Dominio spaziale: perché le grandi potenze puntano tutto sui satelliti LEO
Mai come in questi ultimi mese sta emergendo prepotentemente il tema del controllo dello spazio, non più limitato a poche superpotenze ma sempre più assediato dalle realtà private. Al centro di questa nuova fase troviamo i satelliti in orbita bassa, tecnicamente definiti LEO, che operano a una quota inferiore ai 2011 chilometri dalla superficie terrestre.
A differenza dei vecchi sistemi geostazionari, molto più distanti e lenti, queste nuove costellazioni sono composte da migliaia di piccoli apparecchi interconnessi, ed è proprio questa vicinanza che permette ai dati di viaggiare molto più velocemente, offrendo una connessione a banda larga con una latenza ridotta, che ormai è pronta a competere persino con le reti in fibra ottica che abbiamo a terra.
Quanto accaduto qualche mese fa in Venezuela con Starlink ha acceso i riflettori su quanto queste tecnologie possano essere dirompenti. Nonostante il paese non fosse ufficialmente supportato, la tecnologia di Elon Musk è riuscita a fornire accesso a internet durante momenti di crisi, superando di fatto i controlli statali sulle telecomunicazioni.
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