Final Fantasy VII Rebirth – Recensione Switch 2


Dov'eravamo rimasti...
Ripartendo esattamente da dove si era interrotto il precedente Remake, il titolo porta i protagonisti – Cloud Strife affiancato dai membri del gruppo Avalanche – oltre i confini di Midgar. L'obiettivo del viaggio è quello di contrastare lo sfruttamento globale dell'energia vitale del pianeta da parte della corporazione Shinra e, al contempo, mettersi sulle tracce di Sephiroth. Sul piano ludico e strutturale, il gioco abbandona la linearità claustrofobica del primo capitolo per aprirsi a una vastissima struttura open-world, che reinterpreta le ambientazioni del gioco originale per PS1 espandendone la lore, i legami tra i personaggi del party e introducendo un sistema di combattimento ancora più dinamico e stratificato. È proprio la gestione di questa mastodontica transizione verso gli spazi aperti e la densità dei suoi contenuti a rappresentare il vero banco di prova per l'operazione di porting che andrò a esaminare. E dunque, come spesso abbiamo visto quest’anno, ci troviamo di fronte a un altro grosso tripla A in esecuzione su Switch 2 e il risultato è davvero sorprendente. Senza girarci troppo intorno, dato che probabilmente hai fretta di sapere se il porting vale la pena o no, Final Fantasy VII Rebirth su Nintendo Switch 2 “gira sorprendentemente bene” (grande citazione). Con questa frase non intendo dire che la conversione sia esente da difetti, anzi sono presenti dei problemi. Tuttavia di fronte a un gioco di questa enormità, che gira su un hardware così piccolo, non si può non rimanere stupiti. https://www.youtube.com/watch?v=hKITbXX8j2oUn po' di problemi fuori da Midgar
Parliamoci chiaro: Square Enix ha davvero svolto un pesante lavoro di compressione per permettere al gioco di poter essere eseguito su Switch 2. Questo lo si può notare già solo dal peso in GB del porting: 103 GB su Nintendo Switch 2 contro gli oltre 145 GB della versione per PS5. Inevitabilmente a pagarne il prezzo sono gli ambienti, in questa versione essi risultano più spogli essendo state letteralmente rimosse molte decorazioni per alleggerire il tutto. Posso assicurarti però che, a meno che tu non veda un confronto diretto tra gli interni della versione per Switch 2 e quelli per piattaforma di fascia più alta, difficilmente lo noterai. Ma se così fosse, di sicuro non potrà infastidirti più di tanto l’assenza di questo o quell’oggetto che originariamente era posizionato nello spazio che stai osservando. Una mossa intelligente da parte del team che si è occupato di questa conversione è stata quella di andare a “freezare” gli NPC in lontananza. Infatti, se siamo molto distanti dagli NPC, essi rimarranno immobili, per poi riprendere le loro movenze quando ti avvicini. Un’ottima mossa per risparmiare risorse senza andare a stravolgere nulla. Un altro compromesso è sicuramente una geometria meno precisa e più “spigolosa”. Per fare un esempio, nel mondo di gioco alcune volte alzando lo sguardo è possibile trovare delle montagne e delle rocce povere di poligoni. È un problema? Non più di tanto, ma sicuramente alle volte risultano come un pugno nell’occhio. Se fino ad adesso ti ho parlato di problemi “minori” adesso vado con quelli che sono il tasto dolente dell’operazione: sono presenti un fastidioso e perenne effetto pop-in che permea specialmente le sezioni a mondo aperto e un’eccessiva compressione delle texture che in molti casi sono davvero troppo evidenti con la loro bassa risoluzione che stona ovviamente con quella alla quale il titolo gira. [caption id="attachment_1124835" align="aligncenter" width="1280"]
Le texture delle rocce spesso si presentano in questo modo[/caption]
La questione principale è che, vedere comparire NPC, vegetazione, oggetti ecc... in lontananza è abbastanza comune su Switch 2 (spesso anche su console di fascia alta), ma qua è ancor più evidente perché non c’è una transizione di dissolvenza che permetterebbe al pop-in di risultare meno invasivo. Le cose ti compaiono all’improvviso sullo sfondo, e fidati che vedere tutto ad un tratto decine di cespugli che compaiono dal nulla fa storcere un po’ il naso. Ovviamente non esistono i miracoli, ma davvero non c’era un modo per mascherare meglio queste improvvise apparizioni?
