Fino a dove può arrivare il Como di Cesc Fabregas? E' giusto chiedergli di competere già quest'anno per lo Scudetto contro l'Inter?
La crescita esponenziale e rapida del club lombardo è un modello da cui prendere esempio
Nemmeno il più ottimista fra gli ottimisti avrebbe creduto – se glielo avessero raccontato anche solo 5 anni fa – che non solo il Como avrebbe disputato un giorno la sua prima storica partita in Champions League (nel suo stadio tirato a lucido e rinnovato a tempo di record) ma che sarebbe stata l'unica squadra italiana capace di uscire dalla prima giornata della competizione con una vittoria (a fronte dei ko di Inter e Napoli e del pari della Roma). E invece è tutto tremendamente vero e, dopo la dimostrazione di forza dei ragazzi di Cesc Fabregas al cospetto del Lipsia, ora viene spontaneo chiedersi: fino a dove possono arrivare?
LA VISIONE
Il calcio è uno sport, o più in generale un'attività, nella quale per fortuna la meritocrazia esiste ancora. Se fai le cose bene, se pianifichi qualcosa per gradi, se ad investimenti certamente ingenti – ed in qualche modo sorprendenti se valutiamo la dimensione della piazza in questione – accompagni una lungimiranza nelle scelte, una capacità di seguire un percorso e non smarrire mai la via maestra, allora le probabilità che possa nascere qualcosa di bello, di molto bello, sono alte. La famiglia Hartono, arrivata a Como nel 2019 quando la società lombarda si trovava in Serie D, ha avuto evidentemente una visione. Ha intuito un potenziale enorme in un progetto che si prefiggeva di diventare da esempio nel giro di qualche anno per una realtà come quella italiana spaventosamente stantia, legata a certe vecchie abitudini passate di moda e nel pieno di una crisi profonda. Economica innanzitutto ma principalmente di idee. Oggi nel nostro Paese non solo non siamo più capaci di proporre calcio di respiro internazionale, ma siamo indietro anni luce nel fare azienda e poi nel fare sistema.
INTUIZIONI
Ci tocca dunque affidarci a situazioni estemporanee, ad isole felici come quella di Como, dove un investimento iniziale di circa 800.000 euro più i debiti pregressi ha portato una piccola cittadina della Lombardia – circa 80.000 abitanti – a diventare non più soltanto meta turistica che ci viene invidiata in tutto il mondo, ma anche luogo per fare investimenti e creare valore. Affidandosi alle persone giuste e nel momento giusto. Si chiamano intuizioni e quella di puntare su Cesc Fabregas, prima come traino dell'intero progetto nella doppia veste di giocatore ed azionista (insieme a Thierry Henry) e poi di allenatore, rientra in questa categoria.
CESC COME CRUYFF
Il presidente Mirwan Suwarso, commentando lo straordinario esordio in Champions League del Como, ha paragonato il giovane tecnico catalano a Johan Cruyff, il profeta del calcio totale e l'uomo che, dopo averlo fatto sul campo, ha rivoluzionato il gioco in epoca moderna partendo dalla Spagna. Trasformando il Barcellona in quello che è oggi ma rendendolo al tempo stesso un modello difficilmente replicabile nella sua perfezione. Ed essendo indirettamente, Cruyff, l'iniziatore del rinascimento calcistico della Roja, campione d'Europa e del mondo in carica. Un paragone enorme, molto probabilmente esagerato, nonostante i meriti di Fabregas nell'aver costruito in così poco tempo una squadra in grado di raggiungere uno status ed un rispetto, anche e soprattutto fuori dai nostri confini, grazie ad una crescita rivelatasi più rapida del previsto.
