Dimenticate il salario minimo, Italo Balbo è diventato la priorità della Cgil: proteste a Ferrara per la mostra sul Maresciallo dell’Aria

27 Giugno 2026 - 16:28
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Dimenticate il salario minimo, Italo Balbo è diventato la priorità della Cgil: proteste a Ferrara per la mostra sul Maresciallo dell’Aria

ROMA – SPE – IL 900 RACCONTATO DALL’ISTITUTO LUCE IN DVD – GLI ATLANTICI: 1933, IL CELEBRE DISCORSO DI BALBO A NEW YORK. Una collana di trenta documentari per oltre 60 ore di immagini con cui raccontare un secolo della nostra storia grazie agli straordinari materiali, spesso inediti, degli archivi dei cinegiornali Luce. Questo il progetto della collana di Dvd ”Novecento” realizzato dall’Istituto Luce e che andra’ in edicola ogni due settimane per 15 mesi a partire da domani al costo di 7,90 euro. Il primo numero, presentato oggi, si intitola ”Gli atlantici” e prende lo spunto dalla trasvolata atlantica che nel 1933 porto’ 24 aerei italiani da Roma a New York. A capo delle squadriglie c’era Italo Balbo, celebre gerarca del Fascio che fu al fianco di Mussolini fin dalla ‘marcia su Roma’ e poi come ministro dell’Aviazione e governatore della Libia. UFF. STAMPA ISTITUTO LUCE/ANSA

«Le trasvolate oceaniche non possono riscattare le responsabilità politiche e personali di Balbo». Ci risiamo. La Cgil di Landini, a Ferrara, ha scelto un nuovo bersaglio: Italo Balbo, l’aviatore delle crociere atlantiche, il ferrarese più noto del Novecento, ma soprattutto — per l’occasione — il «gerarca» impresentabile.

La polemica nasce dal Festival delle Città Identitarie, in programma dal 2 al 5 luglio, dove l’uomo delle “imprese dei cieli” compare tra i protagonisti che hanno segnato il profilo storico della città estense. «Non in nostro nome!», gridano indignati i compagni. E fin qui nulla di sorprendente: ognuno ha i suoi riflessi pavloviani. Il problema è che, a ben vedere, sotto spunta la solita doppia morale: nel 2018 infatti, quando al Comune sedeva il Pd, la donazione del fondo documentario appartenuto alla famiglia Balbo venne accolta senza che nessuno battesse ciglio. Oggi invece governa la destra e quindi: “Fascisti”.

La sinistra ricomincia: “Fascisti”

La Camera del Lavoro ferrarese parla di una «precisa operazione culturale in sfregio alla memoria collettiva della nostra città» e contesta l’idea che il politico trasvolatore possa essere inserito tra i nomi legati alla storia locale. Il sindacato ricorda lo squadrismo agrario, le spedizioni punitive, le Camere del Lavoro incendiate, le leghe e le cooperative colpite dalle camicie nere. Sono pagine reali, certo, e nessuno accademico serio può cancellarle per sostituirle con la cartolina dell’idrovolante.

Il punto, però, non è trasformare Balbo in un santino. Sarebbe ridicolo. Fu fascista, ministro, governatore della Libia, uomo interno al regime. Ma fu anche l’aviatore che portò l’Italia sulle rotte oceaniche, un personaggio capace di costruire mito, consenso, ambizione tecnica e propaganda in una stagione in cui l’aviazione era potere, modernità, immaginario nazionale. La storia, quando non la si usa come manganello — già che siamo in tema —, funziona così: tiene insieme le ombre e le luci.

Il precedente che rovina la predica

Ed eccolo, il dettaglio che guasta la liturgia progressista. Nel 2018, sotto l’amministrazione del sindaco dem Tiziano Tagliani, l’Istituto di Storia Contemporanea presentò il lavoro sulla “Donazione famiglia Paolo Balbo“. In quell’occasione fu formalizzato il passaggio alla città del fondo documentario conservato per decenni nella casa ferrarese della famiglia. C’erano autorità, studiosi, curatori. Non risultano, allora, scomuniche pubbliche contro il ritorno del gerarca sotto mentite spoglie archivistiche.

Qui non si discute il valore di un fondo storico, che anzi va studiato, aperto, interrogato. Si nota semmai la curiosa elasticità del giudizio politico. Se Balbo entra dalla porta dell’archivio con un’amministrazione di sinistra, diventa materiale di ricerca. Se compare nel programma di un festival con una giunta di centrodestra, si trasforma in minaccia per la democrazia. Una metamorfosi notevole… altro che Kafka.

La risposta del Festival

Edoardo Sylos Labini, attore, regista e ideatore del Festival delle Città Identitarie, ha respinto le accuse a La Verità parlando di «un attacco pretestuoso». Ha ricordato proprio il precedente del 2018, osservando che quando Tagliani presenziò alla donazione del fondo Balbo «l’Anpi non disse nulla». Intanto anche le opposizioni in Consiglio comunale, dal Pd al M5s, hanno chiesto di ritirare l’adesione della città alla Fondazione Città Identitarie e ogni sostegno a iniziative considerate celebrative del fascismo. Si sono proprio offesi. La questione, dunque, è politica prima ancora che storica. Decidere quando una memoria sia accettabile in base al colore della giunta è un esercizio meno nobile: equivale a serrare il recinto ideologico cancellando il passato.

La memoria a corrente alternata

La cancel culture all’italiana ha spesso questo difetto: non studia, seleziona. Non apre i dossier, li giudica. E così Balbo non è più un caso storico complesso, ma un’etichetta pronta all’uso. Peccato che, applicando lo stesso metodo ai pantheon progressisti, resterebbero in piedi poche statue e molte sedie vuote: rivoluzionari comunisti, leader occidentali, presidenti democratici americani celebrati con sorprendente indulgenza nonostante biografie piene di contraddizioni.

La sinistra può discutere Balbo finché vuole. Ma dovrebbe evitare il numero da prestigiatore. Non a caso Sylos Labini tira in ballo Pasolini e quel «fascismo degli antifascisti» che torna utile ogni volta che a sinistra si vogliono distribuire patentini culturali.

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