El Niño è arrivato: i meteorologi della Noaa temono un evento estremo e costoso causa caldo e alluvioni

15 Giugno 2026 - 14:40
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El Niño è arrivato: i meteorologi della Noaa temono un evento estremo e costoso causa caldo e alluvioni

A inizio giugno sul nostro giornale abbiamo riportato il messaggio lanciato dall’Organizzazione meteorologica mondiale: preparatevi, El Niño sta arrivando. E ora dagli esperti della statunitense National oceanic and atmospheric administration (Noaa) arriva la conferma: El Niño si sta sviluppando nel Pacifico ed è destinato a intensificarsi progressivamente nei prossimi mesi. Questa transizione climatica, monitorata con estrema attenzione dagli esperti globali, presenta una probabilità del 63% di superare una soglia termica critica entro l’autunno e l’inverno, con temperature superficiali del mare che potrebbero posizionarsi oltre i 2°C sopra la media stagionale nella regione di riferimento. Qualora questo scenario dovesse concretizzarsi, spiegano gli esperti l’evento verrebbe formalmente classificato come un El Niño molto forte, con ripercussioni meteorologiche che si faranno sentire su scala globale ma che si manifesteranno in modo particolarmente evidente sul continente nordamericano durante la stagione invernale.

«Non tutti gli El Niño sono uguali, ognuno è unico e lascia un’impronta specifica sul nostro clima», spiega Ken Graham, direttore del servizio meteorologico nazionale (National weather service, Nws) della Noaa. «Un monitoraggio avanzato e una migliore comprensione dei modelli di El Niño consentono al Nws di prevedere con maggiore precisione gli eventi futuri e di preparare al meglio il pubblico e i nostri partner principali ad affrontarli».

Spiegano sempre gli esperti della Noaa che il riscaldamento delle acque oceaniche provocherà uno spostamento verso sud della corrente a getto del Pacifico settentrionale, alterando profondamente il percorso abituale delle perturbazioni atmosferiche. Questa deviazione strutturale si tradurrà in un inverno insolitamente piovoso e caratterizzato da frequenti tempeste lungo tutta la fascia meridionale degli Stati Uniti, mentre le aree settentrionali delle Northern Rockies e le valli dei fiumi Ohio e Tennessee sperimenteranno condizioni decisamente più secche e asciutte rispetto alla norma. Parallelamente, le regioni del nord degli Stati Uniti andranno incontro a un inverno complessivamente più caldo, mitigando le temperature tipiche del periodo.

L’influenza di El Niño si estenderà in modo significativo anche sull’attività dei cicloni tropicali, agendo come un fattore di parziale soppressione per la formazione di tempeste e uragani nel bacino dell’Atlantico, ma stimolando al contempo una maggiore intensità e frequenza delle perturbazioni cicloniche nei settori centrale e orientale dell’Oceano Pacifico.

Oltre agli evidenti mutamenti meteorologici di superficie, l’anomalia termica genererà profonde perturbazioni negli ecosistemi marini poiché il progressivo riscaldamento delle acque superficiali costringerà numerose specie ittiche abituate ai climi freddi a migrare verso latitudini più settentrionali o verso fondali decisamente più profondi alla ricerca di condizioni termiche idonee alla sopravvivenza.

Tutt’altro che un semplice dettaglio è il fatto che questo fenomeno altererà gli equilibri della catena alimentare oceanica e aumenterà il rischio di fioriture algali nocive lungo la costa occidentale americana.

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