Incontro Nato a Kiev e segnali da Washington: perché per l’Europa è d’obbligo lavorare sugli spiragli di pace

08 Ottobre 2026 - 21:25
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Incontro Nato a Kiev e segnali da Washington: perché per l’Europa è d’obbligo lavorare sugli spiragli di pace

Le cronache del 6 ottobre 2026 c’informano che il Comitato militare della NATO, compresi i rappresentanti militari dei 32 Paesi dell’Alleanza Atlantic alleati, si sono riuniti nella capitale dell’Ucraina. I vertici NATO hanno dichiarato che la visita è servita a discutere le priorità militari ucraine in funzione della guerra e alla preparazione dell'Alleanza Atlantica alle continue minacce effettuate dai russi. Ben sappiamo che l’Alleanza continua ufficialmente a sostenere l'autodifesa dell'Ucraina così come sappiamo che le sue strutture di “assistenza e addestramento” sono organizzate in larga misura sul territorio degli Alleati e non figurano, dunque, come un’autonoma forza NATO combattente, rischierata in Ucraina.  Non accorgersi dell’intrinseca pericolosità della situazione che si è venuta a creare sarebbe oggettivamente far torto alla ragione e alla capacità di comprendere della maggior parte dei cittadini dell’Unione Europea. Abbiamo assistito, negli ultimi giorni, all’intensificazione degli attacchi della Russia contro Kyiv e altre zone dell'Ucraina, mentre numerosi fonti giornalistiche asseriscono dell’aumento delle attività ibride russe contro i Paesi NATO dei quali, oggettivamente, si fa molta fatica a comprenderne i contenuti e rapportali alle situazioni presenti sui territori dei Paesi alleati. A volte, dietro a termini complessi e non comprensibili nell’immediatezza dei loro contenuti come, appunto, “guerra ibrida” potrebbero annidarsi insidie mediatiche che avrebbero, dal nostro punto di vista, soltanto l’intento malcelato di far capire che la guerra è alle porte.

Tuttavia, tra le nebbie e i fumi degli incendi dell’Ucraina, scorgiamo un elemento che a noi sembra andare nella direzione opposta rispetto all'insistente ipotesi di una guerra imminente NATO-Russia: infatti, il 30 settembre scorso, il Segretario Generale della NATO, l’olandese Mark Rutte, ha dichiarato apertamente che “non vede una minaccia immediata al territorio NATO da parte della Russia”.

Da questa prospettiva, quindi, la recente visita a Kyiv appare soprattutto come forte segnale di deterrenza e di continuità del voler mantenere il sostegno all'Ucraina; a titolo precauzionale, tuttavia, non si può tralasciare di considerare che l'indicazione che una guerra NATO-Russia sia imminente non appare, per ora sostenibile, senza però tralasciare di considerare il rischio di escalation, accidentale o deliberata, questo sì, assai concreto, soprattutto nella sciagurata ipotesi che gli attacchi russi o ucraini dovessero colpire direttamente e significativamente i territori dei Paesi NATO.

Agli odierni e assai inquietanti scenari di guerra, vogliamo fare arrivare uno spiraglio di positività che, a nostro parere, potrebbe derivare dai margini di negoziazione che ancora esistono: sappiamo, infatti, di contatti diplomatici in corso; al momento, il problema che rileviamo si collega all’esistenza di una distanza molto grande rispetto alle iniziali condizioni di partenza. Washington continua a cercare vie diplomatiche per riaprire il canale negoziale; gli Stati Uniti, infatti, stanno proponendo nuovi colloqui trilaterali USA–Russia–Ucraina, dandosi l’obiettivo di realizzarle entro la fine del mese di ottobre. Il Presidente Zelensky risulta abbia già dichiarato che Kyiv è disponibile e si resta perciò in attesa di conoscere la posizione che vorrà assumere Mosca.

Un elemento interessante emerge proprio oggi, 8 ottobre; infatti, autorevoli agenzie stampa riferiscono che diplomatici americani e russi stanno discutendo anche possibili accordi economici ed energetici legati al dopoguerra, compreso il futuro dei gasdotti “Nord Stream”. Ovviamente, questo non comporta necessariamente che una pace sia stata concordata, ma indica in maniera significativa che Washington e Mosca stanno congiuntamente esplorando anche quali potrebbero essere gli incentivi economici che potrebbero diventare parte di una futura architettura – speriamo prestissimo - di pace.

In altre parole, e volendo conservare uno spirito ottimistico, possiamo affermare che la porta negoziale non è ancora chiusa; sappiamo anche che per arrivare alla pace servirebbe che almeno una delle due parti belligeranti modificasse significativamente le proprie condizioni, oppure, che gli Stati Uniti riuscissero a costruire un compromesso che rendesse accettabile il “cessate il fuoco a entrambe”.

Qualsiasi sia la soluzione negoziale sarà benvenuta purché si allontani da noi lo spettro della guerra bestiale che incombe e che avrebbe conseguenze irreparabili sull’intera Europa di cui, non dimentichiamolo, Russia e Ucraina fanno parte integrante.

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