Fabregas: “Al Como per 10 anni e poi in Premier League. Conte il primo a dirmi cosa fare. Qui disegno la palestra, mai i lanci lunghi”

Maggio 05, 2026 - 12:54
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Intervista all'allenatore spagnolo.

In lotta per la qualificazione in Champions League, l’allenatore del Como, Cesc Fabregas, ha parlato al Daily Telegraph tra presente e futuro. Queste le sue parole.

"La Premier League è il miglior campionato del mondo. L'ho sentito da calciatore, lo sento da allenatore e da tifoso. Ma Mourinho una volta ai tempi del Chelsea mi disse: ‘Ho ancora 30 anni di carriera’. Quindi potrei restare al Como per altri 10 anni e andare in Premier fra 12, 15 anni. Il calcio è imprevedibile, cambia in un secondo. Un giorno sei il migliore, il giorno dopo il peggiore. Quindi godiamoci il momento. Quello che stiamo vivendo qua al Como è molto bello, vediamo cosa riserverà il futuro".

"Qui prendo tutte le decisioni calcistiche. Il ds è ogni giorno al mio fianco e vediamo il calcio nello stesso modo. Per gli acquisti lavoriamo coi dati, abbiamo i nostri osservatori, ma poi deve essere qualcuno in cui credo, devono essere giocatori di cui sono convinto. Sono felice e fortunato ad avere un presidente che crede in me e mi lascia prendere decisioni calcistiche. Questo per me è fondamentale. La palestra l'ho disegnata io insieme agli architetti. Ho disegnato il vetro di fronte, una cosa imparata da Wenger. La palestra deve guardare il campo. L'edificio dove mangiamo. Allo stadio ho detto che avevamo bisogno di un campo più grande essendo una squadra che vuole il possesso. Quindi l'ho allargato. Per qualcuno è una cosa stupida, ma un metro può fare la differenza quando provi ad usare l'ampiezza".


“Alleno nel modo che sento. Amo il gioco, se dovessi allenare solo per il risultato non lo farei. Ho giocato 20 anni, ho i figli, una moglie e tutti hanno una bella vita. Ho giocato per grandi club e non avrei bisogno di farlo. Ma lo faccio per passione e a modo mio. Certo devi adattarti ai giocatori, ma alla fine del giorno hai le tue convinzioni. Non potrei allenare con i lanci lunghi, serve credere in ciò che fai. Puoi vincere in ogni modo, basta convincere i giocatori che è il modo giusto. Ma io ho il mio credo".


“Con Conte era la prima volta che qualcuno mi diceva dove passare il pallone. Era veramente molto duro su certe cose. Mi ha fatto vedere tante cose nuove e ha imparato a fidarsi di me, per questo era molto attento con lui".


"Durante il Covid ho scelto di diventare allenatore. In Francia il campionato era fermo per 4 mesi. Non fosse stato per il Covid non avrei preso la decisione di prendere il patentino UEFA. Senza quel periodo, non sarei stato pronto così presto. Quando sono arrivato a Como sapevo di essere nell'ultima fase della carriera. Non mi importava dove avrei finito, bastava farlo giocando, non in panchina. La passione mi portò a lavorare il giovedì con la Primavera. Un giorno dopo una partita dissi a mia moglie che avevo giocato di merda. Non mi divertivo più ad allenarmi ed è lì che ho chiuso. Poi ho preso l'Under 19 e dopo qualche mese ecco la decisione di andare in prima squadra".


"Qui abbiamo iniziato non dal piano terra, ma dal -10. Siamo avanti alle previsioni e siamo solo all'inizio. Questo club ha enorme potenziale, il bello del progetto è questo: iniziare dal niente per diventare un giorno un club europeo. Mi sto godendo quello che sto facendo. Ogni giorno mi sento come se fossi all'università e ogni giorno devo prendere un enorme numero di decisioni per il club. In questo modo imparo più velocemente. A chi mi chiede se un giorno mi piacerebbe diventare ct, rispondo di no. Adoro allenare, stare ogni giorno sul campo. Adoro i giovani giocatori e le sessioni individuali. Amo tutto".

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