permanente anche davanti a crimini gravissimi, non è più umanità.
La pressione di Forssell
Forssell ha portato il caso davanti alle Nazioni Unite chiedendo un chiarimento. Non una battaglia contro la protezione internazionale, si intenda, ma contro la sua deformazione burocratica. Chi viene accolto deve rispettare le regole fondamentali e culturali del Paese che lo ospita. Se le calpesta con un crimine come la violenza sessuale, non può pretendere che l’Ue continui a garantirgli lo stesso riparo.
«Ora siamo effettivamente riusciti a raccogliere sostegno tra molti Stati membri e a far cambiare l’Unhcr l’applicazione della convenzione. Penso che sia importante», ha dichiarato il ministro di centrodestra. Parole che contano.
La sinistra e il tabù infranto
Il caso svedese non nasce nel vuoto. Nasce dentro una stagione in cui una certa sinistra europea ha costruito attorno allo straniero una tutela quasi sacrale, fino a rendere più difficile difendere chi accoglie rispetto a chi ne viola le regole. La Svezia, segnata a lungo da governi progressisti e da una delle politiche migratorie più aperte d’Europa, oggi si trova a correggere gli effetti di quella impostazione.
Il chiarimento dell’Onu non significa espulsione automatica. Restano il principio di non-refoulement, la valutazione del singolo caso e gli altri vincoli del diritto internazionale. Ma cambia il punto di partenza: lo stupro è finalmente indicato come reato particolarmente grave e può dunque fondare la revoca della protezione e l’allontanamento.
L’Europa ha cambiato linea
Un aggiustamento di rotta, non isolato. Sullo stesso terreno si muove anche il nuovo regolamento europeo sui rimpatri: un altro binario, diverso ma complementare, che rafforza gli strumenti contro chi non ha diritto a restare, dagli ordini europei di ritorno alla cooperazione obbligatoria, dalla detenzione in caso di rischio fino agli hub esterni. Insomma, il Vecchio continente comincia a correggere “le sinistre storture”.
Se prima ogni richiesta di fermezza e giustizia veniva bollata come una scelta sovranista, ora al contrario è la strada maestra. Non rispetti la civiltà europea, te ne vai.
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