Furto del fentanyl a Roma, cosa non torna: dalle telecamere dell’ospedale rimaste spente alla cassaforte ignorata dai ladri

Il furto di ventimila dosi di fentanyl all’ospedale israelitico di Roma ha causato irritazione (per usare un eufemismo) da parte del governo che, sulla lotta droga e su questa terribile sostanza, ha fatto uno dei suoi punti cardine. La Procura della Repubblica segue da vicino la questione e ci sono tanti interrogativi da chiarire.
La cassaforte intatta e le telecamere spente
Poco più di una decina di dipendenti avevano accesso alla chiave dell’armadio degli stupefacenti, Nell’area non ci sono telecamere e il colpo è strato messo a segno da chi sapeva dove mettere le mani. Sono diversi i nodi da sciogliere per chi indaga sul furto delle ottanta fiale di fentanyl all’ospedale Israelitico di Roma. A denunciare l’ammanco di quel medicinale è stata, lo scorso 24 giugno, la responsabile della farmacia nella struttura ma l’episodio potrebbe essere avvenuto nell’arco dei due giorni precedenti.
Non mi so spiegare come sia potuta succedere una cosa simile. Abbiamo sempre svolto tutti i controlli necessari”, ha riferito agli investigatori la dirigente fornendo tutta la documentazione, compresi gli orari di entrata e di uscita dei dipendenti, in tutto poco oltre una decina quelli transitati in due giorni. Oltre a loro c’è un addetto alla guardiania notturna, che custodisce la chiave negli orari di chiusura.
I possibili sospettati
Gli inquirenti indagano sulle persone che avevano accesso al dispositivo che custodiva la sostanza, utilizzata per la medicina del dolore. E vogliono capire come sia stato possibile che le telecamere non fossero in uso. Non si esclude la presenza di “basisti”, considerando che i ladri hanno prelevato solo il fentanyl, dimostrando di conoscere bene ciò che volevano rubare. L’impressione è che si possa arrivare a perseguire gli eventuali complici. Mentre non si esclude che la sostanza possa essere stata già venduta all’estero.
Bassetti: “Fatto gravissimo”
Sul furto del fentanyl è intervenuto l’infettivologo Marco Bassetti. “Tutti gli stupefacenti -ha detto Bassetti- vanno tenuti in cassaforte o in armadi blindati. Con l’accesso limitato solo ad alcune persone. Non esiste che vengano trattati come altri farmaci. Serve un richiamo forte dopo la vicenda accaduta a Roma con le fiale di fentanyl rubate. Vanno custoditi come le armi, in appositi armadi blindati, perché in mani sbagliate uccidono. Mi pare che nel caso in questione non è avvenuto”.
La forte irritazione del governo
Ieri Alfredo Mantovano ha subito convocato la task force. Il ministero della Salute ha aperto un’indagine interna. Da palazzo Chigi filtra una forte irritazione per quanto accaduto, considerando che parte del programma di contrasto agli stupefacenti è stato costruito proprio sulla pericolosità di queste nuove sostanze. Su questo punto non ci sono compromessi: Palazzo Chigi pretende tolleranza zero.
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