Esopianeti abitabili, un nuovo modello accelera la caccia alla vita aliena
Fino a oggi non abbiamo rilevato nessun segno nell'universo, ma un nuovo strumento sviluppato da ricercatori della Stanford University potrebbe rendere molto più efficace la ricerca di forme di vita oltre il Sistema Solare. Parliamo di un software, chiamato Smaller Than Earth Habitability Model, o più semplicemente STEHM, che è stato progettato per individuare rapidamente quali esopianeti rocciosi abbiano maggiori probabilità di conservare un'atmosfera stabile per miliardi di anni. Questa viene considerata come una condizione considerata fondamentale per la vita come la conosciamo.
Negli ultimi anni sono stati identificati migliaia di esopianeti e gli scienziati ritengono che nella sola Via Lattea possano esisterne miliardi. Con l'arrivo di telescopi sempre più avanzati e l'incremento dei segnali, diventa essenziale capire quali mondi meritino osservazioni approfondite e quali invece abbiano poche possibilità di ospitare condizioni favorevoli alla vita. Tradizionalmente, gli astronomi si concentrano sulla cosiddetta zona abitabile, ovvero la regione attorno a una stella dove potrebbe esistere acqua liquida in superficie, ma abbiamo capito che trovarsi nella posizione giusta non basta. Serve ad esempio un'atmosfera adeguata, senza la quale un pianeta non riesce a mantenere temperature stabili, proteggersi dalle radiazioni o sostenere la presenza di acqua allo stato liquido.
Per sviluppare STEHM, la ricercatrice Michelle Hill ha utilizzato il codice di simulazione ExoPlex, modellando sei pianeti rocciosi con dimensioni comprese tra metà della Terra e una Terra completa. Le simulazioni hanno analizzato diversi fattori, tra cui struttura interna, attività vulcanica, calore generato all'interno del pianeta e impatto delle radiazioni stellari sulla sopravvivenza dell'atmosfera. Il modello è stato inoltre confrontato con due esempi del nostro Sistema Solare come Venere e Marte, riuscendo a riprodurre correttamente sia la densa atmosfera ricca di anidride carbonica di Venere sia la progressiva perdita atmosferica subita da Marte nel corso della sua storia.
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