Don Rigoldi: «La relazione è il segreto dell’educazione»
Don Gino Rigoldi in un incontro pubblico con l'assessore comunale Martina Riva e Javier Zanetti (foto Comune di Milano)Non si diventa grandi da soli. A ricordarci quanto sia fondamentale l’aiuto degli altri, specialmente nella difficoltà, è don Gino Rigoldi, per una volta non solo con le parole, ma anche con le immagini del suo servizio al prossimo. Per celebrare i dieci anni della Fondazione che porta il nome dello storico Cappellano dell’Istituto minorile Beccaria, infatti, lunedì 11 maggio, alle 18.30, presso la Fondazione Ambrosianeum (via delle Ore 3, Milano), il sacerdote dialogherà con Lella Costa e Vittorino Andreoli e sarà presentata una mostra fotografica. I dieci scatti esposti, realizzati dal fotografo Giorgio Galimberti, immortalano diversi momenti dei progetti e delle persone che hanno attraversato il cammino di questa realtà.
Legami essenziali
La parola su cui si concentrerà il dibattito è la stessa enunciata da don Rigoldi da più di quarant’anni: relazione. «È il segreto dell’educazione – spiega -. Grazie a essa impariamo a rapportarci con il prossimo con presupposti sinceri e costruttivi. Il messaggio che desideriamo lanciare è che, se impariamo a lavorare sulle relazioni, allora saremo capaci di costruire legami, che a loro volta costituiranno le comunità, essenziali per raggiungere i nostri obiettivi. È finito, in questo senso, il tempo dei cosiddetti “lupi solitari”».
La raccomandazione del sacerdote non è solo un auspicio, ma il risultato dei dieci anni di lavoro della Fondazione. Da quando fu costituita nel 2015 per sviluppare le idee e i valori ddi don Gino, ha aiutato ragazzi e ragazze provenienti da situazioni di difficoltà economica ed educativa. Sia a loro, sia alle rispettive famiglie, ha sempre cercato di proporre percorsi che offrissero, prima di tutto, una visione del futuro. Formando, innanzitutto, chi li avrebbe poi educati. «Da quando abbiamo cominciato a formare gli insegnanti delle scuole alla relazione – racconta don Rigoldi -, ho visto classi di balordi cambiare dal giorno alla notte. Questi adolescenti si sentivano finalmente riconosciuti».
Accompagnare a capire
Ma che significa esattamente per il Cappellano del Beccaria entrare in relazione con qualcuno? Soprattutto porsi sullo stesso piano dell’interlocutore, senza alcuna subalternità. Dimostrare agli adolescenti che esistono persone che attribuiscono loro un valore. Altrimenti il rischio, secondo don Rigoldi, è che i più giovani non abbiano un modello di riferimento: «In questo senso, credo che negli ultimi anni siano molto disorientati, come se non appartenessero a una famiglia. Sembrano confusi, anche relativamente a ciò che è giusto fare o non fare. Il loro sorriso, però, non è mai tramontato. Ma se oggi vince il più forte, il più bello o il più ricco, siamo rovinati…».
Un buon punto di partenza per questa “nuova” forma di educazione è quindi evitare gli errori più comuni commessi finora. Uno in particolare – che don Rigoldi definisce grande «come il Monte Bianco» – è l’illusione che, punendoli adeguatamente, i ragazzi cambieranno comportamento: «Anche al Beccaria entrano con una denuncia e ne escono con quaranta: basta non alzarsi dal letto, o dire una parola di troppo a un agente… Non funziona così: l’educazione è relazione, è dialogo, è pazienza nell’accompagnare a capire. Altrimenti si accumulano solo sanzioni».
Al termine del dialogo e della presentazione della mostra (a cura di Alessandro Curti), gli ospiti saranno invitati a un aperitivo nel giardino dell’Ambrosianeum. La partecipazione è gratuita, previa conferma a b.locatelli@fondazionedonginorigoldi.it o compilando il form disponibile sul sito della Fondazione.
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