Europei spaccati a metà su nuove tasse per il bilancio UE, i dati di Polling Europe Euroscope
Bruxelles – L’ipotesi di introduzione di nuove tasse nel bilancio pluriennale dell’Unione europea spacca a metà gli europei, con il 40 per cento che si dice a favore e il 42 per cento contrario. Non sa esprimere un’opinione il 18 per cento, e sarà su quella fetta di popolazione che gli schieramenti politici premeranno le loro leve. È quanto emerge dall’ultima indagine di Polling Europe Euroscope – istituto di ricerche di mercato e sondaggi con sede a Bruxelles, frutto della joint venture tra SWG e OpinionWay – visionato in anteprima esclusiva da Eunews.
Nella sua proposta di Quadro finanziario pluriennale per il settennato che va dal 2028 al 2034, la Commissione europea ha messo sul tavolo l’inserimento di imposte sui prodotti importati ad alta intensità di carbonio, sui rifiuti elettronici non riciclati, sulle emissioni, sul tabacco, più un contributo dalle grandi imprese, per finanziare il prossimo bilancio e investimenti dell’UE. Alla domanda specifica se si è d’accordo o meno con l’idea, gli europei intervistati si dividono piuttosto equamente (appunto 40 a 42 per cento), ma le differenze emergono se si guarda ai cinque Paesi più grandi su cui l’indagine fa dei quadri più specifici. La proposta di nuove tasse piace in Italia e Spagna, rispettivamente con il 41 per cento e il 44 per cento dei favorevoli a fronte del 34 per cento e del 41 per cento di contrari, mentre non convince tedeschi (48 per cento i contrari, 37 per cento i favorevoli), polacchi (46 per cento i contrari, 38 per cento i favorevoli) e francesi (42 per cento i contrari, 36 per cento i favorevoli). Il quadro si compone, però, di fette non irrilevanti di persone che non sanno esprimere un parere, magari perché il tema non è adeguatamente approfondito dal dibattito pubblico nazionale. L’Italia ha la quota più considerevole con il 25 per cento, dunque un intervistato su 4. La seguono la Francia (22 per cento), la Polonia (16 per cento), Germania e Spagna (in entrambe è al 15 per cento).
A livello di schieramenti politici, i sostenitori più accesi delle nuove entrate per l’UE sono gli elettori di Verdi (con il 61 per cento di favorevoli), Renew Europe (51 per cenot), Socialisti e democratici di S&D (50 per cento), La Sinistra (48 per cento). Spaccata a metà è la quota di intervistati che vota per il Partito popolare (PPE): il 43 per cento è favorevole e il 43 per cento contrario. Nell’elettorato di destra, la fotografia si capovolge. Qui sono i contrari ad avere la meglio: nell’Europa delle Nazioni sovrane (ESN) sono al 64 per cento, nei Patrioti per l’Europa (PfE) al 58 per cento, nei Conservatori e riformisti europei (ECR) al 51 per cento.
Il sondaggio ha posto anche una seconda domanda dedicata al tema del prossimo bilancio a lungo termine dell’UE che si è concentrata su quali settori dovrebbero aumentare le risorse rispetto al passato. Ogni interpellato poteva esprimere due preferenze. Alla fine, le più gettonate sono state ‘Sicurezza e difesa’ (con il 39 per cento delle risposte); ‘Coesione economica, sociale e territoriale, e risposta alle crisi’ (30 per cento); ‘Gestione della migrazione e delle frontiere’ (30 per cento); ‘Progetti agricoli, di pesca e di tutela dell’ambiente’ (25 per cento); ‘Ricerca, trasformazione digitale, reti di trasporto ed energia, e piccole imprese’ (19 per cento); ‘Azione esterna, sviluppo internazionale e aiuti umanitari’ (13 per cento); ‘Pubblica amministrazione europea, istituzioni dell’UE’ (8 per cento).
Questa scala di priorità di spesa del prossimo bilancio UE cambia, però, se si guarda ai singoli Paesi. In Italia, ad esempio, appare capovolta. Per gli intervistati della Penisola, il prossimo QFP deve destinare più risorse rispetto a quanto fatto in passato a ‘Coesione economica, sociale e territoriale, e risposta alle crisi‘ (40 per cento) seguita dalle tre voci ‘Gestione della migrazione e delle frontiere’, ‘Progetti agricoli, di pesca e di tutela dell’ambiente’ e ‘Sicurezza e difesa’, tutte al 27 per cento. Al 26 per cento arriva la scelta su ‘Ricerca, trasformazione digitale, reti di trasporto ed energia, e piccole imprese’, mentre al 10 per cento quella su ‘Azione esterna, sviluppo internazionale e aiuti umanitari’.
Per quanto riguarda gli altri Paesi, le priorità sono il capitolo della sicurezza – per Polonia al 50 per cento, Francia al 44 per cento, Germania al 38 per cento, Spagna al 33 per cento -; quello sulla migrazione – per Spagna al 40 per cento, Francia al 31 per cento, Polonia al 30 per cento, Germania al 24 per cento -; quello economico – dopo l’Italia è la Germania a sentirlo in modo più accentuato con il 33 per cento delle preferenze, Spagna al 27 per cento, Polonia al 26 per cento, Francia al 23 per cento – e quello sull’agricoltura – più caldo in Francia con il 28 per cento delle risposte, Spagna al 27 per cento, Germania al 20 per cento e Polonia al 19 per cento.
Infine, rispetto all’appartenenza politica, le priorità sono sicurezza e difesa (39 per cento) ed economia (38 per cento) tra gli elettori del gruppo socialista (S&D); economia (40 per cento) e agricoltura e pesca (34 per cento) tra i Verdi; stessa lista tra i sostenitori de La Sinistra (rispettivamente a 37 e 34 per cento); sicurezza e difesa (46 per cento) ed economia (35 per cento) tra i liberali di Renew Europe. Diverse quelle di chi si riconosce a destra, per cui le due priorità sono sicurezza e difesa e migrazioni: rispettivamente a 48 per cento e 35 per cento tra i popolari (PPE); a 45 per cento e 39 per cento tra i conservatori (ECR); a 47 per cento e 48 per cento tra i Patrioti (PfE) e a 37 per cento e 38 per cento tra i sovranisti (ESN).
Indagine condotta online tramite il metodo CAWI (Computer Assisted Web Interview) su un campione rappresentativo della popolazione dell’Unione europea di età superiore ai 18 anni. La dimensione totale del campione è di 5.067 interviste complete, distribuite proporzionalmente alla popolazione dei 27 paesi dell’UE con una leggera correzione che consente di analizzare i dati a livello paneuropeo, con disaggregazioni per i 5 paesi più grandi (Germania, Francia, Italia, Spagna e Polonia) e per 3 diverse aree: Europa centrale e orientale, Europa settentrionale, Europa meridionale. Per ciascun paese sono state fissate quote proporzionali per età e sesso. Le quote sono state calcolate sulla base dei parametri più recenti forniti da Eurostat. Le interviste sono state raccolte tra il 21 e il 30 settembre 2026.
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