E se, dopo la caduta di Orban, si mettesse in discussione il diritto di veto?

Maggio 13, 2026 - 11:51
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Il 9 maggio scorso, festa dell’Europa, è stato il giorno scelto simbolicamente da Peter Magyar per l’insediamento del suo governo, in un tripudio di bandiere dell’Unione europea mischiate a quelle ungheresi.

È finito così il lungo regno di Viktor Orban sull’Ungheria, ma anche il suo potere di interdizione all’interno delle istituzioni europee che gli ha permesso di condizionare, per sé o per conto terzi, la politica europea, bloccando o ritardando all’infinito decisioni cruciali e subordinando al suo potere di veto ogni minima possibilità di assumere posizioni condivise.

L’Unione europea ha vissuto, insomma, un suoLiberation Daydi cui deve far tesoro, prima che altri ambiscano a ricalcare le gesta del leader sconfitto.

Questo ha permesso, in pochi giorni, di rendere effettiva la concessione del prestito da 90 miliardi all’Ucraina e di immaginare di nuovo la possibilità di una procedura fast track per l’esame dei capitoli negoziali necessari alla sua eventuale adesione all’Unione europea nonché, da ultimo, di sanzionare i “coloni israeliani violenti” in Cisgiordania.

Non solo: l’uscita di scena di Orban ha dato l’occasione al ministro degli esteri tedesco, Johann Wadephul, di lanciare un forte appello ad abolire il voto all’unanimità e a moltiplicare le cooperazioni rafforzate per permettere all’Unione europea di competere con gli Stati Uniti e la Cina. “Quando si tratta di questioni di sicurezza, il principio dell’unanimità può metterci in un pericolo esistenziale”, ha detto Wadephul: “Si tratta di vita o morte, come possiamo vedere ogni giorno in Ucraina”.

Il concetto è stato riecheggiato da Antonio Tajani che in un’intervista a ‘Il Messaggero’ alla domanda se “senza Orban l’UE è più forte e agile nelle scelte?” ha risposto: “È più reattiva, adesso però dobbiamo insistere sul superamento del diritto di veto” sottolineando che questa è sempre stata la sua posizione personale e aggiungendo “mi auguro che i nostri alleati di governo si convincano”.

Non si tratta di prese di posizione isolate, perché anche Ursula von der Leyen e Kaja Kallas hanno posto l’accento sul problema e perché è sotto gli occhi di tutti che “perseverare est diabolicum”.

Di fronte ai problemi geopolitici cui l’Unione e i suoi Paesi membri sono confrontati, se non ora, quando?

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Redazione Eventi e News

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