Spionaggio e segreti militari, Crosetto lancia l’appello: “Serve un patto tra i partiti per difendere la democrazia dalle ingerenze”

L’Italia non è impenetrabile. Dopo gli arresti a Roma di due ex uomini dell’intelligence accusati di aver venduto segreti ai russi, il ministro della Difesa Guido Crosetto porta il caso al vertice Nato di Ankara e lo trasforma in un allarme politico: spie, bot e ingerenze straniere colpiscono lo Stato e il dibattito pubblico. Per questo il ministro della Difesa chiede un patto tra tutti i partiti per difendere la democrazia.
«Non abbiamo gli anticorpi»
Crosetto non prova a ridimensionare il caso. Al contrario, lo usa per dire che la minaccia è più ampia del singolo fascicolo giudiziario. «Non abbiamo gli anticorpi, e non sono sorpreso», ammette in colloquio con Marco Galluzzo del Corriere della Sera. Per il titolare del dicastero della Difesa, l’Italia condivide con altri Paesi europei una fragilità che non riguarda solo gli apparati militari, ma l’intero sistema istituzionale: ministeri, amministrazioni, reti informatiche, circuiti di influenza, opinione pubblica.
L’inchiesta romana, con l’ipotesi del passaggio di informazioni riservate in cambio di denaro, diventa così il sintomo di una malattia. «Sono ovunque, non solo al mio ministero», avverte Crosetto. Poi aggiunge: «La differenza è che nel mio ministero li becchiamo». Il punto, nella sua lettura, non è solo individuare chi tradisce. È capire quanti tentativi restano sotto traccia.
La rete delle ingerenze
Il ministro non parla soltanto di spie nel senso classico del termine. Nel suo ragionamento, controspionaggio, propaganda e guerra informativa sono ormai pezzi dello stesso quadro. «Sono anni che metto in guardia dal rischio di penetrazione. Fate un’analisi dei bot e ve ne rendete conto», dice, indicando nei social il terreno dove la pressione straniera è cresciuta con maggiore rapidità.
Mosca resta il riferimento principale. Crosetto definisce i russi «i più bravi nello spionaggio», ma non chiude il perimetro della minaccia al Cremlino. Ricorda anche un’ondata anomala di accessi a fonti aperte della Difesa provenienti da siti cinesi. È il segno di una competizione che si muove su più livelli: raccolta di informazioni, attacchi digitali, influenza culturale, manipolazione del dibattito.
Il bersaglio è l’opinione pubblica
«È una cosa con cui conviviamo da anni, c’è una manipolazione non delle elezioni, ma dell’opinione pubblica. Guardate in giro per la rete. Guardate alcuni opinionisti, che preferiscono farsi influenzare da alcuni messaggi piuttosto che dire la verità», incalza il ministro. È qui che lo spionaggio smette di essere materia per soli addetti ai lavori e diventa questione pubblica. Perché un Paese vulnerabile non perde soltanto documenti riservati.
Dunque, la proposta: un accordo tra maggioranza e opposizione per difendere la democrazia dalle ingerenze straniere. «Lo propongo da sempre. Un accordo per difendere la democrazia. E penso che andrebbe fatto sottoscrivere a tutti», dice Crosetto. Non sarebbe un patto di governo, né una sospensione dello scontro politico. Sarebbe, nelle intenzioni del ministro, una soglia comune su sicurezza nazionale, disinformazione e tutela delle istituzioni. Un terreno sottratto alla polemica quotidiana, perché riguarda la tenuta dello Stato prima ancora degli equilibri tra partiti.
Il passaggio pesa anche in vista della prossima stagione elettorale. Crosetto sa che il tema delle interferenze può diventare esso stesso materia di scontro. Per questo insiste sull’idea di una cornice condivisa: la competizione politica deve restare libera, ma non può diventare il varco attraverso cui entrano interessi ostili.
La partita della Difesa
L’allarme sulle infiltrazioni si intreccia con il dossier delle spese militari. Al vertice Nord Atlantico di Ankara, dove la delegazione italiana è presente con la premier Giorgia Meloni e il vicepremier Antonio Tajani, lo stesso Crosetto conferma che il governo ha programmato un aumento degli investimenti nella Difesa. «Abbiamo programmato uno scatto in avanti per diversi miliardi, nel prossimo triennio. Lo metteremo in Finanziaria», annuncia. Le nuove risorse dovranno misurarsi con vincoli economici, priorità sociali e rapporti interni alla maggioranza. Ma per il ministro la questione non è più rinviabile: se le minacce cambiano, anche lo Stato deve aggiornare strumenti, protezioni e cultura della sicurezza.
L'articolo Spionaggio e segreti militari, Crosetto lancia l’appello: “Serve un patto tra i partiti per difendere la democrazia dalle ingerenze” sembra essere il primo su Secolo d'Italia.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Wow
0
Triste
0
Furioso
0
Commenti (0)