Ebola: vietato l’ingresso in Canada ai cittadini stranieri di ritorno dal Congo
Da oggi, 20 luglio, il governo del Canada vieta a tutti i cittadini stranieri che nei 21 giorni precedenti abbiano soggiornato nella Repubblica democratica del Congo (Rdc) – dov’è scoppiata una nuova epidemia di ebola – di rientrare nel Paese. Il provvedimento, ha spiegato in una nota l’Agenzia della sanità pubblica del Canada (Phac), è accompagnato da un decreto d’urgenza adottato ai sensi della Legge sull’aeronautica, che impone alle compagnie aeree commerciali e private di impedire l’imbarco dei passeggeri interessati sui voli diretti in Canada. L’agenzia canadese ha ricordato che in Canada erano già state introdotte, in base alla Legge sulla quarantena, misure temporanee di controllo alle frontiere entrate in vigore il 30 maggio e valide fino al 29 agosto.
Secondo le autorità sanitarie locali, il rischio per la popolazione resta comunque basso, poiché finora nel Paese non sono stati registrati casi di ebola collegati a viaggi internazionali. Le nuove restrizioni hanno quindi carattere precauzionale e mirano a rafforzare l’efficacia dei controlli sanitari sui viaggiatori in arrivo, compresi gli operatori umanitari che rientrano in Canada. Le nuove disposizioni non riguardano i cittadini canadesi, i residenti permanenti e le persone registrate ai sensi della Legge sugli Indiani che abbiano soggiornato nella Rdc, in Uganda o nel Sud Sudan negli ultimi 21 giorni: questi viaggiatori potranno continuare a fare ingresso nel Paese, ma saranno sottoposti a una valutazione sanitaria all’arrivo e dovranno osservare un periodo di quarantena di 21 giorni. Tutte le altre misure previste dal precedente decreto resteranno in vigore fino al 29 agosto.
Gli Stati Uniti hanno adottato di recente misure simili a quelle canadesi, applicandole tuttavia ai loro connazionali. Secondo le restrizioni introdotte dal dipartimento Usa per la Salute e i servizi umani, ha riferito il “Washington Post”, i cittadini degli Stati Uniti che di recente sono stati nella Repubblica democratica del Congo (Rdc), non potranno rientrare negli Usa prima di aver trascorso tre settimane in un Paese terzo. Le nuove restrizioni avvengono mentre il ceppo Bundibugyo dell’epidemia di ebola si è ormai diffuso in diverse province dell’Rdc orientale. Secondo i dati confermati la scorsa settimana dalle autorità sanitarie congolesi, il bilancio è salito a 2.073 casi confermati, inclusi 796 decessi. Di recente, inoltre, Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc) hanno riferito che un secondo cittadino statunitense impiegato da un’organizzazione umanitaria in Congo è risultato positivo all’ebola. La persona, di cui non è stato specificato il sesso, è stata trasferita in Germania e ricoverato all’Ospedale universitario di Francoforte. Lo scorso 20 maggio un medico statunitense contagiato da ebola nella Rdc è stato a sua volta trasferito in Germania e ricoverato presso l’Ospedale universitario Charité, nel reparto di isolamento ad alta sicurezza. Dopo poco più di due settimane di cure, durante le quali le sue condizioni sono state a un certo punto critiche, è stato dimesso.
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