Hiv, il peso dello stigma sulle donne
Dal Congresso Icar di Catania emerge una realtà ancora poco raccontata: per le donne che convivono con l’Hiv il peso della malattia resta aggravato da stigma sociale, fragilità economiche e difficoltà nell’accesso alla prevenzione. Intanto, sul fronte sanitario, la Lombardia deve fare i conti con oltre 21mila ricoveri arretrati e una crescente carenza di personale
Nonostante i progressi della medicina e l’efficacia delle terapie antiretrovirali, convivere con l’Hiv continua a essere particolarmente difficile per molte donne. È quanto emerge dal focus presentato al 18esimo Congresso Icar (Italian Conference on Aids and Antiviral Research), conclusosi oggi a Catania.
Secondo i dati relativi al 2024, in Italia il 79% delle nuove diagnosi riguarda uomini, mentre le donne rappresentano il 20,8% dei casi. Un dato inferiore dal punto di vista numerico, ma che non riflette il reale impatto sociale della malattia sulla popolazione femminile.
L’età media alla diagnosi continua inoltre ad aumentare: 41 anni per gli uomini e 40 per le donne. Il fenomeno conferma il cambiamento del profilo epidemiologico dell’infezione, che oggi interessa sempre più persone adulte e non più prevalentemente giovani. La fascia tra i 30 e i 39 anni resta comunque quella con la maggiore incidenza, pari a 10 casi ogni 100mila residenti.
“U=U”, ma il pregiudizio sociale resiste
Uno dei temi centrali affrontati durante il Congresso riguarda il peso dello stigma. Sebbene oggi il principio “U=U” — non rilevabile uguale non trasmissibile — abbia cambiato radicalmente la gestione dell’Hiv, molte persone continuano a vivere discriminazioni e isolamento sociale.
«È ancora difficile vivere serenamente con l’Hiv, soprattutto per le donne e per chi si trova in condizioni socio-economiche svantaggiate», ha spiegato Ilenia Pennini, co-presidente del Congresso Icar e responsabile Salute di Arcigay nazionale. Particolarmente delicato è il momento della diagnosi durante il percorso di ricerca di una gravidanza. In molti casi, infatti, il test Hiv viene proposto proprio in età fertile. La scoperta della sieropositività può spingere alcune donne a rinunciare al desiderio di maternità, nonostante la trasmissione materno-fetale sia oggi quasi completamente prevenibile se la diagnosi viene gestita correttamente.
Prevenzione e adolescenti: il ruolo della scuola
Il Congresso ha posto grande attenzione anche alle strategie di prevenzione rivolte ai più giovani. Giuseppe Nunnari, co-presidente del summit e professore di Malattie Infettive all’Università di Catania, ha sottolineato l’importanza di sviluppare percorsi di prevenzione personalizzati e linguaggi più vicini alle nuove generazioni. L’obiettivo è coinvolgere direttamente il mondo scolastico per migliorare la consapevolezza sull’Hiv e contrastare stereotipi ancora molto diffusi.
Lombardia, sanità sotto pressione: oltre 21mila ricoveri da recuperare
Accanto all’emergenza sociale legata all’Hiv, cresce anche l’allarme sullo stato della sanità pubblica lombarda. Secondo la Uil Lombardia, il sistema sanitario regionale sarebbe ormai “al punto di rottura”. I sindacati denunciano infatti la presenza di oltre 21mila ricoveri programmati ancora da recuperare, risalenti addirittura agli anni 2022 e 2023. Una situazione che alimenta liste d’attesa definite “insostenibili” e che, secondo il segretario confederale Salvatore Montenduro, evidenzia una difficoltà strutturale nel rispondere ai bisogni dei cittadini.
Carenza di personale e richieste di assunzioni straordinarie
A pesare è soprattutto la carenza di personale sanitario. Medici, infermieri, tecnici e operatori amministrativi — denuncia la Uil Fp Lombardia — stanno lavorando oltre i limiti sostenibili.
“Gli operatori non sono una variabile infinita”, ha dichiarato il segretario generale Daniele Ballabio, sottolineando come il lavoro nel settore sanitario sia sempre meno attrattivo.
Per questo i sindacati chiedono un piano straordinario di assunzioni, maggiore trasparenza nella gestione delle agende sanitarie e un monitoraggio più rigoroso da parte delle Ats e delle Asst, esteso anche alle strutture private accreditate.
Due crisi che raccontano le fragilità del sistema
Dalla lotta contro l’Hiv alle difficoltà della sanità pubblica, i temi emersi mostrano un sistema chiamato a confrontarsi non solo con le cure mediche, ma anche con disuguaglianze sociali, carenze strutturali e accesso ai servizi. Se da un lato la ricerca scientifica ha trasformato l’Hiv in una patologia sempre più gestibile, dall’altro restano aperte le sfide culturali e organizzative che incidono sulla qualità della vita delle persone e sulla capacità del sistema sanitario di garantire risposte efficaci.
Rimani aggiornato su www.vocesanità.it
L'articolo Hiv, il peso dello stigma sulle donne proviene da Voce della sanità.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Wow
0
Triste
0
Furioso
0
Commenti (0)