L’Italiano Martina candidato alla guida della Fao, ma lo spagnolo Sanchez lancia il suo ministro dell’Agricoltura

Attorno alla candidatura dell’Italiano Maurizio Martina alla guida della Fao (Food and Agriculture Organization) si sta registrando un cortocircuito che interessa soprattutto la sinistra europea e in particolare il Partito democratico. Il nome dell’attuale vicedirettore generale dell’Agenzia Onu per l’alimentazione e l’agricoltura è stato messo sul tavolo due mesi fa dal ministro degli Esteri Antonio Tajani e da quello dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. A margine del Consiglio Ue che si è svolto a Bruxelles alla fine di febbraio, i due membri del governo Meloni hanno comunicato formalmente la candidatura dell’ex segretario del Pd alla successione del cinese Qu Dongyu alla guida della Fao spiegando che anche se Martina ha «una storia politica differente dalla nostra abbiamo ritenuto che l’Italia meritasse di avere quel ruolo e che possa meritare ancor di più, di avere un ruolo di guida di un’organizzazione internazionale di livello che ha la sede a Roma». Nella Fao, ha spiegato ancora Lollobrigida, «il collega, essendo stato ministro dell’Agricoltura anche lui prima di me, potrà rappresentare al meglio l’interesse generale di un’organizzazione che deve affrontare temi legati alla sicurezza alimentare, con particolare riferimento all’agricoltura».
Tutto è sembrato andar nella direzione giusta finché dalla Spagna di Pedro Sánchez non è arrivata una sorpresa: a metà marzo la Moncloa ha lanciato la candidatura dell’attuale ministro dell’Agricoltura Luis Planas, di fatto ponendo un ostacolo non da poco davanti al percorso di Martina verso il ruolo di direttore generale della Fao.
La mossa di Sánchez ha irritato il governo italiano, che si è mosso formalmente in sede comunitaria. Il ministro dell’Agricoltura Lollobrigida ha inviato una lettera alla ministra cipriota Maria Panayiotou, presidente di turno Ue, richiamando la necessità di un equilibrio complessivo nelle nomine delle agenzie Onu del polo alimentare. La Spagna già guida l’Ifad (Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo, di cui è a capo l’economista spagnolo Alvaro Lario) e la presidenza di turno dell’Ue, confermando la ricezione della lettera da Roma, ha spiegato che le discussioni tra i 27 sono in corso. Nella lettera Lollobrigida definisce «francamente impraticabile qualsiasi percorso centrato sul rinnovo del solo vertice Fao e che prescinda dalla ricerca di un equilibrio complessivo nella definizione di una posizione unitaria Ue».
La vicenda viene cavalcata in Italia da Fratelli d’Italia e in Europa dai vertici dell’Ecr (gruppo in cui siedono gli eletti del partito di Meloni) per criticare una posizione troppo remissiva da parte di Elly Schlein nel difendere e rilanciare la candidatura di Martina, che in passato ha ricoperto anche l’incarico di segretario del Partito democratico. L’accusa è di privilegiare l’asse con il collega dei Socialisti europei e premier spagnolo Sánchez piuttosto che la candidatura italiana. L’attuale leader del Pd evita di entrare nella polemica politica e fa sapere che si è già mossa in favore di Martina.
Intanto, a favore della candidatura dell’attuale vicedirettore generale, si sono mosse diverse sigle di settore, dalla Coldiretti alla Legacoop Agroalimentare, che spiega ora in una nota: «La candidatura di Maurizio Martina alla direzione generale della Fao, cuore pulsante delle politiche globali per la sicurezza alimentare, è una scelta di alto profilo che valorizza l’esperienza internazionale e il ruolo dell’Italia». Cristian Maretti, che è il presidente di Legacoop Agroalimentare, spiega che quella in campo è «una candidatura che sosteniamo in quanto si tratta di una proposta di assoluto rilievo che poggia su basi solide, a partire dal percorso dello stesso Martina che della Fao è già vicedirettore generale e ha maturato una profonda conoscenza dei meccanismi interni dell'agenzia e delle dinamiche multilaterali». E poi, «in un tempo attraversato da crisi climatiche sempre più violente, da tensioni geopolitiche che mettono a rischio le catene di approvvigionamento e da disuguaglianze profonde nell’accesso al cibo, la guida della Fao richiede competenza, visione e capacità di costruire ponti».
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