E-waste day: l’avanzata del Fast Tech
Sono gadget spesso inutili, che compriamo online o in negozi coloratissimi che ne sono pieni; costano quanto un paio di riviste, ma spesso durano meno del tempo che impiegheremmo a leggerle: sono i cosiddetti Fast Tech, i gadget elettronici dei quali sembriamo non riuscire a fare a meno e con i quali riempiamo le nostre case.
Adattatori USB, cuffiette wireless, ventilatorini portatili, lucine LED: quando smettono di funzionare (o quando ci stanchiamo di usarli) li gettiamo nell'indifferenziata, con buona pace dell'ambiente, già provato dalle 62 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici che produciamo annualmente.. In occasione della nona edizione dell'International E-Waste Day 2026, uno studio commissionato dal WEEE Forum (l'associazione europea dei consorzi che raccolgono e riciclano i rifiuti elettronici per conto dei produttori) e condotto su 10.245 persone provenienti da 12 Paesi europei (Italia non inclusa) ha scoperto che in Europa l'87% dei consumatori ha almeno un oggetto di Fast Tech e il 78% ne ha comprato uno nell'ultimo anno.. Costano poco, durano poco, inquinano tanto
Il problema è che quando compriamo questi gadget non ci fermiamo a pensare se ci servano o no (spoiler: il 90% delle volte non ci servono): costano poco, quindi al massimo – pensiamo – li usiamo un paio di volte e li buttiamo. Vi ricorda qualcosa? Già, il fast fashion funziona allo stesso modo: compriamo vestiti attratti dai prezzi bassi, e dopo un anno li cambiamo.. Sappiamo bene dove ci ha portato il fast fashion: un deserto (quello di Atacama, in Cile) che è diventato una discarica a cielo aperto, emissioni inquinanti legate a produzione e fine vita dei vestiti, microplastiche derivanti dai tessuti in poliestere. Con il Fast Tech il procedimento è lo stesso: compriamo tanto, usiamo poco, gettiamo in fretta, ricicliamo troppo di rado.
Secondo i dati emersi dallo studio, il 29% degli acquirenti tiene il dispositivo in casa quando ha smesso di usarlo, solo il 27% lo porta nei centri di riciclo e il 19% nei punti di raccolta dei negozi.. I rischi delle batterie
Rispetto ai vestiti, però, i piccoli gadget elettronici hanno un ulteriore problema: oltre a plastica e metalli sono spesso dotati di circuiti elettrici e batterie al litio. Queste ultime, in particolare, se non riciclate correttamente e gettate nell'indifferenziata, possono venire schiacciate o forate dai camion compattatori, provocando un cortocircuito interno e causando incendi.. Il 36% degli impianti di trattamento interpellati nello studio commissionato dal WEEE Forum ha avuto un incendio causato da batterie nell'ultimo anno. «Un piccolo gadget a batteria buttato nel bidone di casa può sembrare una cosa da nulla. Moltiplicatelo per milioni di prodotti e diventa un problema serio, sia per le risorse perse, sia per il rischio di incendi», fa presente Magdalena Charytanowicz del WEEE Forum.. Acquisto e riciclo consapevole
Il messaggio è chiaro: dobbiamo ridurre al minimo gli acquisti di gadget elettronici e, se ne compriamo, impegnarci a riciclarli correttamente quando smettiamo di usarli o smettono di funzionare. Come? Trattandoli come RAEE, ovvero rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, e portandoli all'isola ecologica del nostro Comune, oppure lasciandoli nei negozi di elettronica: per legge, in Italia quelli con almeno 400 metri quadrati dedicati alla vendita di apparecchi elettronici devono ritirare gratis i dispositivi più piccoli di 25 centimetri, anche se non compriamo nulla. Se la batteria si può estrarre, va tolta e buttata negli appositi contenitori per le pile esauste..
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