Eurodeputati PD su Electrolux: “Bisogna intervenire sui prezzi dell’energia”

14 Luglio 2026 - 20:40
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Bruxelles – “L’annuncio di 1.700 esuberi da parte di Electrolux, pari al 40 per cento della forza lavoro italiana del gruppo, è l’ultimo segnale della crisi strutturale del settore degli elettrodomestici”. Lo hanno dichiarato oggi (14 luglio) gli eurodeputati del PD rispondendo al ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, secondo cui invece “il capro espiatorio di turno è l’Europa”. L’11 maggio la multinazionale svedese ha annunciato l’intenzione di chiudere una fabbrica, diminuire la produzione e ridurre di quasi il 40 per cento il personale in Italia. Di fronte a una crisi del generale, per gli eurodeputati PD la soluzione è “intervenire “sui prezzi dell’energia, sulla difesa commerciale contro il dumping e sugli investimenti”.

Prima di Electrolux, “che dal 2022 aveva già tagliato 1.500 posti di lavoro”, la stessa sorte era toccata “a Candy, il cui storico stabilimento di Brugherio è stato chiuso dopo la cessione ai cinesi di Haier”, ha ricordato il gruppo. A queste si aggiunge l’azienda Whirlpool, “che dopo avever inglobato Ignis e Merloni, ha invece ceduto i propri impianti alla turca Beko”, operando “una drastica ristrutturazione”. Gli eurodeputati definiscono la situazione “una triste verità” in quanto oggi, in Italia, “il settore occupa circa 13mila addetti, la metà rispetto all’inizio degli anni Duemila”. La situazione è attribuibile da un lato la debolezza della domanda e dall’altro gli elevati costi di produzione.

Gli eurodeputati affermano che il mercato europeo degli elettrodomestici “è passato da 90 milioni di pezzi nel 2020 a 83 milioni nel 2025”. Nel contesto di tale riduzione, “l’energia, che incide per il 18 per cento sui costi totali, costa in Italia il 45 per cento in più rispetto alla Cina” e “quasi il 25 per cento in più della media europea”. Lo stesso vale per le materie prime. Esse “rappresentano il 37 per cento dei costi: l’acciaio europeo costa il 31 per cento in più di quello cinese”, mentre il prezzo del vetro è aumentato di quasi il 150 per cento”. Tra le conseguenze, un calo netto della produzione italiana di elettrodomestici, scesa “da 30 milioni di pezzi nel 2010 a meno di 10 milioni oggi”.

Pertanto, secondo gli esponenti del PD a Bruxelles, “per affrontare la crisi è necessario intervenire sul prezzo dell’energia: strutturalmente, insistendo su rinnovabili e abbandono della dipendenza dal gas, ed emergenzialmente, attraverso strumenti come il tetto al prezzo del gas e l’utilizzo di risorse provenienti dalla tassazione straordinaria degli extra-profitti delle compagnie energetiche, per calmierare le bollette aziendali”. Bisogna inoltre utilizzare le risorse derivanti dal mercato ETS “a sostegno delle aziende e non disperse nella fiscalità generale”.

Per quanto riguarda gli strumenti contro il dumping, cioé contro la concorrenza sleale, “si sta lavorando alacremente, in particolare con il lavoro sul CBAM – un regolamento europeo che impone agli importatori europei di pagare un prezzo per le emissioni di gas serra incorporate in determinati beni prodotti fuori dall’UE – “perché la salvaguardia introdotta per l’acciaio venga estesa ai semilavorati e ai prodotti ad alto contenuto di acciaio”, hanno affermato gli eurodeputati. Mentre, il principio della “preferenza europea”, previsto dall’Industrial Accelerator Act – noto anche come criterio Made in EU, è una misura proposta dalla Commissione europea per favorire la produzione, l’innovazione e l’occupazione del settore dell’acciaio all’interno dell’Unione per alcuni prodotti di base e per la filiera cleantech, “deve essere applicato anche ai settori strategici della manifattura, compresi gli elettrodomestici”, hanno aggiunto.

“Queste misure possono costituire una strategia di difesa, ma non sono sufficienti”, ha spiegato il gruppo. Servono investimenti pubblici e privati “all’altezza della sfida competitiva globale, come indicato anche dal rapporto Draghi, attraverso istituzioni più forti e investimenti comuni”. Senza una forte spinta all’innovazione e alla riconversione industriale, “l’Europa, che è l’unico luogo in cui questa sfida può essere giocata e vinta, rischia di rimanere intrappolata nelle tecnologie intermedie e di perdere molti altri posti di lavoro”, hanno concluso.

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