Sale ad almeno sette morti, tra cui quattro bambini, il bilancio degli attacchi con droni attribuiti all’Ucraina che oggi hanno colpito due diverse regioni della Russia. Oltre alle vittime, si contano circa 47 feriti. L’episodio più grave si è verificato ad Arkhipo-Osipovka, località balneare nel comune di Gelendzhik, sulla costa russa del Mar Nero, dove i frammenti di un drone sono precipitati su una spiaggia affollata.
Le prime notizie
Secondo il governatore del territorio di Krasnodar, Venyamin Kondryatev, nell’attacco sono morte sei persone, tra cui tre bambini, mentre circa 40 sono rimaste ferite. Le autorità russe riferiscono che i detriti del velivolo hanno colpito l’arenile in pieno giorno, quando la spiaggia era frequentata da numerosi bagnanti.
Un secondo episodio si è verificato nella regione di Belgorod, al confine con l’Ucraina. Una ragazza di 13 anni è morta e due bambine, di 7 e 9 anni, sono rimaste ferite dopo che un drone si è schiantato nei pressi di un’area giochi nel villaggio di Printsevka. A renderlo noto è stato il governatore ad interim Alexander Shuvalyev, citato dall’agenzia Interfax. Altri sette civili sono rimasti feriti in ulteriori attacchi condotti nella stessa regione.
L’attacco alla spiaggia di Arkhipo-Osipovka è avvenuto a circa 25 chilometri da Capo Idokopas, dove sorge il cosiddetto “Palazzo di Putin”, un complesso di oltre 17 mila metri quadrati che da anni è al centro di polemiche. Nel gennaio 2021 la Fondazione per la lotta alla corruzione dell’oppositore Alexei Navalny pubblicò il documentario investigativo “Un palazzo per Putin: la storia della più grande tangente”, sostenendo che la residenza, dal valore stimato di circa un miliardo di euro, fosse stata finanziata da figure vicine al Cremlino, tra cui i dirigenti delle società statali Rosneft e Transneft, Igor Sechin e Nikolai Tokarev.
Il presidente russo Vladimir Putin ha sempre respinto queste accuse, dichiarando pubblicamente che né lui né membri della sua famiglia hanno mai posseduto l’immobile e sostenendo che il documentario non presentasse prove della sua proprietà. Successivamente l’imprenditore Arkady Rotenberg affermò di aver acquistato il complesso per trasformarlo in un resort di lusso, una versione che venne però contestata da successive inchieste giornalistiche, secondo cui il controllo della proprietà farebbe capo all’imprenditore Yuri Kovalchuk, considerato uno dei più stretti alleati del presidente russo.
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