UN ESEMPIO PER JUVE E MILAN
Dalla Serie B alla Serie A, poi la salvezza tranquilla e alla fine l'Europa, ma non la Conference o l'Europa League, direttamente quella dei più grandi. Acciuffata anche per i clamorosi scivoloni di Juventus e Milan, che per tre quarti dello scorso campionato avevano stabilmente occupato le posizioni che davano il diritto a partecipare alla Champions League, ma che sono un po' l'emblema di come oggi, rispetto soltanto a 10 anni fa, l'incapacità di individuare e percorrere soluzioni nuove e moderne, al passo coi tempi, e di investire adeguatamente grandi patrimoni per conservare la propria storia e la propria grandezza possa costare carissima. Oggi non ti aspetta più nessuno e il Como ha saputo cogliere l'occasione.
RISPOSTA ALLE CRITICHE
Investendo molto sì, ma investendo soprattutto il giusto ed investendo bene. Facendo una scelta che a molti ha fatto storcere il naso ma che è perfettamente coerente con la propria filosofia. Perché puntare per forza su giocatori italiani per la propria idea di calcio se, per limiti che andrebbero ricercati dentro il nostro sistema e non altrove, non siamo in grado di produrre e fornire giocatori adatti alle richieste di un allenatore come Fabregas? Ci sarebbe poi l'annoso capitolo legato alla scarsa “convenienza” economica nel puntare oggi sugli italiani piuttosto che sugli stranieri – tra pagamenti immediati e fideiussioni bancarie – che troppi osservatori e la nostra stessa Federazione fanno finta di non vedere quando si tratta in realtà di uno dei temi portanti della questione.
STRUTTURE E SETTORE GIOVANILE
Per la cronaca, si metta in evidenza anche il lavoro enorme – questo sì, anche per il bene del nostro movimento in crisi – che il Como ha fatto per dotarsi di strutture (stadio e centro sportivo) all'avanguardia e per costruire un settore giovanile di alto livello. Scegliendo sempre con maggiore frequenza i giovani talenti in rampa di lancio più interessanti nel panorama nazionale e andandoli anche a prelevare da quelle che fino a poco tempo fa non vedevano il club lariano come una contendente. Gli italiani migliori, giocatori che possano ambire un giorno a stare in prima squadra ed essere allenati da Fabregas, il Como per il momento se li sta costruendo in casa.
IL COMO E' DA SCUDETTO?
Detto tutto questo, cosa si può chiedere ancora a questa società e a questo gruppo? La domanda è sempre più ricorrente da qualche settimana a questa parte: il Como può o addirittura deve ambire già in questa stagione a dare fastidio all'Inter per la conquista dello Scudetto? L'entusiasmo, la gioventù, la sfrontatezza e l'identità calcistica costruita sulle rive del Lago sono motivi che indurrebbero a guardare al futuro prossimo con grande ottimismo. Ma forse è proprio qui che sta il punto. Il Como può permettersi di giocare in maniera così spettacolare perché è leggero, perché il risultato conta eccome ma è verosimilmente più facile coglierlo senza la pressione di doverlo fare a tutti i costi. Immaginiamo pure che la squadra di Fabregas mantenga questo ritmo fino a gennaio-febbraio, ma da marzo – quando spesso e volentieri le stagioni si indirizzano in un senso o nell'altro e servono anche altre armi per salire l'ultimo gradino – sarebbe lo stesso?
PERCHE' TIFARE PER IL COMO
Ecco, diciamo che già aver suscitato questa curiosità e questa attenzione, aver innalzato in così poco tempo il livello delle aspettative generali e aver fatto del “modello Como” un tema di dibattito è una prima e straordinaria vittoria di tutti quelli che hanno lavorato e lavorano per questo. In grado di farlo in un ecosistema assolutamente obsoleto, incapace di fare squadra e di affacciarsi al mondo con spirito avveniristico, rimasto ancorato a vecchie convinzioni e invidioso nel riconoscere la bravura altrui, soprattutto quando gli altri arrivano da fuori. Fare il tifo per Como ed il Como e sperare che i loro risultati siano da traino anche per gli altri potrebbe essere un primo passo verso il cambiamento. Lasciatemi sognare...
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