Electrolux, trattative a oltranza: la dignità non si licenzia, non si compra e non si vende

08 Ottobre 2026 - 21:25
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Electrolux, trattative a oltranza: la dignità non si licenzia, non si compra e non si vende

C’è Cipputi sulle magliette rosse delle operaie e degli operai Electrolux. La tuta blu nata dalla matita di Altan ricorda che la dignità non si licenzia, non si compra e non si vende. Lavoratrici e lavoratori del colosso del bianco continuano a protestare, sono preoccupati, parecchio. Perché anche l’ultimo, recentissimo piano industriale della multinazionale svedese prevede una lenta emorragia occupazionale e il trasferimento di produzioni ad alto valore aggiunto fuori dalla penisola. «Gli esuberi ci sono comunque, 1250 lavoratrici e lavoratori che devono uscire dagli stabilimenti - denuncia Paola Morandin - Prima si chiamavano licenziamenti, ora si chiamano uscite con incentivo». Entrata in fabbrica quasi quarant’anni fa, la sindacalista della Fiom Cgil, vede chiaramente le nubi che continuano ad avvolgere la ‘sua’ azienda: «In questo momento è fondamentale che il sindacato rilanci la trattativa imponendo il ricambio generazionale, esce uno entra uno, altrimenti si concretizzerà ciò che noi abbiamo detto fin dall’inizio della trattativa: la riduzione del personale come via per il disimpegno del gruppo Electrolux in Italia e una silenziosa cessione degli stabilimenti ad altri produttori».

Un passo indietro. C’era stata una levata di scudi generale a inizio estate quando Electrolux aveva deciso unilateralmente di tagliare un terzo dei propri addetti complessivi in Italia, 1700 fra operai e impiegati, con la chiusura dello stabilimento marchigiano di Cerreto D’Esi. Dopo scioperi, proteste, manifestazioni e presidi, la multinazionale aveva limato un po’ il suo progetto e i licenziamenti erano calati a 1450, senza però cambiare di una virgola la filosofia del piano industriale. Ora, dopo l’incontro al ministero delle imprese e del made in Italy, si è passati alla terza versione del piano industriale: 1250 ‘uscite volontarie’ in tre anni con incentivi all’esodo, mentre su Cerreto d’Esi sarà avviato un percorso di reindustrializzazione, aspettando un acquirente, senza interrompere la produzione. «La storia degli stabilimenti di Scandicci a Firenze e Mel a Belluno insegnano quanto siano poco attendibili le promesse di riconversione - riflette amaramente Morandin - Cerreto non si chiude, trovi direttamente Electrolux una conversione sostenibile».

La storia delle lavoratrici e dei lavoratori Electrolux che la multinazionale vuole mandare a casa è diventata anche una canzone, un inno operaio a difesa di una dignità che non si licenzia, non si compra e non si vende. La canta ‘forte e chiaro’ il trevigiano Pablo Perissinotto, che ha fatto il metalmeccanico per oltre vent’anni, e che si sente ancora parte di quella comunità così importante per il tessuto sociale del paese, ma dal futuro sempre più incerto a causa di politiche aziendali che mettono il profitto sopra ogni cosa. «Dietro quelle mani in catena di montaggio, ci sono famiglie intere con il futuro in ostaggio».

All’orizzonte ci potrebbero essere i cinesi di Medea, che stanno già lavorando con Electrolux in joint venture nei paesi del Nord America - Usa e Messico - e che potrebbero sbarcare anche nel vecchio continente. Ponendo però la condizione che gli svedesi si liberino dei rami meno produttivi e soprattutto di migliaia di operai, come fossero scarpe vecchie, da buttare via.

Dodici anni fa Morandin e le sue compagne e compagni di lavoro rimasero in portineria notte e giorno per settimane, in una delle vertenze - vittoriose - che hanno fatto la storia dei metalmeccanici italiani. «Nel 2014 ci chiedevano tagli di stipendio, pause ridotte, ritmi più veloci. Ma la chiusura della fabbrica era solo una minaccia». Oggi non lo è più, la strada è tracciata e porta a un dramma produttivo e occupazionale. «L’aspetto più triste della vicenda - puntualizza la sindacalista - è che le produzioni Electrolux continueranno ad essere vendute. Ma non saremo più noi a farle, le cappe di Cerreto, le lava-asciuga di Porcia, i ‘nostri’ frigoriferi saranno prodotti altrove, con lo stesso marchio».

Quando Morandin ha iniziato a lavorare, a Susegana c’erano circa 2.000 addetti, oggi sono poco più della metà. «Per Susegana il gioco è davvero sporco e purtroppo evidente - sottolinea - Electrolux annuncia una produzione per l’anno 2027 di 620.000 pezzi, composta da qualche nuova commessa di produzioni ‘alto di gamma’ per la Svizzera e l’assicurazione di trattenere a Susegana i prodotti base già destinati alla Cina, i famosi Iranner, li trattengo giusto il tempo per poter applicare l’accordo del 2023 che prevede la velocizzazione delle linee di montaggio a 108 pezzi/ora vincolati ad una produzione annua di almeno 600.000 pezzi. Oggi la velocità massima concordata è 94 pezzi/ora. Appena applicata la nuova cadenza i prodotti base Iranner andranno a destinazione e la produzione tornerà forse a 500.000 pezzi anno». L’obbiettivo padronale, in definitiva, è quello di velocizzare ulteriormente il lavoro alla catena di montaggio, realizzando però una produzione minore, risparmiando su quantità di turni, mensa e maggiorazioni serali.

A Susegana è arrivata a sostegno della vertenza anche la senatrice Susanna Camusso. Lavoratrici e lavoratori non hanno alcuna intenzione di arrendersi, lo hanno ribadito all’ex segretaria generale della Cgil, lo ripetono insieme nel coro che accompagna Pablo Perissinotto: «Lo canto forte e chiaro, con tutta la mia voce, in difesa del lavoro su cui volete mettere una croce».

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