Problematiche come l'effetto pop-in e le texture a risoluzione bassa sono presenti sia in modalità portatile che docked.
Un interessante punto da trattare sono i caricamenti che, devo dire, sono abbastanza rapidi. Si parla ad esempio di una decina di secondi circa per caricare la propria partita dal menù principale. La batteria invece, come accade per altri giochi pesanti, dura circa un paio d’ore. Un buon risultato considerando la grandezza del titolo, anche se in questo genere di giochi capita spesso di fare sessioni di gioco più lunghe. Pertanto, tieni a mente che in questo caso dovrai avere il caricatore a portata di mano.
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Un grande mondo in una piccola console[/caption]
Inutile dire che l’operazione porta con sé tutti i problemi già ben noti per quanto riguarda l’illuminazione. Girando la telecamera in alcune zone specifiche (specialmente quando si passa da un interno a un esterno) si notano dei picchi fastidiosi di luminosità e talvolta anche di oscurità.
Parlando di numeri invece, Final Fantasy VII Rebirth per Nintendo Switch 2 utilizza una risoluzione dinamica sia in portatile che in docked e mantiene i 30 FPS con qualche calo qua e là ma nulla di eccessivo. Nello specifico queste sono le risoluzioni a schermo:
- Portatile: L’immagine finale arriva alla risoluzione di 720p circa ma la risoluzione nativa può scendere addirittura a 380p. Ovviamente tramite l’utilizzo dell’upscaling DLSS di Nvidia non ce ne si rende conto. Solo nelle scene visivamente più difficili potrebbe essere presente un effetto “ghosting” cioè delle scie particolarmente artificiose sui contorni. Insomma una grande esperienza portatile ma comunque non esente da criticità.
- Docked: Qua l’immagine arriva a 1080p con risoluzione nativa di 540p upscalata. Ci si rende subito conto di una nitidezza maggiore, e se non si utilizza uno schermo enorme, in alcuni casi più circoscritti si fa davvero fatica a distinguere Switch 2 da PS5.
Oltre alla risoluzione e ai volti meno definiti si può notare come ad esempio i fiori siano differenti nelle due modalità[/caption]
Per concludere, Final Fantasy VII Rebirth per Nintendo Switch 2 si dimostra un'operazione mastodontica e, per molti versi, sorprendente. Square Enix è riuscita nell'impresa di far girare un open-world monumentale su un hardware portatile, accettando compromessi inevitabili ma intelligenti: se da un lato il pop-in marcato, la compressione delle texture e la geometria ridotta ricordano costantemente che stai giocando una versione “compressa”, dall'altro l'eccellente lavoro svolto con il DLSS di Nvidia e la solidità dei 30 FPS garantiscono un'esperienza assolutamente godibile sia in modalità docked che in mobilità. Non siamo di fronte a un miracolo privo di sbavature, ma a una conversione solida che dimostra ancora una volta i muscoli di Switch 2.
Guardando al futuro, la mente non può che andare all'annunciata Terza Parte del progetto Remake, già confermata anche per Switch 2. Se Rebirth ha dovuto subire un processo di ottimizzazione e "tagli" ex-post, essendo nato in origine esclusivamente su PS5, è lecito ipotizzare che il capitolo conclusivo della trilogia sia accompagnato dai devkit della console ibrida fin dalle fasi centrali del suo sviluppo. Chissà che, paradossalmente, l'ottimizzazione dell'atto finale non riesca a presentarsi in maniera persino migliore e più "nativa" rispetto a questo secondo capitolo, proprio grazie a una progettazione parallela fin dalle fondamenta.
Nell'attesa di scoprirlo, se volete godervi il viaggio di Cloud e compagni fuori da Midgar su una console portatile, potete farlo senza timori: il viaggio vale assolutamente il prezzo del biglietto.L'articolo Final Fantasy VII Rebirth – Recensione Switch 2 proviene da GameSource.
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