Don Ciucci: «L’intelligenza artificiale può diventare uno strumento di pace»

17 Luglio 2026 - 15:55
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Don Ciucci: «L’intelligenza artificiale può diventare uno strumento di pace»
Il Summit in Campidoglio (foto Siciliani / Gennari / Sir)Il Summit in Campidoglio (foto Siciliani / Gennari / Sir)

Si ispira alla Magnifica humanitas il testo della Dichiarazione di Roma per una pace disarmata e disarmante nell’era dell’intelligenza artificiale, delle armi nucleari e autonome, dei nuovi protocolli digitali e dei modelli emergenti di sviluppo digitale, firmata in Campidoglio da trenta Premi Nobel, Capi di Stato e di Governo emeriti e leader religiosi al termine della Global Nobel Laureates Assembly on Artificial Intelligence and Nuclear War. Abbiamo chiesto un commento a don Andrea Ciucci, intervenuto all’evento in qualità di Cancelliere della Pontificia Accademia per la Vita.

Don Andrea Ciucci

Il Documento richiama due temi molto cari a papa Leone: il monito a costruire una pace «disarmata e disarmante» e la riflessione sui rischi e le potenzialità dell’intelligenza artificiale. Come si intersecano queste due questioni ?
Oggi i modelli di intelligenza artificiale stanno avendo un impatto significativo, purtroppo, anche sul modo in cui si conducono i conflitti armati. La speranza è che un domani possano impattare in qualche modo anche sui processi di pace. Se usassimo le nuove tecnologie per costruire un mondo più attento alle persone, più giusto, nel quale le ricchezze siano più equamente distribuite, sarebbe possibile ridurre tutta una serie di motivi che poi generano guerra. Senza contare le potenzialità dell’intelligenza artificiale per migliorare la comunicazione tra i popoli e quindi il dialogo verso la pace.

Dei sei principi enunciati nel Documento, quale le sembra più interessante?
Direi il primo – quello in cui si chiede che l’AI non possa attivare autonomamente o autorizzare l’impiego di armi nucleari -, perché propone un’indicazione molto concreta e immediatamente sperimentabile. Gli altri punti, invece, esprimono principi ispiratori che devono ancora tradursi in scelte operative, concrete e valutabili. Ed è proprio questo il lavoro che ci auguriamo il documento possa promuovere.

Un mondo in fiamme può essere ricettivo verso principi di questo genere? Sono dichiarazioni che possono davvero cambiare qualcosa?
Abbiamo un’esperienza recente, relativa proprio alle armi nucleari, che dimostra come il dialogo e le dichiarazioni di principio possano produrre risultati concreti. Durante la stagione dell’escalation nucleare, per esempio, la forte mobilitazione contribuì a favorire accordi internazionali e moratorie sui test. È la dimostrazione che anche dichiarazioni che possono apparire solo ideali hanno la capacità di incidere sulla realtà e di aprire la strada a decisioni concrete.

Il fatto che in un consesso internazionale sia stata firmata una dichiarazione basata idealmente sul pensiero finora espresso da papa Leone, cosa ci dice sul ruolo politico-diplomatico di questo papato in un contesto globale così complesso?
Io credo che il Papa abbia scelto di focalizzarsi sul tema della giustizia e della cura della persona al tempo dell’intelligenza artificiale perché questa è per certi “la” sfida che l’umanità intera deve affrontare in questo momento. Così come papa Francesco aveva fatto con il tema della cura del creato e della fratellanza umana nel tempo delle grandi divisioni. Il problema della Chiesa non è avere un ruolo politico o diplomatico, il ruolo della Chiesa è quello di interpretare la realtà e le questioni che la realtà pone alla luce. E se dobbiamo, oggi, interpretare la realtà, essa appare segnata da questa potente trasformazione tecnologica.

Colpisce però il credito di cui gode il papato negli ultimi anni…
Sì, devo dire che, prima con papa Francesco e ora con papa Leone, registriamo un grande interesse. Il papato e la Santa Sede sembrano godere di un certo prestigio internazionale, sono riconosciuti tra i player mondiali più significativi, in grado di ispirare una visione positiva e di aiutare l’umanità intera ad affrontare le sfide del nostro tempo. È la “via di Neemia”, che papa Leone indica appunto nella Magnifica humanitas: il modo per gestire questo tempo è quello della collaborazione tra gli uomini. L’auspicio è quindi che il patrimonio, la visione e la tradizione della Chiesa possano alimentare il dialogo con altre visioni e altri pensieri positivi, affinché, insieme, contribuiscano a far crescere la nostra comune umanità.

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