Fe y Alegría, 122 sudamericani neodiplomati
La cerimonia di consegna dei diplomi
La cerimonia di consegna dei diplomiC’è chi ha ripreso gli studi dopo anni, chi ha conciliato lezioni e lavoro, chi ha studiato mentre cresceva i propri figli e chi, arrivato in Italia senza conoscere nessuno, ha trovato nella scuola un luogo da cui ricominciare e costruire nuove relazioni.
Sono 122 i giovani e adulti che hanno concluso il percorso di studi IRFEYAL Fe y Alegria Milano 2025–2026 e che domenica 6 settembre hanno ricevuto il diploma della Repubblica dell’Ecuador durante la cerimonia organizzata presso il Teatro dell’Istituto Leone XIII di Milano.
Un traguardo che per ciascuno di loro ha un significato diverso, ma che racconta una scelta comune: continuare a investire nella propria formazione anche quando farlo da adulti, in un nuovo Paese e con responsabilità lavorative e familiari non è semplice.
Alla cerimonia hanno partecipato studenti e famiglie, docenti e rappresentanti delle istituzioni e delle comunità latinoamericane, tra cui Diana De Marchi, Consigliera delegata alle Politiche del lavoro, Pari opportunità e Politiche sociali della Città metropolitana di Milano, Juan Carlos Castrillón, Console Generale dell’Ecuador a Milano, e Kory Del Carpio Rivera, Console Aggiunta del Perù a Milano.
Sei Paesi, 122 percorsi diversi
I nuovi diplomati provengono da sei Paesi dell’America Latina: Perù, Ecuador, El Salvador, 2 Colombia, Venezuela e Argentina. Il 70% dei diplomati è costituito da donne, a conferma del ruolo che l’istruzione può avere nei percorsi di autonomia, crescita personale e costruzione di nuove opportunità. Dietro questi numeri ci sono persone con storie molto diverse, accomunate dalla decisione di completare la propria formazione. Per molti, studiare significa trovare ogni settimana un equilibrio tra lavoro, famiglia e scuola, spesso dopo aver dovuto interrompere gli studi o averli lasciati in sospeso per anni.
Una scuola dove costruire nuovi legami
Per molti studenti, arrivare in Italia significa anche ricominciare da zero. Ci sono persone che arrivano senza conoscere nessuno, lontane dalla propria famiglia e dalla rete di relazioni costruita nel Paese d’origine. In questa situazione, trovare un luogo in cui sentirsi accolti e poter costruire nuovi legami può diventare parte importante del percorso di integrazione. È anche qui che IRFEYAL assume un significato che va oltre la formazione. Nel corso degli anni, la scuola diventa uno spazio di incontro, dove nascono amicizie, relazioni e legami tra compagni, studenti e docenti.

Per chi arriva senza una rete di riferimento, IRFEYAL può diventare così un primo punto di riferimento: un luogo in cui incontrare altre persone con esperienze diverse, condividere difficoltà e traguardi e, nel tempo, costruire una nuova rete sociale.
La scuola diventa quindi non soltanto il luogo in cui si studia e si consegue un diploma, ma anche uno spazio in cui ricominciare, incontrarsi e sentirsi parte di una comunità. È una dimensione particolarmente significativa per chi vive un percorso migratorio: portare con sé le proprie radici e, allo stesso tempo, avere la possibilità di costruire nuovi legami e sentirsi parte del luogo in cui oggi vive.
Una famiglia che ha scelto di studiare insieme
Tra le storie di quest’anno c’è anche quella di un padre, di suo figlio e della moglie, che hanno scelto di affrontare insieme il percorso di studi IRFEYAL. Insieme hanno affrontato lezioni, studio ed esami, continuando allo stesso tempo a lavorare e a occuparsi della vita familiare. Durante quest’ anno, accanto a loro è cresciuta anche la loro
bambina di due anni.
Durante la cerimonia, Ernesto Rivas, presidente del Consiglio studentesco, ha espresso la volontà di continuare a partecipare e contribuire alla società, mettendo a disposizione le proprie capacità e mantenendo allo stesso tempo il legame con le proprie radici e la propria cultura. Un messaggio che riflette uno degli obiettivi del progetto educativo di Fe y Alegría: fare dell’educazione non soltanto uno strumento per acquisire conoscenze e competenze, ma anche un mezzo per aiutare le persone a diventare protagoniste della propria vita e parte attiva della
comunità in cui vivono.
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