Ebola in Congo, l’Oms alza l’allerta: rischio “molto alto” a livello nazionale

27 Maggio 2026 - 08:59
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L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha innalzato da “alto” a “molto alto” il livello di rischio epidemico per l’epidemia di Ebola da virus Bundibugyo nella Repubblica Democratica del Congo. I casi sospetti sono circa 750, con 177 decessi sospetti. A complicare la risposta sanitaria sono la violenza, l’insicurezza e la crescente diffidenza della popolazione verso le autorità

L’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) rappresenta ora un rischio “molto elevato” per la salute pubblica a livello nazionale. L’annuncio è stato dato dal direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus, durante la conferenza stampa della 79ª Assemblea Mondiale della Sanità. In precedenza, l’Oms aveva classificato il rischio come “alto” sia a livello nazionale che regionale e “basso” a livello globale. La nuova valutazione mantiene invariato il rischio regionale, ancora considerato “alto”, e quello globale, che resta “basso”. «L’epidemia di Ebola nella RDC si sta diffondendo rapidamente», ha dichiarato Tedros, sottolineando la necessità di rafforzare immediatamente le misure di contenimento.

Crescono i casi sospetti di Ebola e i decessi

Secondo i dati diffusi dall’Oms, nella RDC sono stati confermati finora 82 casi di Ebola e sette decessi accertati. Tuttavia, il quadro reale dell’epidemia appare molto più ampio. Le autorità sanitarie parlano infatti di circa 750 casi sospetti e 177 decessi sospetti collegati al virus Bundibugyo Ebola, variante particolarmente pericolosa della febbre emorragica virale. La situazione in Uganda, invece, viene definita stabile: sono stati registrati due casi confermati in persone provenienti dalla RDC e un decesso.

Violenza e tensioni ostacolano la risposta sanitaria

La gestione dell’emergenza è resa ancora più difficile dalla violenza e dall’insicurezza che colpiscono diverse aree del Paese. Nelle zone rurali maggiormente interessate dall’epidemia, gruppi di manifestanti hanno incendiato le tende utilizzate per l’isolamento dei pazienti presso l’ospedale di Rwampara.

Le tensioni sono esplose dopo la morte di un giovane di 24 anni, figlio di un soldato. I familiari avevano chiesto di poter recuperare il corpo per procedere alla sepoltura, ma le autorità sanitarie hanno negato l’autorizzazione per motivi di sicurezza sanitaria. 

Diffidenza verso le autorità e intervento dell’esercito

Le sepolture rapide delle vittime, previste dai protocolli anti-contagio, stanno alimentando sospetti e tensioni in una regione già segnata dai conflitti armati e dalla sfiducia nei confronti dello Stato.

Con il crescere della rabbia popolare, l’esercito è stato schierato per garantire la sicurezza delle strutture sanitarie e del personale impegnato nella gestione dell’emergenza epidemica.

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