Garlasco, Cassese indagato per i “non ricordo”. Il retro della casa ai raggi X e la bici abbandonata
Il giallo di Garlasco e i suoi misteri irrisolti ormai da quasi 19 anni. Ogni giorno spunta qualche dettaglio inedito che ribalta totalmente il quadro. Se ad esempio chi ha condotto le prime indagini, come l’ex comandante dei carabinieri Gennaro Cassese, è indagato per “falsa testimonianza“, si capisce come la situazione si complichi sempre di più. Si tratta della prima persona che è entrata nella villetta dei Poggi dopo il delitto di Chiara, il primo ad aver interrogato Stasi e poi anche Sempio. E proprio sull’interrogatorio del nuovo indagato ci sarebbe più di qualcosa che non torna per gli inquirenti.
Al centro del provvedimento nei confronti di Cassese c’è il verbale del 2008 su Andrea Sempio, il momento in cui l’amico del fratello della vittima consegnò lo scontrino-alibi del parcheggio di Vigevano. Il documento di quel faccia a faccia però per l’accusa presenta delle lacune e i troppi “non ricordo” dell’ex comandante su diversi dettagli hanno portato alla decisione di iscriverlo nel registro degli indagati. Altro dettaglio non da poco. I magistrati hanno accertato che durante quell’interrogatorio Sempio si sentì male, al punto da rischiare di perdere i sensi: fu chiamato il 118 e ne esistono i registri, ma nel verbale non ne resta traccia. Ma anche su questo punto Cassese ha risposto “non ricordo”.
Era stato lo stesso Cassese però a svelare alcuni dettagli su quelle prime indagini. L’ex comandante dei carabinieri, ad esempio, intervenendo in tv a Storie Italiane, aveva ricordato un particolare, l’incontro al cimitero tra Marco Poggi e Alberto Stasi, in cui “il fratello di Chiara chiese ad Alberto dell’esistenza del video intimo”. Marco Poggi – sostiene Cassese – voleva una copia di quel file “pulito dalle parti intime”, per avere un ricordo della sorella. Ma Stasi gli rispose che questa cosa “non era possibile”. L’avvocato di Alberto, De Rensis, ha ironizzato: “Su Stasi però ricorda tutto“. Cassese ha nominato come suo legale Valter Biscotti. “Vedo più un comportamento della Procura un po’ anomalo volto a ottenere un riscontro ad alcuni aspetti dell’inchiesta, a mio avviso già di per sé abbastanza debole”, sostiene il suo avvocato, che poi aggiunge: “Non credo che esistono i presupposti di legge per la contestazione di detto reato“.
Intanto gli avvocati di Sempio, Taccia e Cataliotti, hanno deciso di approfondire un aspetto ancora poco chiaro di questa vicenda. Taccia ha annunciato “un sopralluogo nel retro della villetta, andremo anche tra i rovi“. I legali di Sempio sono convinti che proprio in quei campi possano esserci indizi e dettagli sfuggiti, probabilmente relativi al killer, nella certezza che il loro assistito sia innocente. I pm, nella loro ricostruzione, invece, ipotizzano che proprio Sempio, dopo il delitto possa essere fuggito attraverso i campi per raggiungere la casa della nonna, che dista 500 metri da quella di Chiara. Proprio in quei campi venne ritrovata da un testimone una bici nera, si trovava tra le sterpaglie vicino a via Toledo e via Pascoli. Ma a sorpresa questo ritrovamento non venne mai verbalizzato ufficialmente. Un altro mistero e una nuova pista (poco battuta fin qui) da seguire.
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