Ferrari sequestrata per truffa: l'ex-proprietaria la rivuole, ma perde il ricorso
Nel <strong>mercato delle auto di lusso</strong>, i passaggi di proprietà fittizi sono uno degli strumenti più utilizzati per mascherare la provenienza illecita di un veicolo. Il meccanismo è molto diffuso e prevede che un'auto venga acquistata con un pagamento falso o mai eseguito, poi trasferita rapidamente tra <strong>intestatari e società collegate</strong>, fino a rendere difficile ricostruire la catena originale. Un caso emblematico è quello che arriva dalla provincia di Venezia che è finito davanti alla Cassazione. La Suprema Corte ha confermato il sequestro di una <a href="https://www.hdmotori.it/2016-02-08-ferrari-gtc4lusso-quattro-posti-4wd-4ws/">Ferrari GTC4 Lusso</a> da <strong>oltre 200.000 euro</strong> e respinto il ricorso di una donna che ne chiedeva la restituzione.<h2>La vicenda</h2><img class="alignnone size-full wp-image-271286" src="https://www.hdmotori.it/app/uploads/2026/05/Ferrari-GTC4-Lusso-1.jpg" alt="Ferrari GTC4 Lusso-1" width="1920" height="1080" />Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la prima Ferrari era stata acquistata con una <strong>ricevuta di bonifico che non corrispondeva ad alcun pagamento reale</strong>. Una volta ottenuta, l'auto è stata data in permuta per acquistare la GTC4 Lusso, che a quel punto ha cominciato a cambiare continuamente intestatario. Nel giro di pochi giorni è passata da Richard Levak alla società del fratello Alex, e da lì alla Pavan Srls, una società amministrata da Shannon Hudorovic, compagna di Maverik Levak, gemello di Richard. Quando la <strong>polizia giudiziaria ha rintracciato la vettura</strong>, al volante c'era ancora Richard, che nel tentativo di non essere identificato aveva esibito la patente del fratello gemello.La Hudorovic ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo di essere estranea alla vicenda e di <strong>non sapere nulla dei passaggi fittizi messi in piedi dal cognato</strong>. La Suprema Corte non ha ritenuto convincente questa ricostruzione. Quei trasferimenti rapidi e privi di giustificazione erano già di per sé, secondo i giudici, il segnale di un tentativo di occultare la provenienza dell'auto. A questo si aggiungevano due circostanze difficili da ignorare. La prima, che la donna viveva insieme ai fratelli Levak e la seconda che la Ferrari era finita intestata proprio alla sua società.<h2>La decisione dei giudici</h2>La sentenza ha quindi respinto il ricorso respinto e comminato il <strong>pagamento di tremila euro di spese legali</strong>. La <strong>decisione della Cassazione</strong> apre però altre questioni (motivo per cui la vicenda ha superato i confini del tribunale). Gli interrogativi sono diversi. Bastano l'intestazione formale di un'auto a una propria società e la convivenza con chi ha orchestrato la truffa per giustificare un sequestro preventivo? La Cassazione ha risposto di sì, almeno sul piano indiziario. La difesa aveva però sollevato un argomento che nel prosieguo del procedimento dovrà essere affrontato dai giudici di merito. La <strong>responsabilità penale è personale</strong>, e vivere sotto lo stesso tetto di chi commette una frode non significa automaticamente averne fatto parte. E, quindi, pagarne in parte le conseguenze. Bisognerà dimostrare che la donna proprietaria di quella Ferrari fosse a conoscenza del fatto e, quindi, responsabile di un reato a lei imputabile, altrimenti la misura cautelare dovrà essere revocata e la vettura restituita.
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