Dopo le dichiarazioni a Kiev del premier e leader laburista Burnham, quanto ancora potrà durare l’equilibrio in Europa?

26 Agosto 2026 - 15:10
0
Dopo le dichiarazioni a Kiev del premier e leader laburista Burnham, quanto ancora potrà durare l’equilibrio in Europa?

Gli inglesi sono difficili da capire però una cosa è certa e comprovata: non si smentiscono mai; infatti, in occasione della “Giornata dell’indipendenza” dell’Ucraina, sono arrivati - come da copione - messaggi di sostegno e manifestazioni di voler rafforzare il fronte comune contro Mosca, che manifestamente si appalesa con minaccia di ulteriori sanzioni. Tuttavia, la vera novità proviene da Albione e, infatti, il nuovo premier inglese, Andy Burnham, giunto per la prima volta a Kiev, promette armi, prendendo così a calci nelle gengive ogni residuo sforzo diplomatico che nel pantano europeo rischia l’assoluta irrilevanza. In maniera a dir poco incauta la politica inglese, che certamente non può riconoscersi in quella Comunitaria, percuote i poveri passi negoziali, percorsi con timidezza soprattutto dalla Santa Sede per tentare di ricucire una possibilità di risoluzione del conflitto senza fare ricorso alle armi. Quanti altri ucraini devono ancora essere maciullati insieme ai giovani della Federazione Russa perché l’industria delle armi possa ritenersi sazia?

Possono stupire le parole giunte dal Cremlino, che attacca, affermando: «così la Gran Bretagna partecipa alla guerra» e di fatto accade proprio questo, l’United Kingdom, Paese NATO per antonomasia insieme ai fratellastri americani, ha intrapreso un percorso che definire pericoloso è dir poco.

Intorno a questa cornice guerresca è accaduto di tutto, anche l’allerta aerea a Kiev mentre il Presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa e il Presidente finlandese Alexander Stubb, erano ancora nella capitale ucraina. Una prova realistica di quello che va lievitando step by step. Fortunatamente, i due leader sono stati evacuati e portati in un rifugio sicuro. Fonti dei servizi di sicurezza ucraini hanno riferito che l'allarme a Kiev è scattato per la minaccia “di missili balistici lanciati dall'area della città russa di Taganrog”, vicina al confine sudorientale ucraino.

I 35 anni trascorsi dalla proclamazione dell'indipendenza dell'Ucraina dal dominio sovietico sono stati, dunque l'occasione che ha ricollocato al centro della politica internazionale la guerra che oramai da quattro anni perisiste, insanguinando il fianco orientale dell'Europa e spingendo i cosiddetti “Volenterosi” ad accelerare sul sostegno al Paese invaso, trainati soprattutto dal Premier inglese Andy Burnham che ha, infatti, autorizzato l'azienda di difesa MBDA, il principale gruppo europeo nella progettazione e produzione di missili e sistemi d'arma complessi, a condividere con le forze ucraine diversi progetti classificati (quindi militarmente assai rilevanti) sui componenti britannici del missile “Scalp”, versione francese dello “Storm Shadow”, in modo da consentire ai francesi e agli ucraini di accelerare sulla produzione in Ucraina di quest'arma a lungo raggio.

Immaginiamo quanto la Russai possa essere contenta!

E per colmare la misura si è aggiunto l’ex enfant prodige, Emmanuel Macron, che ha annunciato con sorriso migliore le imminenti esercitazioni della “Forza multinazionale per l'Ucraina” - l'iniziativa di peacekeeping nata in seno alla coalizione – dichiarando che «saranno condotte nei mesi di ottobre e novembre». L'Italia, almeno per il momento, ha lasciato intendere che «non vi parteciperà» e questo in ragione della posizione assunta dal governo: «no ai soldati italiani» in Ucraina.

Da Kiev, Burnham ha promesso di fornire «tutto l'aiuto che serve», spingendosi a paragonare - forse con troppa faciloneria storica - la resistenza dell'Ucraina contro la Russia alla lotta del Regno Unito contro la Germania nazista, rimuovendo dal suo subconscio che il nazista collaborazionista Stefan Bandera è stato ripetutamente ricordato e omaggio dal governo presieduto ancora (sine titulo?) da Zelensky.

Il Cremlino per il tramite del suo portavoce, Dmitry Peskov, ha immediatamente replicato, affermando che: «il Regno Unito partecipa a questa guerra, alimenta sistematicamente e regolarmente il conflitto» e «getta benzina sul fuoco».  

La linea Zelensky che a gran voce oltre a richiedere soldi all’UE grida in continuazione «abbiamo bisogno di almeno 300 missili Patriot per l'inverno», lasciando intendere che i millantati piani di pace sono lontanissimi dal suo vero progetto e che molto probabilmente vengano sbandierati per tenere lontane le temutissime elezioni, atteso che il suo mandato presidenziale è abbondantemente scaduto. 

Tutta la politica internazionale che riesce ad esprimere l’Unione Europea, che poi si traduce nell’asse – una volta locomotiva del Vecchio Continente – Macron-Merz è quella di raccattare soldi e preparare l’Europa ad un inevitabile scontro frontale, con la direzione d’orchestra del leader labourista, che appena dopo un mese fa già rimpiangere il suo predecessore che almeno procedeva con un passo più lento.

Chissà se si è coscienti di vivere con la probabilità che già molti missili non hanno più testate armate con gli esplosivi classici ma abbiano già sostituito gli esplosivi con sistemi non convenzionali.

Forse dovremmo riflettere di più su questa possibilità, un tempo remota ma che ora inizia a fare capolino anche da noi. Hiroshima e Nagasaki non sono stati un’incidente della storia, potrebbero ripetersi ancora una volta!

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Wow Wow 0
Triste Triste 0
Furioso Furioso 0
Eventi e News

Eventi e News in Italia

Commenti (0)

User